Storia di un comunicatore

Una storia divertentissima l’ho sentita ieri sera dopo la grigliata in occasione del compleanno del nostro amico Frank.
Si parla di stalle, di selle e di cavalli, una passione condivisa da molti nella nostra zona, compresi i nostri amici.

Una coppia, proprietari di un cavallo, decide di acquistare una nuova sella presso un artigiano che produce appunto accessori per l’equitazione. Prendono così appuntamento con l’artigiano per provare la nuova sella al cavallo.
Ma come fare a capire se la sella calza effettivamente bene? Ovvio, lo si chiede al diretto interessato! La proprietaria telefona immediatamente con il cellulare a un comunicatore per animali svizzero, il quale viene messo in contatto telefonico col cavallo così da recepire il parere dell’equino. Prestazione a pagamento, chiaro.
Non ho poi capito se la sella sia piaciuta al cavallo e se l’abbiano comprata o no.

Oltre ad avere riso tantissimo, trovandomi a ponderare se è più matto uno che sostiene di parlare al telefono con un cavallo o la gente che lo paga profumatamente per l’assurda prestazione, ho scoperto un altro potenziale sbocco per il mio futuro lavorativo.
Dietro lauto pagamento traduco le parole del vostro gatto. Sono già pronta a comunicare alla vicina del piano di sopra le confessioni dei suoi tre felini: “La dieta a cui ci costringi fa schifo. Cambiare menu, grazie”.

La quiete prima dell’Uragano

 

“e adesso asciuga gli occhi e stai vicino a me
insieme affronteremo l’uragano
e non importa se avrò paura come te
non pensarci e abbracciamoci…
e adesso asciuga gli occhi e stai vicino a me
ho voglia di star dentro all’uragano
e non importa se avrò dolori e coliche
non ci penso e baciandoti
l’uragano siamo noi!”Uragano, Cecco e Cipo, www.ceccoecipo.it

The two Fs

Geography could have helped: living in Germany is not like living across the Ocean and there’s full of different travel options, less then 1 hour fly from Milan, 5 hours drive from Como to Stuttgart.

But.

My family is not like any family and it is extremely different from any Italian Family stereotype – meaning relaxed people, mommy full time in the kitchen and dad at work. My parents work more than anyone could imagine, they are successful too, they have 3 adolescents to take care and, being both active, fast and furious, they have no free time. They need at least one week to organize themselves from the moment I call them and there is no chance they could stay with us for more than 2 days: it is not that they don’t love me or my children, but actually there is no way they could be of any help in an emergency.

Then?

If you are like me, living in a foreign country with no Family available, you know you’re not alone, you can rely on the other F, Friends. By the way, I am always telling my son that “Friends (relationships) are the most important thing in life“, it is time to prove it.
In a few weeks I will probably need some help, even if I hate disturbing others with my own problems and I’ll do all I can to avoid it. I am touched that so many offered their help and I’ve hanged a list of their names and telephone numbers on the fridge. Any time I fear birth / the trip to the hospital / any other complication, I read it aloud again and I don’t feel panic  anymore – and of course I suspect most of my fears are caused by the hormones.

What could I do for those wonderful people when everything will be fine again: a special ThankYou party? A little present? Any ideas?

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p.s. Sorry, I just wanted to talk about the two Fs. It goes without saying, I have the best Team partner.

Ho paura

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Ultimamente Nano sta dimostrando una maggior sicurezza di sè che corrisponde ad una maggiore tranquillità generale, lui che è un tipo un po’ nervoso. Mi fa pensare che il compleanno sia coinciso con una crescita interiore improvvisa, come per magia, come già altre volte mi aveva stupito con maturazioni dalla sera alla mattina.
Ho notato che questa acquisizione di sicurezza è venuta dopo un mese in cui ha cominciato ad esprimere ad alta voce alcune paure e sta continuando a farlo con cadenza quasi quotidiana, chiedendo con il tono di voce una opinione autorevole (?) sulla paura espressa.

Chissà quali paure interne e profonde esprime un bambino di 4 anni. Le paure del mio Nano si stanno rivelando delle sorgenti di risate a non finire, non per volontà di sminuirle, ma proprio è imposibile stare seri e una risata dopo l’altra sono diventate piccole come delle formiche. Se qualcuno ha seguito il corso di Difesa contro le Arti Oscure con il prof. R. Lupin sa che è così che funziona l’incantesimo Riddikulus.

