Kindergarten, inserimento #2

Due anni fa si parlava dell’inserimento di Nano al Kindergarten (qui e qui), dopo i due anni di kita in un altro paesucolo. Ed ecco che oggi, a due settimane dal passaggio, parlo dell’inserimento al Kindergarten di Nana, dopo due anni passati nello stesso edificio a piano terra, al nest.

Spostarsi da piano terra al piano superiore, raggiungendo il fratello maggiore, sulla carta sembrava un passaggio dolcissimo. Nana era felice, le attività del nest cominciavano a starle un po’ strette. Poi è arrivata la settimana di Schnuppern, in cui è andata con le adorate maestre del Nest a “spiare” il Kindergarten al piano di sopra. Belli i giochi, bello c’è il fratello maggiore, bello che ci sono tante stanze…. ma si è resa conto che le sue amiche del cuore non sarebbero venute con lei. Eh già, perché il passaggio si fa in concomitanza con il compleanno, nel caso di Nana due settimane prima. Katharina, Henriette e Anna arriveranno nei prossimi mesi.

Una fatica immane, ecco cosa è stato. Nana con una tristezza dentro profondissima e una lucidità sorprendente nel guardarsi dentro e spiegare che cosa prova, tristezza, fastidio, antipatia verso certi bambini più esuberanti e gratitudine verso il fratello che per lei, dall’alto dei suoi 5 anni, si è speso molto.

Io quel maestro non lo voglio – Il maestro di riferimento, soprannominato privatamente “lo Zombie”, non è stato di aiuto perché in uno staff di livello buono lui è un povero pirla un po’ poco intuitivo. Intanto i primi giorni pensava che Nana piangesse per il distacco dalla mamma: io, ma anche le maestre del Nest, a dirgli che non era così, che le mancavano le sue amiche, e lui non ci voleva credere. Poi ha deciso che nel pomeriggio era stanca e Nana ci ha pensato da sola a chiarirgli “non sono stanca, sono triste”. Lui non era ancora convinto. Incompresa, scocciata e infastidita, Nana ci ha messo poco a a farlo  passare dalla parte del cattivo, perché “lui non mi lascia andare sotto (al piano terra) dalle mie amiche e dalle mie maestre. Io voglio le mie maestre, non voglio lui.” Ho provato ad insistere, perché non lo vuoi? “Perché è un maschio!” Ma anche il maestro Cedric al Nest è un maschio e ti è sempre piaciuto! “Eh, ma il Cedric era bello!” Con questa ho lasciato perdere, perché sì, ha ragione, anzi ragionissima, il nuovo maestro è proprio brutto.

Ho paura del maestro Alexander!! Il maestro Alexander è un uomo un po’ grosso e un po’ burbero, sull’età, un pezzo di pane. Però, soprattutto coi bambini scalmanati, ci tiene al rispetto delle regole. Ora, al primo primissimo giorno Nana è rimasta scioccata che un bambino sia stato sgridato, con un tono di voce profondo da uomo e non con la voce soave femminile. In più, Alexander ha la barba, anzi, l’ha tagliata qualche giorno fa e Nana era molto divertita.

Quelle non sono le mie amiche. Le mie amiche sono sotto! Quelle non sono le mie maestre, le mie maestre sono sotto! Questo è ancora il punto dolente. Non che non conoscesse nessuno al piano superiore, tutt’altro, conosceva già qualche bambina della sua età e quasi tutti i bambini più grandi, amici del fratello. Ma nel suo dolore per avere perso la compagnia quotidiana delle sue amiche non ha voluto dare una chance a nessuno per una decina di giorni, né ai bambini né agli educatori. Le uniche amicizie che ha accettato sono le amichette di suo fratello, il cui istinto fraterno (o materno?) ha fatto i salti di gioia all’idea di giocare ad avere una sorellina più piccola.

Ormai va meglio, anche se le sue amiche le mancano, tanto, e tentiamo di vederle il più possibile al di fuori della vita scolastica. Le settimane passano e a breve una delle amiche del cuore si sposterà al piano superiore e in autunno arriveranno le altre.

