Per Nanetto

Avrebbe dovuto fotografarmi il papà quando ti ho visto per la prima volta: occhi sbarrati, sbalordita come non mai dalla velocità della faccenda, impreparata a prenderti in braccio perché volevo appoggiare il sedere su una superficie e invece ero rimasta lì immobile accovacciata in jigotai. Dopo poco è arrivata la sensazione gioiosa di avercela fatta, di avere portato a casa la vittoria, bene e in breve tempo, soddisfazione completa.

Dopo solo 10 giorni non so bene descrivere ai molti che me lo chiedono cosa cambia nel passare da 2 a 3 bambini. Parole come “bionico” o “wonderwoman”, che sto sentendo spesso ultimamente, mi fanno un po’ ridere perché, se potessi scegliere, vorrei solo avere gli arti allungabili come Elastigirl de Gli Incredibili, la Pixar ci ha visto proprio lungo con quel film.

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Penso che la grossa differenza la faccia una certa consapevolezza acquisita con l’esperienza. Non intendo la consapevolezza di “quello che si deve fare con un bambino”. Vista la diversità dei modelli di bambini sul mercato, questo punto è rimasto ancora oscuro. Mi riferisco alla felice consapevolezza che mi permette di mandare a stendere a cuor leggero e senza troppi complimenti chiunque metta il becco nella mia e solo mia comodità genitoriale, dalla lega del latte alla associazione partorienti volanti, dai promotori del bimbo vegano ai suggeritori di rimedi vari. Ve lo dico, in questo terzo round sono immune e impermeabile a qualsiasi condanna al patibolo come madre degenere.

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Allatti? Allattamento a richiesta? Parto naturale? Epidurale? Agopuntura? Massaggio neonatale? Porti? Pavimento pelvico? Ostetrica? Casa parto? – accendo il jet e me ne vado.

 

Caro Nanetto, benvenuto e grazie di avere scelto me e il papà. Da 10 giorni ci coccoli, ci alleggerisci la vita, ci sorridi mentre dormi e noi ci sentiamo proprio due fortunati.

 

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La quiete prima dell’Uragano

 

“e adesso asciuga gli occhi e stai vicino a me
insieme affronteremo l’uragano
e non importa se avrò paura come te
non pensarci e abbracciamoci…
e adesso asciuga gli occhi e stai vicino a me
ho voglia di star dentro all’uragano
e non importa se avrò dolori e coliche
non ci penso e baciandoti
l’uragano siamo noi!”Uragano, Cecco e Cipo, www.ceccoecipo.it

Miracolo di Girasole

L’anno scorso, a coronamento di un lavoro sul Girasole durato alcune settimane, Nano ha presentato un vasetto con della terra e il cartellino “Questo sarà il girasole di Nano”. Il progetto pensato dalle educatrici era far osservare la crescita del seme anche a casa, dopo averne parlato al Kindergarten, avere seminato in giardino e proposto ad ogni bambino un libretto illustrato da colorare sull’argomento.

Appena ho visto il vasetto sospettavo un tragico fallimento dell’esperimento, con le piante sono un disastro. E’ stato addirittura peggio di quello che avevo previsto: il vasetto di terra e semi di girasole non era ancora arrivato a casa che Nana, con uno dei suoi primissimi passi, inciampa e rovescia vasetto, terra e semi sul tappeto nel guardaroba del Kindergarten. Abbiamo raccattato quello che potevamo, rimesso tutto nel vasetto, ma rimane il dubbio che, per colpa di Nana, i semi fossero rimasti in balìa del loro destino nel largo mondo.

Per un certo periodo abbiamo innaffiato il vasetto di terra senza semi e poi, visto che non cresceva niente, Nano ha desistito e deciso che avevo ragione, non sempre far crescere le piante “funziona”. Per un anno il vasetto è rimasto in cucina in un angolino del davanzale interno.