La sera, o la mattina mentre aspetta la preparazione del latte, esordisce con: MAMMA, IO HO PAURA. E di cosa amore mio?
Elenco le principali, che si sono ripetute più volte e che ricordo con più chiarezza.

  • Degli Orchi – Nano serio e io scoppio a ridere. Gli Orchi? E che Orchi? Non abbiamo mai parlato di Orchi in casa, chi te ne ha parlato? Il Moriz (amico dell’asilo). Intanto gli Orchi non esistono, sono solo i cattivi di una fiaba, come dire la Maga Magò o Thai Lung (Kung Fu Panda per chi non lo sapesse). E anche nelle fiabe fanno paura ma anche un po’ ridere, si muovono tutti storti – segue dimostrazione della tipica camminata da Orchetto di Mordor. Risate.
  • Del Fantasma – Ma chi, del Fantasma Formaggino? Che ti spalma sul panino? Dimostrazione pratica dell’ingresso in camera del Fantasma Formaggino e di come spalma e mangia i bambini. Risate.
  • Che qualcuno entri in casa di notte – Paura un po’ più seria e se penso che questo è tutta colpa del Nikolaus ci divento matta. La porta è chiusa a chiave, nessuno può passare dai muri e le chiavi le abbiamo solo io e il papà. Comunque abbiamo un intero portaombrelli di spade e bastoni di fronte alla porta d’ingresso. Racconto a Nano di quella volta che Lui è tornato da allenamento tardi e io, che mi ero alzata per andare in bagno, mi sono appostata con un bastone di fronte alla porta, pronta a sferrare l’attacco. Ma mamma, hai bastonato il papà? Noooo, quando l’ho visto ho capito che era il papà… e poi che cucù che sono stata, solo lui ha le chiavi di casa, non poteva essere un altro! Risate.
  • Domande sull’esistenza nel mondo reale di esseri fantastici, tra cui Dinosauri, Lupi, Draghi. I Dinosauri non esistono più, ti ricordi che abbiamo letto nel libro che sono morti tutti e che vivevano tanti tanti anni fa. I Lupi esistono, sono come dei cani che vivono nei boschi, non esistono i Lupi come il Lupo Ezechiele che parlano e hanno i vestiti. Come Peppa che è un maiale finto, i maiali veri non parlano!. I Draghi non esistono, sono una fiaba che piace tanto alla mamma e al papà e sono bellissimi per fare i giochi, ma non esistono “per davvero”. Qui non abbiamo riso, ci ha riflettuto e si è tranquillizzato.
  •  Che i bambini e le maestre si mangiano tutto il salame di cioccolato / la torta che hai fatto. Una paura condivisibile, quando la mamma prepara qualcosa da portare all’asilo e il rischio che non ne resti neanche una fetta è altissimo.

Adesso ogni sera aspetto con una certa trepidazione la nuova paura. Sono curiosa e molto divertita: se da un lato sono le paure decisamente buffe, dall’altro mi rendo conto di quanto siano reali dal suo punto di vista. Il mio Boggart prenderebbe la forma di un Tacchino o di una Gallina gigante: anche io, come il mio Nano, ho delle paure che fanno un po’ ridere.

 

We wax – part1

Mammax3 non butta via niente. Ho incubato questo post da molte settimane e ora lo pubblico, anche se ne manca un pezzo. Non prendetelo sul serio, è per ridere.

There are many things anyone can say about Italian people, but no one can deny that most of (almost all) Italian women show no body hair. In 2 words: we wax.
It is, of course, a cultural trait.
First of all, I do not think that this habit comes from a sense of inferiority or from the feeling that Italian women must be perfect for their macho men. Except meterosexuals, the only men that face that problem, I believe that average Italian men have never grasped the truth that women DO REALLY HAVE body hair. Men have body hairs, women don’t. And who are you, crazy woman, to tell the truth?
In summer, but also in winter, Italian women take care to be “decent”. They are known worldwide to be proud and strong. Pride of themselves and the feeling of strenght are much more easy to acquire in total comfort with their body.
What’s more, most Italian women have dark hair and Lucy the Australopitecus, not to mention Cheeta the Monkey, are just scary to be seen in 2016.