Nel frattempo, i report di Nana danno notizia di nuove amicizie, non forti come le “sue amiche primarie” ma accomunate da uno strano particolare: tre bambine e un bambino che all’asilo non parlano. Per ragioni diverse: una bambina è tedesca e timida oltre misura, il bimbo marocchino capisce il tedesco ma parla solo arabo, la seconda bambina solo greco, la terza bimba non capisce ancora il tedesco e parla solo arabo siriano. Ho fatto qualche domanda a Nana che scocciatissima dalla mia stupidità mi ha risposto “Io parlo e intanto giochiamo insieme. Non parlano perché non hanno la voce!”. Ah, ecco.

Beh, buon Kindergarten piccola mia, coi vecchi e coi nuovi amici, possano sempre riempire di risate e giochi le tue giornate.

Come un lunedì

Chiara come un abc, come un lunedì di vacanza dopo “un anno” di lavoro...
Due settimane di inserimento e oggi anche il Nanetto è partito ufficialmente per la sua strada da scolaretto. Al biforcarsi delle strade, la nuova mia, la nuova sua, quelle già un po’ battute di Nano e di Nana, la strada di Lui, oggi mi voglio fermare. Oggi non imbocco la mia strada a passo di carica, spinta dall’adrenalina e dall’agonismo che mi ha fatto sorpassare i mesi passati.
Oggi mi obbligo a non fare un cazzo.
Oggi, comincio domani.

Perché non ricordo come si sta in casa da sola, perché ho una faccia a metà tra il fantasma e la mummia, domani sono pronta per tutti i piani, le email, i conteggi, i programmi, ma oggi voglio dormire, leggere, bere tisane e sentire canzoni con tante parolacce. Sento già la testa che si ribella e sta formulando cose da fare, tante, quelle urgenti e quelle che mi vengono in mente come i fastidiosi pop up della pubblicità web di un tempo. Il corpo però chiede pietà e poveraccio ha bisogno della sua ripresa.
Domani imbocco la strada che mi sono preparata, organizzo come arricchirla, provo un paio di mesi se funziona e poi eventualmente aggiusto i particolari. Domani, perché ora vado a letto. Buona strada e buon riposo!

Continua: Miracolo di Girasole

Vi ricordate il Girasole di Nano, quello che faceva parte di un percorso portato avanti l’anno passato al Kindergarten?
Dopo un anno avevamo gridato al miracolo per lo spuntare di teneri steli e delicate foglioline. Nonostante il ritardo e le pessime premesse, pensavamo che il Barbatrucco fosse riuscito ed invece ecco il primo fiore:

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Sono disperata. In parole povere questo Girasole:

  • è sbocciato un anno dopo. Perché è dopo un anno che mi sono ricordata di comprare i semi.
  • non è un Girasole. Ho evidentemente sbagliato a comprare i semi.
  • ogni volta che vado in cucina comincio a starnutire, sospetto che sia tra le piante a cui sono allergica. Che diavolo di semi ho comprato?

Il meno deluso è Nano: la faccenda del Girasole l’aveva perfino dimenticata e non vi sta dando una gran attenzione.
Adesso le opzioni sono (1) traslocare questi fiori lestofanti in giardino, dove ci lasceranno le penne e le foglie, oppure (2) buttare tutto nel pattume. Lui consiglia la seconda opzione, io sarei per la prima… non ci fosse quella complicazione dell’allergia.

Miracolo di Girasole

L’anno scorso, a coronamento di un lavoro sul Girasole durato alcune settimane, Nano ha presentato un vasetto con della terra e il cartellino “Questo sarà il girasole di Nano”. Il progetto pensato dalle educatrici era far osservare la crescita del seme anche a casa, dopo averne parlato al Kindergarten, avere seminato in giardino e proposto ad ogni bambino un libretto illustrato da colorare sull’argomento.

Appena ho visto il vasetto sospettavo un tragico fallimento dell’esperimento, con le piante sono un disastro. E’ stato addirittura peggio di quello che avevo previsto: il vasetto di terra e semi di girasole non era ancora arrivato a casa che Nana, con uno dei suoi primissimi passi, inciampa e rovescia vasetto, terra e semi sul tappeto nel guardaroba del Kindergarten. Abbiamo raccattato quello che potevamo, rimesso tutto nel vasetto, ma rimane il dubbio che, per colpa di Nana, i semi fossero rimasti in balìa del loro destino nel largo mondo.