Viste le premesse non c’è da stupirsi se ieri Lui era pronto a gridare al miracolo e, per buona misura, a chiamare un esorcista.
Con un ritardo di un anno, il vasetto di terra ha prodotto dei teneri ramoscelli!

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Non c’è come metterci i semi. Li ho comprati all’Aldi la settimana scorsa.” ho sussurrato.

Adesso aspettiamo di vedere cosa cresce. Perché conoscendomi potrei avere comprato i semi dei fiori sbagliati. Ma a questo punto, miracolo per miracolo, accettiamo tutto.

Ho paura

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Ultimamente Nano sta dimostrando una maggior sicurezza di sè che corrisponde ad una maggiore tranquillità generale, lui che è un tipo un po’ nervoso. Mi fa pensare che il compleanno sia coinciso con una crescita interiore improvvisa, come per magia, come già altre volte mi aveva stupito con maturazioni dalla sera alla mattina.
Ho notato che questa acquisizione di sicurezza è venuta dopo un mese in cui ha cominciato ad esprimere ad alta voce alcune paure e sta continuando a farlo con cadenza quasi quotidiana, chiedendo con il tono di voce una opinione autorevole (?) sulla paura espressa.

Chissà quali paure interne e profonde esprime un bambino di 4 anni. Le paure del mio Nano si stanno rivelando delle sorgenti di risate a non finire, non per volontà di sminuirle, ma proprio è imposibile stare seri e una risata dopo l’altra sono diventate piccole come delle formiche. Se qualcuno ha seguito il corso di Difesa contro le Arti Oscure con il prof. R. Lupin sa che è così che funziona l’incantesimo Riddikulus.

La sera, o la mattina mentre aspetta la preparazione del latte, esordisce con: MAMMA, IO HO PAURA. E di cosa amore mio?
Elenco le principali, che si sono ripetute più volte e che ricordo con più chiarezza.

  • Degli Orchi – Nano serio e io scoppio a ridere. Gli Orchi? E che Orchi? Non abbiamo mai parlato di Orchi in casa, chi te ne ha parlato? Il Moriz (amico dell’asilo). Intanto gli Orchi non esistono, sono solo i cattivi di una fiaba, come dire la Maga Magò o Thai Lung (Kung Fu Panda per chi non lo sapesse). E anche nelle fiabe fanno paura ma anche un po’ ridere, si muovono tutti storti – segue dimostrazione della tipica camminata da Orchetto di Mordor. Risate.
  • Del Fantasma – Ma chi, del Fantasma Formaggino? Che ti spalma sul panino? Dimostrazione pratica dell’ingresso in camera del Fantasma Formaggino e di come spalma e mangia i bambini. Risate.
  • Che qualcuno entri in casa di notte – Paura un po’ più seria e se penso che questo è tutta colpa del Nikolaus ci divento matta. La porta è chiusa a chiave, nessuno può passare dai muri e le chiavi le abbiamo solo io e il papà. Comunque abbiamo un intero portaombrelli di spade e bastoni di fronte alla porta d’ingresso. Racconto a Nano di quella volta che Lui è tornato da allenamento tardi e io, che mi ero alzata per andare in bagno, mi sono appostata con un bastone di fronte alla porta, pronta a sferrare l’attacco. Ma mamma, hai bastonato il papà? Noooo, quando l’ho visto ho capito che era il papà… e poi che cucù che sono stata, solo lui ha le chiavi di casa, non poteva essere un altro! Risate.
  • Domande sull’esistenza nel mondo reale di esseri fantastici, tra cui Dinosauri, Lupi, Draghi. I Dinosauri non esistono più, ti ricordi che abbiamo letto nel libro che sono morti tutti e che vivevano tanti tanti anni fa. I Lupi esistono, sono come dei cani che vivono nei boschi, non esistono i Lupi come il Lupo Ezechiele che parlano e hanno i vestiti. Come Peppa che è un maiale finto, i maiali veri non parlano!. I Draghi non esistono, sono una fiaba che piace tanto alla mamma e al papà e sono bellissimi per fare i giochi, ma non esistono “per davvero”. Qui non abbiamo riso, ci ha riflettuto e si è tranquillizzato.
  •  Che i bambini e le maestre si mangiano tutto il salame di cioccolato / la torta che hai fatto. Una paura condivisibile, quando la mamma prepara qualcosa da portare all’asilo e il rischio che non ne resti neanche una fetta è altissimo.