I am lucky because I have not a very strong monkey dna and I am blonde, just like many other German women. But girls, I tell you a secret: blond body hair are NOT invisible. Still, it seems that people in Germany just don’t see what catches the eye of any Italian: far from needing more bleaching/blonding, women just need to wax.

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Conto alla rovescia

Lo so, avrei dovuto scrivere ieri che era il 1 Dicembre e invece scrivo oggi che è il 2.
Ieri abbiamo aperto il calendario dell’avvento ed è partito il conto alla rovescia verso il Natale e verso la fine dell’anno.
Dicembre è sempre un mese impegnativo, anche per me che sono a riposo: biscotti, la caccia al panettone, cene, Adventcafé, preparare la calza del Nikolaus, preparare i regali di Gesù Bambino e di Babbo Natale che arrivano lo stesso giorno.
Ho fatto tabulati Excel appositamente dedicati incrociando il destinatario del regalo con il mittente, così da avere tutto sotto controllo perché temo le fatidiche domande dei miei e di mia nonna “Cosa regalo a Lui? E a Nano? E a Nana? E al Nanetto?”.

Data l’inattività, che tuttavia si sta rivelando una pericolosa fontana di idee una più strampalata dell’altra, mi sono messa in mente di preparare dei sacchettini-dono per amici, amiche e amici dei Nani, con all’interno dei biscotti e cioccolatini.
Poi ci sono le carte di auguri da scrivere e spedire.
I fan dei miei biscotti natalizi saranno delusi, perché non riesco proprio a impastare la solita enorme mole di biscotti – considerando che, come da lista stilata, il numero di sacchetti di biscotti è aumentato a dismisura in 3 anni e, anche in perfetta salute, sarebbe stata un’impresa titanica impastare per tutti.

Intanto che mi do da fare, Dicembre scorre. E per fortuna oserei dire!! Il 2015 non si può dire sia stato finora un anno fortunato, abbiamo cercato di viaggiare più schisci (nascosti) per non farci colpire dalla sfiga dilagante e ci siamo riusciti un po’ si e un po’ no. Sono mancate tante persone che ricordiamo con affetto e di contro mi tengo stretta la pancia contenitore di vita con un Nanetto protetto dal proverbiale “culo” di famiglia. Perché non sarò supercredente ma alla sfiga e al fondo(schiena) ci credo tantissimo.
Ho lasciato un lavoro che amo e mi tengo aggrappata a quel poco di cultura per ripartire con nuova energia. Mi trovo in questo Dicembre con poche forze, ma ho tre nani da tenere a bada e le forze le vado a cercare ogni giorno nel fondo dell’anima. Poi però vado a letto alle 20.00 con il senso di colpa di non avere prestato sufficiente attenzione a Lui.

Non ci ho ancora ragionato bene, ma penso che farò tante lenticchie la sera di Capodanno, non perché portino soldi ma perché ogni pallina schiacciata porti fortuna a tutti quelli che conosco.

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ps. Tanti auguri ai miei Geni per 36 anni di matrimonio sempre di corsa e sempre con nuove sorprese.

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E’ con gioia che ho saputo di aspettare baby3, è con il sorriso fino alle orecchie che Lui ha saputo la notizia. Per una volta gliel’ho detto mentre era seduto e non mentre stava guidando, col pericolo di schiantarsi in autostrada.
Tuttavia, nella noia della gravidanza e nella tempesta ormonale di questo periodo lunghissimo e lentissimo, il tempo lo sto impiegando in pensieri dal colore sfumato grigio. Un incidente di salute la settimana scorsa mi ha completamente scombussolata, messo di cattivo umore e, quel che è peggio, ha fatto di una mammaX2 in movimento una mammaX3 a letto, presa da una disperazione profonda e che la settimana scorsa non sapendo più cosa fare ha cominciato a studiare TURCO su Duolingo.