Per un certo periodo abbiamo innaffiato il vasetto di terra senza semi e poi, visto che non cresceva niente, Nano ha desistito e deciso che avevo ragione, non sempre far crescere le piante “funziona”. Per un anno il vasetto è rimasto in cucina in un angolino del davanzale interno.

Viste le premesse non c’è da stupirsi se ieri Lui era pronto a gridare al miracolo e, per buona misura, a chiamare un esorcista.
Con un ritardo di un anno, il vasetto di terra ha prodotto dei teneri ramoscelli!

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Non c’è come metterci i semi. Li ho comprati all’Aldi la settimana scorsa.” ho sussurrato.

Adesso aspettiamo di vedere cosa cresce. Perché conoscendomi potrei avere comprato i semi dei fiori sbagliati. Ma a questo punto, miracolo per miracolo, accettiamo tutto.

Genitori-Abend

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Comincio dalla fine: queste sono le facce esauste all’uscita

Visto che qualcuno me l’ha chiesto, vi racconto come è andata la famosa riunione genitori del Kindergarten, durata dalle 20.00 alle 23.30 in un tripudio di discussione animata, perché tutto il mondo è paese, in questo caso tutto il mondo è un paese piccolo piccolo.

Ricordate la Famiglia Stronzi? Bene, la mamma degli stronzi è la capofila di quegli 8 che si sono offerti di far parte del Elternbeirat, il consiglio genitori. A mio parere l’interesse verso “chi sono” i componenti del consiglio genitori dovrebbe essere tendente a zero: simpatici o antipatici, intelligenti o dementi, hanno un ruolo nullo nell’educazione impartita al Kindergarten. Hanno un ruolo attivo nell’organizzazione delle iniziative collaterali, feste di Natale, di Pasqua, dell’Estate e fanno qualche proposta alla direttrice e magari, ma non ne sono certa, alzano la voce se c’è qualcosa che non va.

La direttrice è una che dorme in piedi e che non ci fa, ci è. Data la situazione, quasi tutti hanno dei problemi col personale insegnante cioè che alcuni dormono in piedi o seduti, come la suddetta direttrice. Di questi problemi, citando vari esempi e situazioni, potremmo parlare per ore, ma quello che è risolutivo, modesto parere di una rompiscatole, è chiedere appuntamento con l’insegnante e tentare di dargli una svegliata tenendo alta la pressione. Quello di cui non mi aspettavo di dovere parlare è del livello di competenza del consiglio genitori (ce ne frega qualcosa?) e del ruolo della madre degli Stronzi all’interno (di nuovo, ce ne frega qualcosa?). Il retroscena di cui io, Ausländer, non potevo essere a conoscenza, è che la madre degli Stronzi è al centro della lotta tra due tribù mammesche, la tribù che pensa che sia una stronza e la tribù che pensa che sia un genio. Nel privato ho simpatia per la prima tribù ma me lo tengo per me. Poi mercoledì ho conosciuto le supporters dell’altra fazione e ho capito tutto: le supporters della mamma degli Stronzi sono, ahimè, “mamme sceme”.

La serata è stata vivacissima: la mamma degli Stronzi è risultata l’unica che non rileva i problemi col personale di cui sopra, le mamme sceme sono le uniche due che sostengono la sonnolenza cronica della direttrice. In un’altra occasione, informale con solo alcune amiche, in proposito avevo suggerito un thermos di caffé espresso che mi sarei impegnata a portare all’asilo tutte le mattine.
Da parte mia sono stata impegnata (ma ero stufa e volevo andare a casa) da una mini discussione con una mamma scema in cui io parlavo di una cosa e lei rispondeva con un’altra, culminata in due momenti indimenticabili con un’altra mamma che si alza in piedi e sbotta “oh, ma la Chiara è mezzora che sta dicendo un’altra cosa!!” e il momento di debolezza in cui sono uscita con un italianissimo “No, qui non ci capiamo…” per poi proseguire in tedesco.