Adesso ogni sera aspetto con una certa trepidazione la nuova paura. Sono curiosa e molto divertita: se da un lato sono le paure decisamente buffe, dall’altro mi rendo conto di quanto siano reali dal suo punto di vista. Il mio Boggart prenderebbe la forma di un Tacchino o di una Gallina gigante: anche io, come il mio Nano, ho delle paure che fanno un po’ ridere.

 

Genitori-Abend

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Comincio dalla fine: queste sono le facce esauste all’uscita

Visto che qualcuno me l’ha chiesto, vi racconto come è andata la famosa riunione genitori del Kindergarten, durata dalle 20.00 alle 23.30 in un tripudio di discussione animata, perché tutto il mondo è paese, in questo caso tutto il mondo è un paese piccolo piccolo.

Ricordate la Famiglia Stronzi? Bene, la mamma degli stronzi è la capofila di quegli 8 che si sono offerti di far parte del Elternbeirat, il consiglio genitori. A mio parere l’interesse verso “chi sono” i componenti del consiglio genitori dovrebbe essere tendente a zero: simpatici o antipatici, intelligenti o dementi, hanno un ruolo nullo nell’educazione impartita al Kindergarten. Hanno un ruolo attivo nell’organizzazione delle iniziative collaterali, feste di Natale, di Pasqua, dell’Estate e fanno qualche proposta alla direttrice e magari, ma non ne sono certa, alzano la voce se c’è qualcosa che non va.

La direttrice è una che dorme in piedi e che non ci fa, ci è. Data la situazione, quasi tutti hanno dei problemi col personale insegnante cioè che alcuni dormono in piedi o seduti, come la suddetta direttrice. Di questi problemi, citando vari esempi e situazioni, potremmo parlare per ore, ma quello che è risolutivo, modesto parere di una rompiscatole, è chiedere appuntamento con l’insegnante e tentare di dargli una svegliata tenendo alta la pressione. Quello di cui non mi aspettavo di dovere parlare è del livello di competenza del consiglio genitori (ce ne frega qualcosa?) e del ruolo della madre degli Stronzi all’interno (di nuovo, ce ne frega qualcosa?). Il retroscena di cui io, Ausländer, non potevo essere a conoscenza, è che la madre degli Stronzi è al centro della lotta tra due tribù mammesche, la tribù che pensa che sia una stronza e la tribù che pensa che sia un genio. Nel privato ho simpatia per la prima tribù ma me lo tengo per me. Poi mercoledì ho conosciuto le supporters dell’altra fazione e ho capito tutto: le supporters della mamma degli Stronzi sono, ahimè, “mamme sceme”.

La serata è stata vivacissima: la mamma degli Stronzi è risultata l’unica che non rileva i problemi col personale di cui sopra, le mamme sceme sono le uniche due che sostengono la sonnolenza cronica della direttrice. In un’altra occasione, informale con solo alcune amiche, in proposito avevo suggerito un thermos di caffé espresso che mi sarei impegnata a portare all’asilo tutte le mattine.
Da parte mia sono stata impegnata (ma ero stufa e volevo andare a casa) da una mini discussione con una mamma scema in cui io parlavo di una cosa e lei rispondeva con un’altra, culminata in due momenti indimenticabili con un’altra mamma che si alza in piedi e sbotta “oh, ma la Chiara è mezzora che sta dicendo un’altra cosa!!” e il momento di debolezza in cui sono uscita con un italianissimo “No, qui non ci capiamo…” per poi proseguire in tedesco.