Ho ormai appurato che non è UN figlio che ti cambia la vita, non sono DUE figli che ti cambiano la vita, il giorno dopo avere partorito l’uno e l’altro sei sempre la stessa pirla del giorno prima e di 9 mesi prima. Che la vita cambi dopo avere avuto il TERZO? Io non lo so, ma ad oggi mi sono aumentate le paure, a causa appunto di quell’incidente che, detto tra noi, il Nanino sembra non avere percepito (placenta intatta, no sangue nel liquido amniotico. Il sanguinamento improvviso non si è capito da dove venisse, dolori non ne ho avuti e, porco cane, è vero che sono imbranata ma le contrazioni le avrei sapute riconoscere).

Le paure, dicevo, quelle paure ai cui le persone normali pensano solo 5 minuti al giorno prima di dormire ma a cui adesso penso spesso perché passo molto tempo a letto – anche se non proprio tutto il tempo, ci sono comunque Nano e Nana e quella strana indole che non mi lascia abbastanza pazienza da stare ferma.

Il Parto. Non venitemi a dire “ma l’hai già fatto 2 volte, come puoi avere paura?” Certo che ho paura, solo uno scemo può non avere paura di una evento inevitabile che ha un potenziale di dolori, imprevisti e problemi mediamente alto.

La Gravidanza. Se le altre volte era più una noia che una paura, questa volta mi ritrovo a sperare che non capiti più niente e, come ho detto al primario, di tornare all’ospedale non prima di 6 mesi, per partorire appunto. Dimenticate le gravidanze d’oro, con la mamma raggiante e felice che non fa altro che andare a fare shopping per il nascituro, bellissima nella sua panciotta. La gravidanza per me è sempre una rottura di scatole gigante, dal primo giorno della prima volta.

La Gelosia dei Nani. Se Nano e Nana si vogliono un bene incredibile dal primo momento, nonostante litigi e tafferugli quotidiani, accetteranno Nanetto nella squadra? Nano sembra già volergli bene. Ma quella monella di Nana, come reagirà? Dall’alto dei sui 18 mesi non ha capito bene la faccenda, baby in bauch mamma dice, indica la pancia, ma penso non abbia capito niente.

Ma come si fa? Loro saranno 3, io e Lui siamo ancora 2, nonostante mi vanti di avere l’ubiquità e il dono di sdoppiarmi. Ci sono dei manuali da studiare per farsi crescere delle braccia  in più tipo dea indiana?

Ripartire. Ho paura di non ripartire. Per la prima volta ho lasciato un lavoro che adoro, piangendo al telefono, anticipatamente rispetto a quello che avevo pensato, proprio a causa dell’incidente di salute che mi ha bloccata.
Avevo già l’idea di impiegare la maternità per portare a casa alcune certificazioni di tedesco, così da rientrare nel mondo del lavoro con una marcia in più, ma adesso mi trovo con 6 mesi di tempo infinito, molte cose organizzare a casa (auto, camera, roba per il Nanino, vari impegni dei Nani fuori pancia, cucinare e bla bla bla) ma che non mi soddisfano a livello personale. Insomma, non voglio essere solo questo e non sono disposta ad accettarlo.

Dopo una settimana infernale, soprattutto per il morale sotto terra, ho definito la soluzione, l’unica strada che conosco per uscire da questa melma di cacca deprimente e desolante: lunedì vado a comprare l’agenda 2016 e passo la giornata a pianificare cose da fare extra. E nessun giorno sarà perduto.

A day may come when the courage of men fails, when we forsake our friends and break all bonds of fellowship. But it is not this day. An hour of wolves and shattered shields when the age of Men comes crashing down! But it is not this day! This day we fight! By all that you hold dear on this good Earth, I bid you stand! Men of the West! (Aragorn, LOTR movie)

Brotherhood

Il weekend scorso siamo stati in Italia, dai miei, in occasione di una performance teatrale di quel CoccoriCò del mio fratello.
Ero prevenuta circa la pazienza dei miei figli  durante lo spettacolo, invece sono stati bravi, a parte qualche acuto di Nana fuori programma e i continui commenti in sottofondo di Nano “adesso sbuca lo zio / ecco lo zio che balla / ciao zio!”.

