The two Fs

Geography could have helped: living in Germany is not like living across the Ocean and there’s full of different travel options, less then 1 hour fly from Milan, 5 hours drive from Como to Stuttgart.

But.

My family is not like any family and it is extremely different from any Italian Family stereotype – meaning relaxed people, mommy full time in the kitchen and dad at work. My parents work more than anyone could imagine, they are successful too, they have 3 adolescents to take care and, being both active, fast and furious, they have no free time. They need at least one week to organize themselves from the moment I call them and there is no chance they could stay with us for more than 2 days: it is not that they don’t love me or my children, but actually there is no way they could be of any help in an emergency.

Then?

If you are like me, living in a foreign country with no Family available, you know you’re not alone, you can rely on the other F, Friends. By the way, I am always telling my son that “Friends (relationships) are the most important thing in life“, it is time to prove it.
In a few weeks I will probably need some help, even if I hate disturbing others with my own problems and I’ll do all I can to avoid it. I am touched that so many offered their help and I’ve hanged a list of their names and telephone numbers on the fridge. Any time I fear birth / the trip to the hospital / any other complication, I read it aloud again and I don’t feel panic  anymore – and of course I suspect most of my fears are caused by the hormones.

What could I do for those wonderful people when everything will be fine again: a special ThankYou party? A little present? Any ideas?

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p.s. Sorry, I just wanted to talk about the two Fs. It goes without saying, I have the best Team partner.

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Grazie

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Come raccontavo qualche mese fa, i problemi di salute avuti all’inizio della gravidanza di Nanetto mi hanno obbligata ad abbandonare un cliente particolare, speciale e di ampie vedute a cui ero particolarmente affezionata.

Tra le varie ed eventuali conseguenze, non ultima una crisi da nonriescoafareniente, mi sono dovuta lasciare alle spalle contatti quasi quotidiani: i molti professionisti dell’azienda, gli amati/odiati studi di architettura e le loro primedonne archistar e, ancora più determinante, i contatti della stampa del settore edilizia / architettura. Molti di questi si sono trasformati negli anni da generici “contatti” a vere e proprie Persone con volti, caratteri e caratteristiche proprie e con cui si è instaurato un rapporto lavorativo efficace ed efficiente.

Nella confusione del corpo che si stava aggiustando, dell’organizzazione della vita famigliare e nel caos in cui vagavo mentalmente, è stato solo a metà dicembre che mi sono resa conto di non avere avvisato nessuno della stampa periodica della mia sparizione da tutte le caselle di posta elettronica.

Commozione ed emozione: un certo numero di Persone mi ha contattato successivamente solo per sapere come sto. Venuta a meno la rilevanza lavorativa, la necessità di materiali o di informazioni, ci sono Persone che si ricordano di me e che mi scrivono due righe o fanno un colpo di telefono.
E per questi piccoli, meravigliosi e gratuiti gesti vi dico il Grazie più sentito che posso.

X3

E’ con gioia che ho saputo di aspettare baby3, è con il sorriso fino alle orecchie che Lui ha saputo la notizia. Per una volta gliel’ho detto mentre era seduto e non mentre stava guidando, col pericolo di schiantarsi in autostrada.
Tuttavia, nella noia della gravidanza e nella tempesta ormonale di questo periodo lunghissimo e lentissimo, il tempo lo sto impiegando in pensieri dal colore sfumato grigio. Un incidente di salute la settimana scorsa mi ha completamente scombussolata, messo di cattivo umore e, quel che è peggio, ha fatto di una mammaX2 in movimento una mammaX3 a letto, presa da una disperazione profonda e che la settimana scorsa non sapendo più cosa fare ha cominciato a studiare TURCO su Duolingo.

Ho ormai appurato che non è UN figlio che ti cambia la vita, non sono DUE figli che ti cambiano la vita, il giorno dopo avere partorito l’uno e l’altro sei sempre la stessa pirla del giorno prima e di 9 mesi prima. Che la vita cambi dopo avere avuto il TERZO? Io non lo so, ma ad oggi mi sono aumentate le paure, a causa appunto di quell’incidente che, detto tra noi, il Nanino sembra non avere percepito (placenta intatta, no sangue nel liquido amniotico. Il sanguinamento improvviso non si è capito da dove venisse, dolori non ne ho avuti e, porco cane, è vero che sono imbranata ma le contrazioni le avrei sapute riconoscere).