La misura è stata colma alle 23.35, mentre esausta mi avviavo all’uscita: la mamma scema con cui ho discusso si avvicina e chiede “ma tu da dove vieni?” e io “perché? …Italia, Como.”. Risposta: “Italia? Ah. Io pensavo fossi olandese, dall’accento.” Sì, certo, ho l’accento olandese. Avete capito perché “mamma scema”?

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E’ con gioia che ho saputo di aspettare baby3, è con il sorriso fino alle orecchie che Lui ha saputo la notizia. Per una volta gliel’ho detto mentre era seduto e non mentre stava guidando, col pericolo di schiantarsi in autostrada.
Tuttavia, nella noia della gravidanza e nella tempesta ormonale di questo periodo lunghissimo e lentissimo, il tempo lo sto impiegando in pensieri dal colore sfumato grigio. Un incidente di salute la settimana scorsa mi ha completamente scombussolata, messo di cattivo umore e, quel che è peggio, ha fatto di una mammaX2 in movimento una mammaX3 a letto, presa da una disperazione profonda e che la settimana scorsa non sapendo più cosa fare ha cominciato a studiare TURCO su Duolingo.

Ho ormai appurato che non è UN figlio che ti cambia la vita, non sono DUE figli che ti cambiano la vita, il giorno dopo avere partorito l’uno e l’altro sei sempre la stessa pirla del giorno prima e di 9 mesi prima. Che la vita cambi dopo avere avuto il TERZO? Io non lo so, ma ad oggi mi sono aumentate le paure, a causa appunto di quell’incidente che, detto tra noi, il Nanino sembra non avere percepito (placenta intatta, no sangue nel liquido amniotico. Il sanguinamento improvviso non si è capito da dove venisse, dolori non ne ho avuti e, porco cane, è vero che sono imbranata ma le contrazioni le avrei sapute riconoscere).

Le paure, dicevo, quelle paure ai cui le persone normali pensano solo 5 minuti al giorno prima di dormire ma a cui adesso penso spesso perché passo molto tempo a letto – anche se non proprio tutto il tempo, ci sono comunque Nano e Nana e quella strana indole che non mi lascia abbastanza pazienza da stare ferma.

Il Parto. Non venitemi a dire “ma l’hai già fatto 2 volte, come puoi avere paura?” Certo che ho paura, solo uno scemo può non avere paura di una evento inevitabile che ha un potenziale di dolori, imprevisti e problemi mediamente alto.

La Gravidanza. Se le altre volte era più una noia che una paura, questa volta mi ritrovo a sperare che non capiti più niente e, come ho detto al primario, di tornare all’ospedale non prima di 6 mesi, per partorire appunto. Dimenticate le gravidanze d’oro, con la mamma raggiante e felice che non fa altro che andare a fare shopping per il nascituro, bellissima nella sua panciotta. La gravidanza per me è sempre una rottura di scatole gigante, dal primo giorno della prima volta.

La Gelosia dei Nani. Se Nano e Nana si vogliono un bene incredibile dal primo momento, nonostante litigi e tafferugli quotidiani, accetteranno Nanetto nella squadra? Nano sembra già volergli bene. Ma quella monella di Nana, come reagirà? Dall’alto dei sui 18 mesi non ha capito bene la faccenda, baby in bauch mamma dice, indica la pancia, ma penso non abbia capito niente.

Ma come si fa? Loro saranno 3, io e Lui siamo ancora 2, nonostante mi vanti di avere l’ubiquità e il dono di sdoppiarmi. Ci sono dei manuali da studiare per farsi crescere delle braccia  in più tipo dea indiana?