La misura è stata colma alle 23.35, mentre esausta mi avviavo all’uscita: la mamma scema con cui ho discusso si avvicina e chiede “ma tu da dove vieni?” e io “perché? …Italia, Como.”. Risposta: “Italia? Ah. Io pensavo fossi olandese, dall’accento.” Sì, certo, ho l’accento olandese. Avete capito perché “mamma scema”?

Italian Slang

Andrea, mia carissima amica, mercoledì mattina mi ha accompagnato ad una visita dal ginecologo. Alle 8 di mattina l’appuntamento e io pensavo d’essere la prima paziente della giornata, invece c’erano già nello studio altre 3 pazienti panciute, 2 in piedi avevano il classico passo da ippopotamo gravida. La terza era in sala d’attesa e di lei ho notato di sfuggita solo la pancia e frettolosamente l’ho collocata nel tris di gravide (quatris se mi ci metto anche io, anche se la pancia per ora non si vede ancora).

Tornando a casa, Andrea mi spiega che la tizia in sala d’aspetto non è incinta, che è una sua amica d’infanzia con cui ha avuto uno screzio anni fa e da allora non si salutano più. In poche parole, si è trattato di una amicizia di convenienza protrattasi per anni, con prestiti di soldi e aiuti a pioggia, finché, intorno ai 25 anni, l’allora fidanzato di Andrea oggi suo marito, non ha suggerito di darci un taglio. Da allora fine dell’amicizia e fine di ogni rapporto.
Come avrete capito, Andrea (ed anche sua madre è della stessa pasta) è tra le persone più buone del mondo, con una generosità straripante che non chiede mai niente in cambio.

Di fronte ad un bel caffé, Andrea cerca tristemente di descrivermi la sua ex amica “sai, ha sempre chiesto e io le ho sempre dato tutto… è tra le persone più cattive che conosco… non saprei come descriverla…” E io: “In poche parole… E’ una Stronza!” Andrea studia italiano da più di 3 anni, con dubbi risultati, e si mette a ridere. “Cosa vuol dire Stronza?”
Mi spiego: “le persone come la tua amica, in italiano si chiamano Stronze. E’ aggettivo, puoi fare Stronzo, Stronza, Stronzi, Stronze”.
Andiamo avanti, caffé e spetegulèss “Poi ha quella faccia, ti guarda sempre dall’alto in basso… non è che sia proprio brutta, ma ha l’espressione antipatica…” E io: “Ah , ha la Faccia da Culo!” Giù a ridere di nuovo, perché “culo” e “faccia” sa cosa vogliono dire e ci metto pochi secondi a spiegarle l’espressione tecnica.

Andrea riassume, in italiano zoppicante: “Ho-capito. Lei – è – una – Stronza – con – Facia – da – Culo”. Giusto.

Stamattina aspetto lei e la madre per la lezione di italiano e un buon caffé. Non che io mi vanti di essere una grande insegnante di italiano, ho fatto solo 1 corso all’università sull’insegnamento dell’italiano come L2 ma non ho mai preso certificazioni in tal senso visto che la mia carriera lavorativa ha poi imboccato un’altra strada. Però me la cavo e vedo che i risultati ci sono, le mie due amiche sono molto migliorate e io sono soddisfatta, per loro soprattutto. Sì, perché 3 anni di lezioni alla VHS con tale Maria di Bari non hanno portato grandi frutti e allora mi hanno chiesto di fare un po’ di conversazione e di chiarire i punti (per ora tutti) che non hanno capito. Non voglio dire che la Sciura Maria sia una insegnante scarsa (anche se in 3 anni e  più di corso, i livelli sono deludenti e non può dipendere solo dagli studenti). E che non è una insegnante di italiano, bensì una madrelingua italiana nata in Germania. Ha alcune lacune di grammatica e di conseguenza difficoltà a spiegarsi di fronte a persone che si approcciano all’italiano come L2.

Dopo la lezione di Slang, oggi pronomi personali soggetto e complemento. Buona giornata!