Le paure, dicevo, quelle paure ai cui le persone normali pensano solo 5 minuti al giorno prima di dormire ma a cui adesso penso spesso perché passo molto tempo a letto – anche se non proprio tutto il tempo, ci sono comunque Nano e Nana e quella strana indole che non mi lascia abbastanza pazienza da stare ferma.

Il Parto. Non venitemi a dire “ma l’hai già fatto 2 volte, come puoi avere paura?” Certo che ho paura, solo uno scemo può non avere paura di una evento inevitabile che ha un potenziale di dolori, imprevisti e problemi mediamente alto.

La Gravidanza. Se le altre volte era più una noia che una paura, questa volta mi ritrovo a sperare che non capiti più niente e, come ho detto al primario, di tornare all’ospedale non prima di 6 mesi, per partorire appunto. Dimenticate le gravidanze d’oro, con la mamma raggiante e felice che non fa altro che andare a fare shopping per il nascituro, bellissima nella sua panciotta. La gravidanza per me è sempre una rottura di scatole gigante, dal primo giorno della prima volta.

La Gelosia dei Nani. Se Nano e Nana si vogliono un bene incredibile dal primo momento, nonostante litigi e tafferugli quotidiani, accetteranno Nanetto nella squadra? Nano sembra già volergli bene. Ma quella monella di Nana, come reagirà? Dall’alto dei sui 18 mesi non ha capito bene la faccenda, baby in bauch mamma dice, indica la pancia, ma penso non abbia capito niente.

Ma come si fa? Loro saranno 3, io e Lui siamo ancora 2, nonostante mi vanti di avere l’ubiquità e il dono di sdoppiarmi. Ci sono dei manuali da studiare per farsi crescere delle braccia  in più tipo dea indiana?

Ripartire. Ho paura di non ripartire. Per la prima volta ho lasciato un lavoro che adoro, piangendo al telefono, anticipatamente rispetto a quello che avevo pensato, proprio a causa dell’incidente di salute che mi ha bloccata.
Avevo già l’idea di impiegare la maternità per portare a casa alcune certificazioni di tedesco, così da rientrare nel mondo del lavoro con una marcia in più, ma adesso mi trovo con 6 mesi di tempo infinito, molte cose organizzare a casa (auto, camera, roba per il Nanino, vari impegni dei Nani fuori pancia, cucinare e bla bla bla) ma che non mi soddisfano a livello personale. Insomma, non voglio essere solo questo e non sono disposta ad accettarlo.

Dopo una settimana infernale, soprattutto per il morale sotto terra, ho definito la soluzione, l’unica strada che conosco per uscire da questa melma di cacca deprimente e desolante: lunedì vado a comprare l’agenda 2016 e passo la giornata a pianificare cose da fare extra. E nessun giorno sarà perduto.

A day may come when the courage of men fails, when we forsake our friends and break all bonds of fellowship. But it is not this day. An hour of wolves and shattered shields when the age of Men comes crashing down! But it is not this day! This day we fight! By all that you hold dear on this good Earth, I bid you stand! Men of the West! (Aragorn, LOTR movie)

Crash

L’ambientazione classica, bambini recuperati all’asilo, Nano in bicicletta e Nana sul seggiolino della mia bici. Anche la caduta è stato un classico intramontabile: discesa su ghiaietto con curva in fondo. Insomma, Nano non ha frenato con l’apposito strumento, la bici in curva non ha tenuto e si è trovato con il muso spalmato per terra. Frenata di faccia su ghiaia bagnata, con mamma dietro che inchioda, molla bici e Nana per salvare il Nano incidentato.
Appurato che il Nano 1. rispondeva ai richiami 2. non ha rotto gambe / braccia, gli ho tolto la ghiaia di bocca, ho pulito un po’ il volto insanguinato con un fazzoletto, e l’ho ahimè esortato a riprendere la pedalata verso casa. Ha pedalato e ha pianto tutto il tragitto e credo non ce l’avremmo fatta se non avessi promesso un cioccolatino premio. A casa, finita la disinfezione d’obbligo e il cioccolatino, Nano si sentiva tutto indebolito e voleva andare a letto, invece la sua amica del cuore lo aspettava allo Spielplatz e la piccola ha vinto sul grosso spavento perché dopo averla raggiunta Nano si è tranquillizzato e si è rimesso a giocare.

Questi sono i cioccolatini premio, rimedio per quasi tutti i mali.