Ripartire. Ho paura di non ripartire. Per la prima volta ho lasciato un lavoro che adoro, piangendo al telefono, anticipatamente rispetto a quello che avevo pensato, proprio a causa dell’incidente di salute che mi ha bloccata.
Avevo già l’idea di impiegare la maternità per portare a casa alcune certificazioni di tedesco, così da rientrare nel mondo del lavoro con una marcia in più, ma adesso mi trovo con 6 mesi di tempo infinito, molte cose organizzare a casa (auto, camera, roba per il Nanino, vari impegni dei Nani fuori pancia, cucinare e bla bla bla) ma che non mi soddisfano a livello personale. Insomma, non voglio essere solo questo e non sono disposta ad accettarlo.

Dopo una settimana infernale, soprattutto per il morale sotto terra, ho definito la soluzione, l’unica strada che conosco per uscire da questa melma di cacca deprimente e desolante: lunedì vado a comprare l’agenda 2016 e passo la giornata a pianificare cose da fare extra. E nessun giorno sarà perduto.

A day may come when the courage of men fails, when we forsake our friends and break all bonds of fellowship. But it is not this day. An hour of wolves and shattered shields when the age of Men comes crashing down! But it is not this day! This day we fight! By all that you hold dear on this good Earth, I bid you stand! Men of the West! (Aragorn, LOTR movie)

Crash

L’ambientazione classica, bambini recuperati all’asilo, Nano in bicicletta e Nana sul seggiolino della mia bici. Anche la caduta è stato un classico intramontabile: discesa su ghiaietto con curva in fondo. Insomma, Nano non ha frenato con l’apposito strumento, la bici in curva non ha tenuto e si è trovato con il muso spalmato per terra. Frenata di faccia su ghiaia bagnata, con mamma dietro che inchioda, molla bici e Nana per salvare il Nano incidentato.
Appurato che il Nano 1. rispondeva ai richiami 2. non ha rotto gambe / braccia, gli ho tolto la ghiaia di bocca, ho pulito un po’ il volto insanguinato con un fazzoletto, e l’ho ahimè esortato a riprendere la pedalata verso casa. Ha pedalato e ha pianto tutto il tragitto e credo non ce l’avremmo fatta se non avessi promesso un cioccolatino premio. A casa, finita la disinfezione d’obbligo e il cioccolatino, Nano si sentiva tutto indebolito e voleva andare a letto, invece la sua amica del cuore lo aspettava allo Spielplatz e la piccola ha vinto sul grosso spavento perché dopo averla raggiunta Nano si è tranquillizzato e si è rimesso a giocare.

Questi sono i cioccolatini premio, rimedio per quasi tutti i mali.

Sempre in tema di incidenti, io e Andrea (la solita) abbiamo investito un gatto. Ha fatto crash anche lui, povera bestia scema che attraversa la strada velocissimo, all’improvviso, al buio totale e senza guardare.
La settimana non è ancora finita e domani ho la cena dei genitori dell’asilo: mi devo aspettare la caduta dalle scale o l’avvelenamento da cibo guasto?

Inserimento – nido

Poco tempo fa parlavo dell’inserimento del Nano al Kindergarten, dopo 2 anni di kita nido. A distanza di 2 mesi dall’inizio del Kindergarten per Nano, abbiamo terminato l’inserimento della Nana, iniziato a -2 settimane dal primo compleanno..

Ha iniziato come la più piccola di tutti i bimbi del “Nest”. Sì, perché Nana non è stata iscritta allo stesso nido di Nano, ma abbiamo approfittato del fatto che a Warmbronn nell’edificio dove c’è il Kindergarten ci sia al piano terra il “Orange bereich”, cioè la classe dei piccoli dagli 11 mesi ai 3 anni, il “Nest”. Nana è partita di Lunedì a conoscere la maestra Elke, una signora formosa dolcissima che l’ha presa subito a benvolere.

