X3

E’ con gioia che ho saputo di aspettare baby3, è con il sorriso fino alle orecchie che Lui ha saputo la notizia. Per una volta gliel’ho detto mentre era seduto e non mentre stava guidando, col pericolo di schiantarsi in autostrada.
Tuttavia, nella noia della gravidanza e nella tempesta ormonale di questo periodo lunghissimo e lentissimo, il tempo lo sto impiegando in pensieri dal colore sfumato grigio. Un incidente di salute la settimana scorsa mi ha completamente scombussolata, messo di cattivo umore e, quel che è peggio, ha fatto di una mammaX2 in movimento una mammaX3 a letto, presa da una disperazione profonda e che la settimana scorsa non sapendo più cosa fare ha cominciato a studiare TURCO su Duolingo.

Ho ormai appurato che non è UN figlio che ti cambia la vita, non sono DUE figli che ti cambiano la vita, il giorno dopo avere partorito l’uno e l’altro sei sempre la stessa pirla del giorno prima e di 9 mesi prima. Che la vita cambi dopo avere avuto il TERZO? Io non lo so, ma ad oggi mi sono aumentate le paure, a causa appunto di quell’incidente che, detto tra noi, il Nanino sembra non avere percepito (placenta intatta, no sangue nel liquido amniotico. Il sanguinamento improvviso non si è capito da dove venisse, dolori non ne ho avuti e, porco cane, è vero che sono imbranata ma le contrazioni le avrei sapute riconoscere).

Le paure, dicevo, quelle paure ai cui le persone normali pensano solo 5 minuti al giorno prima di dormire ma a cui adesso penso spesso perché passo molto tempo a letto – anche se non proprio tutto il tempo, ci sono comunque Nano e Nana e quella strana indole che non mi lascia abbastanza pazienza da stare ferma.

Il Parto. Non venitemi a dire “ma l’hai già fatto 2 volte, come puoi avere paura?” Certo che ho paura, solo uno scemo può non avere paura di una evento inevitabile che ha un potenziale di dolori, imprevisti e problemi mediamente alto.

La Gravidanza. Se le altre volte era più una noia che una paura, questa volta mi ritrovo a sperare che non capiti più niente e, come ho detto al primario, di tornare all’ospedale non prima di 6 mesi, per partorire appunto. Dimenticate le gravidanze d’oro, con la mamma raggiante e felice che non fa altro che andare a fare shopping per il nascituro, bellissima nella sua panciotta. La gravidanza per me è sempre una rottura di scatole gigante, dal primo giorno della prima volta.

La Gelosia dei Nani. Se Nano e Nana si vogliono un bene incredibile dal primo momento, nonostante litigi e tafferugli quotidiani, accetteranno Nanetto nella squadra? Nano sembra già volergli bene. Ma quella monella di Nana, come reagirà? Dall’alto dei sui 18 mesi non ha capito bene la faccenda, baby in bauch mamma dice, indica la pancia, ma penso non abbia capito niente.

Ma come si fa? Loro saranno 3, io e Lui siamo ancora 2, nonostante mi vanti di avere l’ubiquità e il dono di sdoppiarmi. Ci sono dei manuali da studiare per farsi crescere delle braccia  in più tipo dea indiana?

Ripartire. Ho paura di non ripartire. Per la prima volta ho lasciato un lavoro che adoro, piangendo al telefono, anticipatamente rispetto a quello che avevo pensato, proprio a causa dell’incidente di salute che mi ha bloccata.
Avevo già l’idea di impiegare la maternità per portare a casa alcune certificazioni di tedesco, così da rientrare nel mondo del lavoro con una marcia in più, ma adesso mi trovo con 6 mesi di tempo infinito, molte cose organizzare a casa (auto, camera, roba per il Nanino, vari impegni dei Nani fuori pancia, cucinare e bla bla bla) ma che non mi soddisfano a livello personale. Insomma, non voglio essere solo questo e non sono disposta ad accettarlo.

Dopo una settimana infernale, soprattutto per il morale sotto terra, ho definito la soluzione, l’unica strada che conosco per uscire da questa melma di cacca deprimente e desolante: lunedì vado a comprare l’agenda 2016 e passo la giornata a pianificare cose da fare extra. E nessun giorno sarà perduto.

A day may come when the courage of men fails, when we forsake our friends and break all bonds of fellowship. But it is not this day. An hour of wolves and shattered shields when the age of Men comes crashing down! But it is not this day! This day we fight! By all that you hold dear on this good Earth, I bid you stand! Men of the West! (Aragorn, LOTR movie)

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K.O.municato stampa

Oggi dovevo fare un comunicato che ho rimandato la settimana scorsa per altri impegni. In realtà dovrei farne anche altri 2, ma sono piccoli particolari.
Stamattina dunque parto tutta carica, lascio i bambini all’asilo (sì, entrambi), torno a casa e mi collego al server. Raccolgo le idee, comincio a scrivere e arrivo all’ultima parte del mio testo, con il pensiero di ancora un paio di informazioni su quel prodotto e il paragrafo conclusivo. Merda, merdissima, mi si impalla il file word, mi si impalla il server, si chiude tutto all’improvviso e io nel panico cerco di tranquillizzarmi dicendo “avrà salvato in automatico”.

Considerando che non è la prima volta che perdo un file di testo che stavo scrivendo, di solito quando l’ho quasi finito e dopo che ci ho lavorato su per un paio d’ore, considerato che non è la prima volta che mi dimentico di salvare, avevo tutte le ragioni per essere nel panico.
Il server non vuole saperne di farmi rientrare, ci smanetto, disturbo A. per vedere se ha qualche suggerimento, controlla, sistema, svuoto la cache di Explorer, niente, non vuole farmi entrare. Arrivano le 14.00 e vado a riprendere i Nani (oggi c’è sciopero e fanno orario corto, ne parleremo nei prossimi giorni). Tra un pianto e una merenda, tra altri tentativi a vuoto al limite del fantasioso, alle 16.00 prendo la decisione drastica: elimino “quello scemo di explorer”, scarico chrome e finalmente accedo.

Come a prendermi in giro, il file NON si è salvato, K.O. per il comunicato stampa e per quella tonta della sua autrice che non ha salvato. Non posso dire tutte le parole che mi vengono in mente, ma il fumo esce dalle orecchie, chiedo al Lui-santosubito 1 ora libera e da sola per poter rifare tutto, intanto ho già mal di testa. Lo so sempre come va a finire e capitalizzo al massimo i primi 30 minuti, dopo i quali entra Nano dicendo che vuole stare con me, 10 minuti dopo Nana piange disperata…. aspetta che salvo, per carità!! Nonostante l’aiuto gigante di papà Lui, è finita così, come altre molte, troppe, troppissime volte.

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Ho voluto immortalarmi con la cam mentre mi arrabatto a scrivere la conclusione, perché quando si fa il salto mortale è meglio che ci sia una testimonianza.

Per sicurezza stasera ho riletto tutto, corretto e spedito. Ho fatto poco di lavoro quantitativamente oggi, ma quanta fatica mi è costato! Per una vita fatta di equilibri precari e di tempistiche che funzionano grazie al monopattino, un K.O. al comunicato è una tragedia.

E mi chiedo se anche ad altre succede di buttare via per errore il lavoro delle poche ore a disposizione. Che dire, forse domani andrà meglio.