Se a qualcuno interessasse, questo è tra i migliori libretti pocket per chi studia italiano (partendo dal tedesco). Per chi viaggia, ma anche per chi è interessato a un italiano colloquiale, veloce, d’uso quotidiano. “Reise Know-How Verlag Peter Rump GmbH; Auflage: 3. Auflage (25. Juli 2014)”

Tri-linguismo

Se l’italiano è complicato, se il tedesco è complesso, cosa succede se il 3enne ci prova anche con l’inglese?

Al Kindergarten l’altro giorno hanno festeggiato  il compleanno di un nuovo bambino, Massimo, italiano che non parla tedesco, che ha compiuto 4 anni.
Titolo di merito, Massimo è il primo bambino del Kindergarten che, anche secondo la professionale opinione di Nano, parla italiano. In realtà ci sarebbe anche una coppia di gemelli, maschio e femmina, italiani che non parlano tedesco, ma questi secondo Nano non parlano italiano e lui si è rifiutato di fare da tramite tra i bambini e le insegnanti perché “non si capisce niente, die zwei können kein Italienisch reden“. A dire tutta la verità, anche io non li capisco e soprattutto non capisco il padre le pochissime volte che mi ha rivolto la parola e ho il sospetto che lui poverino faccia un grosso sforzo con me, poiché io il suo napoletano non lo capisco e rimango lì come una cretina.

Tornando ai festeggiamenti del compleanno del nuovo Massimo, le insegnanti hanno avuto un guizzo multilanguage e invece del solito “Alles gute zum Geburtstag” hanno cantato “Happy birthday to you“, un ragionamento che non fa una grinza.
Tutto contento di avere imparato una nuova versione del classico canto di compleanno, Nano è tornato a casa con un ulteriore nuovo testo:

Happy bärchen too youuu!!

Orsetto del cuore, quello di mio figlio che è un Sonnenkind.

Io e Lui ci siamo rotolati dalle risate. Tanti auguri Massimo e ti prego, fai cantare questa canzoncina anche l’anno prossimo, voglio vedere se subisce altre nuove e comiche evoluzioni.

Inserimento – nido

Poco tempo fa parlavo dell’inserimento del Nano al Kindergarten, dopo 2 anni di kita nido. A distanza di 2 mesi dall’inizio del Kindergarten per Nano, abbiamo terminato l’inserimento della Nana, iniziato a -2 settimane dal primo compleanno..

Ha iniziato come la più piccola di tutti i bimbi del “Nest”. Sì, perché Nana non è stata iscritta allo stesso nido di Nano, ma abbiamo approfittato del fatto che a Warmbronn nell’edificio dove c’è il Kindergarten ci sia al piano terra il “Orange bereich”, cioè la classe dei piccoli dagli 11 mesi ai 3 anni, il “Nest”. Nana è partita di Lunedì a conoscere la maestra Elke, una signora formosa dolcissima che l’ha presa subito a benvolere.

Abbiamo parlato di obiettivi: con Nana, che ha iniziato a neanche 1 anno compiuto, c’è già da fare: deve imparare a mangiare da sola con le posate, cosa che le interessa molto ma per la quale sfrutta ancora parecchio le mani, come primo punto. Gli altri aspetti dell’autonomia per la sua età, cioè staccarsi senza drammi di ore dalla mamma e esplorare l’ambiente autonomamente, sono raggiunti in quanto la signorina ha subito dimostrato di essere una che nel casino ci sta benissimo (a differenza di Nano) ed è sempre sorridente e amichevole con i bambini. Gattona, si alza in piedi, chiacchiera, canticchia, fa quello che più o meno fanno tutti i piccoli. Non ha bisogno di alcun training per dormire, quindi niente compiti a casa per i genitori (su questo punto io non penso che sia un merito di Nana o un merito nostro che l’abbiamo addestrata bene, credo piuttosto che sia così stanca dalla mattinata all’asilo che dopo pranzo crolli esausta nel letto).