I ragazzi che hanno recitato sono stati bravissimi: la trama di Peter Pan la conosciamo tutti, le canzoni di Bennato sul tema anche. Al CoccoriCò è andata la parte di Peter Pan, ad un suo caro amico quella di Capitan Uncino, e siccome il paese dove vivono i miei è abbastanza piccolo, i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato li conoscevo anche io almeno di vista, perché hanno frequentato o l’asilo o le scuole elementari con il CoccoriCò.

I rapporti tra fratelli sono qualcosa di particolare e ognuno ha la propria storia. Nel nostro caso i 18 anni di differenza anagrafica ci hanno unito fortemente per 9 anni, finché non mi sono trasferita e, soprattutto adesso, sembrano aggiungere ulteriore distanza a quei 600 km che ci dividono. Pur avendone fatte (e gliene abbia fatte fare) di ogni colore, sono 9 anni dei quali il CoccoriCò sembra ricordare molto poco.
L’avrei voluto padrino dei miei nani, ma è troppo giovane. L’avrei voluto testimone di matrimonio, ma non parla ancora tedesco. In compenso, è inutile dire che lo zio è un idolo inarrivabile per i miei nani.
Forse adesso che sono mammaX2 dovrei capire meglio i miei? Impossibile. Dovrei stare dalla loro parte e non più parare il fratellino piiiiccolo? Impossibile. Una sorella è per sempre.

Due facce della stessa medaglia. Di tolla.

Due facce della stessa medaglia. Di tolla.

A Scuola di Autonomia

Mi ha colpito dal primo giorno l’attenzione che viene posta in Germania perché i piccoli si rendano autonomi. Non saprei dire se è proprio una strategia educativa teutonica, o se siamo stati noi che abbiamo trovato insegnanti particolarmente “autonomisti”. A me questo va a pennello, e se ogni tanto ho avuto qualche dubbio “ma sarà in grado, mi sembra presto” l’ho tenuto per me e siamo andati avanti, guardando gli sviluppi di quello che era un piccolo gattonatore di 11 mesi alle prese con l’asilo nido tedesco. Le aspettative con l’inserimento all’asilo nido a 11 mesi, appena due mesi dopo esserci trasferiti, erano due: che imparasse il tedesco e che si divertisse con gli altri bambini. Mi sono accorta fin dai primi giorni che invece, per il personale del kita, c’erano ben altre aspettative e lavoravano per altri obiettivi che si riassumono in una parola, autonomia. Il bambino deve essere in grado di salire e scendere due rampe di scale, gattonando prima e poi a piedi attaccato al corrimano. Deve sapersi muovere, alzare, deve acquisire la capacità di salire le scale a pioli, saltare e camminare su vari tipi di terreno. E ancora, mangiare da solo, bere da solo con bicchieri normali di vetro, sparecchiare la tavola, riconoscere le sue proprietà, svestirsi prima e poi vestirsi da solo mettendosi scarpe, cappello, pantaloni,pantaloni, calzine, felpa, giacca a vento. Parlare, come nel caso di mio figlio, una lingua diversa da quella di casa, è scontato. Divertirsi con gli altri bambini è scontato.

Insomma, la settimana scorsa il mio nano grande ha compiuto 3 anni, ha finito l’esperienza del kita con una gran festa e me l’hanno riconsegnato promosso a pieni voti, secondo i loro standard e anche secondo i nostri: il tedesco infatti nel tempo dagli 11 mesi ai 3 anni l’ha imparato e lo parla come tutti gli altri bambini. In più ha tutte le abilità di cui sopra, eccetto che “non sa ancora allacciare bene i bottoni, per ora riesce con i maglioni di lana, bisogna fare pratica con gli altri tessuti”. Rimandato a settembre in allacciamento bottoni e io, nel privato di una chiacchierata con il papàX2, mi sono permessa di dire “chissenefrega“.

Lunedì entriamo al kindergarten e mi sono resa conto che nello step scolastico successivo è ancora l’autonomia l’obiettivo principale. Ma si tratta di un’autonomia diversa, votata alla formazione del bambino, dando per acquisita l’autonomia nella gestione della propria persona. E’ incentivata la decisione personale, i bambini possono e devono scegliere quale attività svolgere. Possono scegliere, seguendo alcune regole, di andare a trovare i piccoli del nido al piano sotto, ed anche possono proporsi di partecipare ad alcune attività dei bambini più grandi. Tutto questo avviene su richiesta diretta del bambino stesso, che deve scegliere cosa vuole fare e andarlo a chiedere all’insegnante di riferimento e poi all’insegnante che vuole andare a trovare, trovandosi a gestire una risposta affermativa o talvolta un rifiuto. Ogni bambino sceglie quando fare colazione, quando durante la giornata vuole bere, recandosi da solo nella stanza apposita, ma anche a quale gioco giocare, con chi e in quale stanza (stanza delle costruzioni, stanza dei role games, stanza per correre, atelier etc).