Abbiamo parlato di obiettivi: con Nana, che ha iniziato a neanche 1 anno compiuto, c’è già da fare: deve imparare a mangiare da sola con le posate, cosa che le interessa molto ma per la quale sfrutta ancora parecchio le mani, come primo punto. Gli altri aspetti dell’autonomia per la sua età, cioè staccarsi senza drammi di ore dalla mamma e esplorare l’ambiente autonomamente, sono raggiunti in quanto la signorina ha subito dimostrato di essere una che nel casino ci sta benissimo (a differenza di Nano) ed è sempre sorridente e amichevole con i bambini. Gattona, si alza in piedi, chiacchiera, canticchia, fa quello che più o meno fanno tutti i piccoli. Non ha bisogno di alcun training per dormire, quindi niente compiti a casa per i genitori (su questo punto io non penso che sia un merito di Nana o un merito nostro che l’abbiamo addestrata bene, credo piuttosto che sia così stanca dalla mattinata all’asilo che dopo pranzo crolli esausta nel letto).

Nano è entusiasta della presenza di Nana: si vanta con tutti i suoi amichetti che la sorellina è al piano sotto mentre lui è nei “grandi” del Blauer Bereich (dai 3 ai 4 anni e 1/2), si vanta che alcuni bambini di 2 anni e 1/2, del Nest, si siano innamorati della piccola di casa e al contempo ne è un po’ geloso.

Nana ha due maestre di riferimento: Elke, come insegnante principale e Fabiana, più giovane di origine italiane. Nana preferisce Elke, ma non fa troppe scene quando c’è Fabiana e si accontenta. La maestra Elke è una chioccia, sebbene ferma nelle sue decisioni e nei suoi interventi quando i piccoli non si comportano correttamente .Vedo una grossa differenza tra lei e la maestra del nido di Nano, la mitica maestra Sigrid, una specie di generale alla guida di truppe naniche e amatissima dai piccoli nonostante i modi militareschi.
Con il caratterino di Nana, credo che sarebbe stata forse meglio una Sigrid rispetto ad una Elke, ma soprattutto rispetto alla meno esperta Fabiana, che si fa intortare da quella signorina leccaculo in miniatura. Ieri pomeriggio Fabiana mi dice “oh, che cara, stamattina era stanca, ma aveva dormito male la notte? Ho pensato che avesse dormito male e l’ho tenuta in braccio, non aveva voglia di giocare con la sabbia.” ?!?!?!
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Questo è l’orso all’ingresso della Kinderhaus.

Chiedetemi tutto, ma non…

Chiedetemi tutto, ma non di dipingere, disegnare, colorare e similari.

In settimana è stato messo in bacheca un avviso che invitava i genitori a partecipare alla festa di Pasqua, domani lunedì 30 marzo, portando ciascuno alcune cose da mangiare. Io sono di quelle che partecipano a tutto, ma soprattutto da emigrata credo che l’integrazione nella vita di paese di provincia, passi anche da queste cose: insomma, mi sono offerta di portare 6 uova sode colorate.

Sono partita tutta carica, perché so benissimo come si fa a cuocere le uova sode (ma và?? iniezione di ottimismo 1) e so benissimo come si fa a svuotarle (non serviva, ma iniezione di ottimismo 2). Ho trovato una confezione di 12 uova bianche con allegato delle capsule per colorarle. Non solo: ieri da DM ho trovato un bellissimo kit con colori e timbri per decorarle.

Stasera, tornati dal pranzo romeno, il famoso organizzato tempo fa, mi sono messa a prepararle. Ho cotto 8 uova, quelle che ci stavano nel pentolino, per miracolo non se ne è spaccata neanche una. Ho letto diligentemente le istruzioni e le ho colorate di un bel rosso-fucsia, così: 250 di acqua + 2 cucchiai di aceto + 1 capsula rossa, tenere in infusione le uova cotte ma ancora calde per ca. 5 minuti.