Nano è entusiasta della presenza di Nana: si vanta con tutti i suoi amichetti che la sorellina è al piano sotto mentre lui è nei “grandi” del Blauer Bereich (dai 3 ai 4 anni e 1/2), si vanta che alcuni bambini di 2 anni e 1/2, del Nest, si siano innamorati della piccola di casa e al contempo ne è un po’ geloso.

Nana ha due maestre di riferimento: Elke, come insegnante principale e Fabiana, più giovane di origine italiane. Nana preferisce Elke, ma non fa troppe scene quando c’è Fabiana e si accontenta. La maestra Elke è una chioccia, sebbene ferma nelle sue decisioni e nei suoi interventi quando i piccoli non si comportano correttamente .Vedo una grossa differenza tra lei e la maestra del nido di Nano, la mitica maestra Sigrid, una specie di generale alla guida di truppe naniche e amatissima dai piccoli nonostante i modi militareschi.
Con il caratterino di Nana, credo che sarebbe stata forse meglio una Sigrid rispetto ad una Elke, ma soprattutto rispetto alla meno esperta Fabiana, che si fa intortare da quella signorina leccaculo in miniatura. Ieri pomeriggio Fabiana mi dice “oh, che cara, stamattina era stanca, ma aveva dormito male la notte? Ho pensato che avesse dormito male e l’ho tenuta in braccio, non aveva voglia di giocare con la sabbia.” ?!?!?!
Nana 1 – Fabiana 0.


Questo è l’orso all’ingresso della Kinderhaus.

A Scuola di Autonomia

Mi ha colpito dal primo giorno l’attenzione che viene posta in Germania perché i piccoli si rendano autonomi. Non saprei dire se è proprio una strategia educativa teutonica, o se siamo stati noi che abbiamo trovato insegnanti particolarmente “autonomisti”. A me questo va a pennello, e se ogni tanto ho avuto qualche dubbio “ma sarà in grado, mi sembra presto” l’ho tenuto per me e siamo andati avanti, guardando gli sviluppi di quello che era un piccolo gattonatore di 11 mesi alle prese con l’asilo nido tedesco. Le aspettative con l’inserimento all’asilo nido a 11 mesi, appena due mesi dopo esserci trasferiti, erano due: che imparasse il tedesco e che si divertisse con gli altri bambini. Mi sono accorta fin dai primi giorni che invece, per il personale del kita, c’erano ben altre aspettative e lavoravano per altri obiettivi che si riassumono in una parola, autonomia. Il bambino deve essere in grado di salire e scendere due rampe di scale, gattonando prima e poi a piedi attaccato al corrimano. Deve sapersi muovere, alzare, deve acquisire la capacità di salire le scale a pioli, saltare e camminare su vari tipi di terreno. E ancora, mangiare da solo, bere da solo con bicchieri normali di vetro, sparecchiare la tavola, riconoscere le sue proprietà, svestirsi prima e poi vestirsi da solo mettendosi scarpe, cappello, pantaloni,pantaloni, calzine, felpa, giacca a vento. Parlare, come nel caso di mio figlio, una lingua diversa da quella di casa, è scontato. Divertirsi con gli altri bambini è scontato.

Insomma, la settimana scorsa il mio nano grande ha compiuto 3 anni, ha finito l’esperienza del kita con una gran festa e me l’hanno riconsegnato promosso a pieni voti, secondo i loro standard e anche secondo i nostri: il tedesco infatti nel tempo dagli 11 mesi ai 3 anni l’ha imparato e lo parla come tutti gli altri bambini. In più ha tutte le abilità di cui sopra, eccetto che “non sa ancora allacciare bene i bottoni, per ora riesce con i maglioni di lana, bisogna fare pratica con gli altri tessuti”. Rimandato a settembre in allacciamento bottoni e io, nel privato di una chiacchierata con il papàX2, mi sono permessa di dire “chissenefrega“.