Non so come, ma perfino un bambino come il mio, che con le persone nuove fatica a parlare apertamente, da subito ha sentito l’influenza di questa “aria educativa autonomista” ed in 3 mezze giornate ha quasi del tutto abbandonato la timidezza che era un suo tratto distintivo, mettendosi a chiedere, domandare e dichiarando le sue intenzioni (es. devo andare in bagno. voglio l’acqua. adesso non voglio più giocare con questo, voglio correre.) D’altra parte, anche se si scontra con l’intimità del suo carattere, sono convinta che questa educazione all’autonomia non possa fargli altro che bene. Il grosso lavoro sarà gestire questa positiva spinta all’autonomia a casa, ovvero permettergli di più rispetto a prima di scegliere e di portare a termine le sue scelte ma qualche volta sarà necessario limitare. E con una testa dura come la sua, ma anche come la mia e come quella del papà, per non parlare della sorellina, ci sarà da ridere.

Successo personale e Klimahouse 2015

E’ un po’ che sto covando questo post, ma visto che ho anche dato sfogo a una delle peggiori influenze di sempre è rimasto qui al caldo, come bozza, perché mammaX2expatfreelance non butta via niente e ricicla tutto.

Giovedì 29 e venerdì 30 gennaio sono stata a Klimahouse 2015, a Bolzano, la fiera dell’efficienza energetica e del risparmio energetico in edilizia, per la N° volta e sempre con lo stesso piacere. Ai tecnici andare in fiera forse piace poco mentre a noi, anime chiacchieranti delle pubbliche relazioni e ufficio stampa, piace da matti. Perché in fiera ci si racconta, ci si vede personalmente invece di sentirsi per telefono, seppur stancandosi molto e e bevendo dei tir di caffé. E se sei resident allo stand, quando il caffé non ci sta più si passa al succo di frutta arancia/carota e infine, nel pomeriggio, all’acqua.

Lo stand RÖFIX SpA è come tutti gli anni un luogo accogliente, coi tavolini e un banco dove delle ragazze molto gentili preparano caffé e bicchieri di birra, succo, acqua, accompagnati da piattini di ottimo speck e formaggio dell’Alto Adige e pane locale senza lievito. Inutile dire che ci sono orari, per esempio dalle 11 alle 14, in cui lo stand è strapieno.

Genuina era la gioia dell’essere lì ancora una volta come professionista, con l’orgoglio di 2 figli e della scelta di expat, nonostante lo sforzo che mi è stato necessario per arrivare fino a lì, intendo proprio lo sforzo fisico.

Il momento che mi ha toccato di più è stato quando ho ricevuto il miglior complimento da un architetto sulla sessantina, mai visto né conosciuto, che prima di andarsene dallo stand mi ha cercata e salutata dicendo “La ringrazio perché è stata molto gentile con noi, Lei è una persona per bene”. Grazie. Ho spesso la spiacevole sensazione di non avere combinato un tubo di importante in questi anni di lavoro, di essere una delle tante come in effetti sono, di fare sforzi a non finire per portare avanti un lavoro a cui tengo e che mi piace molto e che questo sia riconosciuto soltanto dietro le quinte da chi mi ha visto addormentarmi sulla tastiera o svegliarmi di notte di soprassalto perché avevo sognato una scadenza.
E se tutto questo mi ha portato ad essere “una persona per bene”, beh signori, continuo la mia vita con uno sprint in più perché il mio successo l’ho già raggiunto.

Immagine da Klimahouse 2015 di ROFIX Spa Sulla sinistra sto chiacchierando, tanto per cambiare.

Immagine da Klimahouse 2015 di ROFIX Spa
Sulla sinistra sto chiacchierando, tanto per cambiare.