Poi sono passata alla decorazione con i timbri, volevo timbrare sulle uova rosse dei fiorellini verdi. Adesso che ci penso, è anche una strana inversione di tendenza avere un fondo rosso con i fiori verdi.
E’ stato un disastro: non ho capito un cavolo delle istruzioni, pur avendole lette in italiano. E’ gocciolato colore da tutte le parti, di fiorellini non ne è venuto neanche uno e mi sono ritrovata a scegliere la via dell’astrattismo spinto in chiave psichedelica. Perché le mie sono le uova del futuro. “Sembra che gli sia piovuto sopra, sono orribili, l’anno prossimo è meglio che le decoro io” ha detto il mio Lui.

Le uova del futuro, astratte in chiave psichedelica

Le uova del futuro, astratte in chiave psichedelica

Scocciata, nonché infastidita, ne ho cotte altre 6, con l’idea di farle tinta unita e ciao, fine della storia. Una si è rotta in padella, una si è rotta mentre le scolavo, 4 le ho colorate. Ho scelto di farle giallo arancione, le ho tenute a bagno nel colore 5 minuti, poi aumentati a 10. In pratica, “da uova bianche sono diventate il colore delle uova normali”, ha commentato sempre Lui divertito.

Le uova bianche colorate come le uova normali.

Le uova bianche colorate come le uova normali.

Alla fine ho deciso che domani al kindergarten porto 3 uova modalità 1 e 3 uova modalità 2. Visto il risultato, l’anno prossimo mi offro per cuocerne 12 e colorarne nessuna. Buona caccia all’uovo!

Kindergarten – inserimento

Due anni fa, al primo ingresso al kita, avevo promesso ufficialmente con questo post che non avrei fatto confronti con gli altri, che non mi sarei fatta prendere dal panico per eventuali non progressi, che non sarei diventata matta perché mio figlio, forse, non sarebbe stato il primo della classe. Ebbene, due anni di kita sono passati e il mio nanetto, compiuti 3 anni venerdì, è entrato lunedì al Kindergarten, allo step successivo. Ho avuto una serie di impressioni da primo impatto di cui però parlerò dettagliatamente un’altra volta.

E’ cambiato l’edificio, è cambiato il paese, sono cambiati gli amici, sono cambiate le insegnanti, e mi hanno prospettato almeno 1 settimana di eingewöhnung, di inserimento.
Ieri quindi è stato il primo giorno, il nano super gasato perché a) è diventato grande b) può andare al kindergarten in laufrad. Gli ho spiegato come funziona l’inserimento mentre andavamo la mattina, cioè che la mamma, visto che era il primo giorno, sarebbe rimasta con lui a vedere come era il posto. Arriviamo, va a fare la colazione e mi dice “ciao mamma!”. L’insegnante capisce subito e gli rispiega che sarei rimasta con lui perché era il primo giorno. E aggiunge che ridurremo l’inserimento a 3 giorni.

Oggi il secondo giorno, gli spiego strada facendo cosa succederà: “oggi ti saluto, ti do il bacino e poi torno a prenderti e vieni a mangiare a casa, poi un altro giorno rimani con i bimbi a pranzo e a giocare dopo pranzo, come quando andavi al kita.” Arriviamo al kindergarten,  memore di ieri l’insegnante gli rispiega anche lei che la mamma lo saluta ma torna presto perché sono i primi giorni e si torna a casa a pranzare. Mi è sembrato convinto, anche se ha riprecisato che un altro giorno rimane a mangiare e a giocare e a dormire con il cavallo Lucky.

Tra un’ora vado a prenderlo e speriamo che sia andato tutto bene. D’altra parte anche volendo non avrei potuto rimanere, non dopo quello che mi ha detto stamattina tutto sollevato, come se il mondo dopo la giornata di ieri fosse finalmente tornato normale: “sì mamma, tu vai a casa, perché io vado al kindergarten e non è un mammagarten”.

Questo è la Kinderhaus di Warmbronn, costruita recentissimamente e che contiene scuola materna e nido.