Lunedì entriamo al kindergarten e mi sono resa conto che nello step scolastico successivo è ancora l’autonomia l’obiettivo principale. Ma si tratta di un’autonomia diversa, votata alla formazione del bambino, dando per acquisita l’autonomia nella gestione della propria persona. E’ incentivata la decisione personale, i bambini possono e devono scegliere quale attività svolgere. Possono scegliere, seguendo alcune regole, di andare a trovare i piccoli del nido al piano sotto, ed anche possono proporsi di partecipare ad alcune attività dei bambini più grandi. Tutto questo avviene su richiesta diretta del bambino stesso, che deve scegliere cosa vuole fare e andarlo a chiedere all’insegnante di riferimento e poi all’insegnante che vuole andare a trovare, trovandosi a gestire una risposta affermativa o talvolta un rifiuto. Ogni bambino sceglie quando fare colazione, quando durante la giornata vuole bere, recandosi da solo nella stanza apposita, ma anche a quale gioco giocare, con chi e in quale stanza (stanza delle costruzioni, stanza dei role games, stanza per correre, atelier etc).

Non so come, ma perfino un bambino come il mio, che con le persone nuove fatica a parlare apertamente, da subito ha sentito l’influenza di questa “aria educativa autonomista” ed in 3 mezze giornate ha quasi del tutto abbandonato la timidezza che era un suo tratto distintivo, mettendosi a chiedere, domandare e dichiarando le sue intenzioni (es. devo andare in bagno. voglio l’acqua. adesso non voglio più giocare con questo, voglio correre.) D’altra parte, anche se si scontra con l’intimità del suo carattere, sono convinta che questa educazione all’autonomia non possa fargli altro che bene. Il grosso lavoro sarà gestire questa positiva spinta all’autonomia a casa, ovvero permettergli di più rispetto a prima di scegliere e di portare a termine le sue scelte ma qualche volta sarà necessario limitare. E con una testa dura come la sua, ma anche come la mia e come quella del papà, per non parlare della sorellina, ci sarà da ridere.

Kindergarten – inserimento

Due anni fa, al primo ingresso al kita, avevo promesso ufficialmente con questo post che non avrei fatto confronti con gli altri, che non mi sarei fatta prendere dal panico per eventuali non progressi, che non sarei diventata matta perché mio figlio, forse, non sarebbe stato il primo della classe. Ebbene, due anni di kita sono passati e il mio nanetto, compiuti 3 anni venerdì, è entrato lunedì al Kindergarten, allo step successivo. Ho avuto una serie di impressioni da primo impatto di cui però parlerò dettagliatamente un’altra volta.

E’ cambiato l’edificio, è cambiato il paese, sono cambiati gli amici, sono cambiate le insegnanti, e mi hanno prospettato almeno 1 settimana di eingewöhnung, di inserimento.
Ieri quindi è stato il primo giorno, il nano super gasato perché a) è diventato grande b) può andare al kindergarten in laufrad. Gli ho spiegato come funziona l’inserimento mentre andavamo la mattina, cioè che la mamma, visto che era il primo giorno, sarebbe rimasta con lui a vedere come era il posto. Arriviamo, va a fare la colazione e mi dice “ciao mamma!”. L’insegnante capisce subito e gli rispiega che sarei rimasta con lui perché era il primo giorno. E aggiunge che ridurremo l’inserimento a 3 giorni.

Oggi il secondo giorno, gli spiego strada facendo cosa succederà: “oggi ti saluto, ti do il bacino e poi torno a prenderti e vieni a mangiare a casa, poi un altro giorno rimani con i bimbi a pranzo e a giocare dopo pranzo, come quando andavi al kita.” Arriviamo al kindergarten,  memore di ieri l’insegnante gli rispiega anche lei che la mamma lo saluta ma torna presto perché sono i primi giorni e si torna a casa a pranzare. Mi è sembrato convinto, anche se ha riprecisato che un altro giorno rimane a mangiare e a giocare e a dormire con il cavallo Lucky.

Tra un’ora vado a prenderlo e speriamo che sia andato tutto bene. D’altra parte anche volendo non avrei potuto rimanere, non dopo quello che mi ha detto stamattina tutto sollevato, come se il mondo dopo la giornata di ieri fosse finalmente tornato normale: “sì mamma, tu vai a casa, perché io vado al kindergarten e non è un mammagarten”.

Questo è la Kinderhaus di Warmbronn, costruita recentissimamente e che contiene scuola materna e nido.