Sempre in tema di incidenti, io e Andrea (la solita) abbiamo investito un gatto. Ha fatto crash anche lui, povera bestia scema che attraversa la strada velocissimo, all’improvviso, al buio totale e senza guardare.
La settimana non è ancora finita e domani ho la cena dei genitori dell’asilo: mi devo aspettare la caduta dalle scale o l’avvelenamento da cibo guasto?

Shot di aceto

Per essere una che non si ammala praticamente mai, questo 2015 è stato un anno di cacca. Direi anche letteralmente, visto che negli ultimi 15 gg la mia famiglia, una persona per volta, ha preso ed emesso il virus del mal di pancia 2 volte ciascuno.

Risolto il problema virus, per non farmi mancare niente ieri sono stata da un medico, un sostituto molto avanti con l’età, che mi ha consigliato il rimedio definitivo a tutti i miei problemi: Obst Essig, aceto di frutta, disponibile in tutti supermercati a modico prezzo. Posologia: 1 cucchiaio al giorno secondo il medico, berne “tanto” secondo l’infermiera.

Ne ho comprate 3 bottiglie, ne ho aperta una e mi sono versata lo shottino.
Non lo auguro a nessuno. Sarà sanissimo, ma che schifo!

 
Immagine dal web

Storia di una bicicletta

Siamo tornati dalle vacanze, ho avuto la desiderata bicicletta e mi è toccato pedalare, forte anche.

Il lavoro mi è piombato in testa al rientro e ancora oggi sto annaspando per trovare soluzioni.
Io che speravo che in quei 10 giorni sarebbero arrivate le risposte che aspettavo, ri-ri-ri sollecitate poco prima di partire, ho scaricato la posta speranzosa la sera stessa del rientro per non trovare niente, a parte spam. Lui se lo aspettava, anche io un pochino ma non potevo pensare ad un disastro simile.

Purtroppo, siccome nel caos ci sta bene anche il super caos, improvvisamente è mancato il mio mitico nonno Angelo, il bisnonno bersagliere e ciclista. Ero a casa un venerdì con il Nano malato di un virus gastro-intestinale, saputa la notizia mi sono organizzata e ho mollato a casa Lui santosubito, Nano malato e Nana per accelerare in autostrada verso l’Italia. Inutile dire che nei 4 giorni in cui sono stata via si sono ammalati tutti. Il venerdì pomeriggio non ero in condizione di telefonare a nessuno per avvisare della mia prossima improvvisa sparizione da tutti i dispositivi, così mi sono ridotta il lunedì mattina, prima del funerale, a scrivere una email di avviso sulla mia assenza.

Un po’ di tristezza, ma non così tanta da offuscare l’eterna gratitudine al nonno per il tempo che mi ha dedicato e per le tante “arti” che mi ha trasmesso, che io ho messo da parte e utilizzato molti anni dopo. Insomma, grazie nonno!
Il nonno bisnonno era un esperto di studio autodidatta, avendo cominciato a lavorare prestissimo e avendo poi fatto la guerra, quella che nei libri non trovi perché non la raccontano mica tutta, ci sono pagine che fa più comodo lasciare fumose (vedi Coltano).
Comunque… una volta finita la guerra, aveva letto tanto di storia, di geografia, di lingue straniere, di ingegneria e di meccanica, ma anche romanzi e thriller moderni. La sua passione, oltre alla bicicletta e ai bersaglieri, era inventare: da costruzioni in legno a sistemi di irrigazione in giardino, da catalogazioni di strumenti ai sistemi di sicurezza, senza contare l’enigmistica e la crittografia.

Sono tornata da questo triste giro e ho trovato la mia famiglia indebolita dal virus, io stessa cotta dai troppi chilometri in 4 giorni e con un gran bisogno di riposo. Poi mi è arrivato un altro lavoro, molto interessante, e l’ho accettato. Poi mi è arrivato un altro lavoro, lungo ma a me piace tradurre, e l’ho accettato.

Forse è il caso che la bicicletta, per qualche giorno, la metta in cantina.

Il nonno bisnonno con i nipoti e i bis-nipotini. Perché nessuno di noi Ripamonti sta attento quando si fanno le foto.

Il nonno bisnonno con i nipoti e i bis-nipotini. Perché noi Ripamonti non ci mettiamo in posa.

Le sfighe girano in gruppi

Ci sono sfighe che succedono da sole e sfighe che te le vai a cercare, ma girano sempre tutte insieme come le ragazzine delle scuole medie.

Tanto per partire con la seconda categoria, mi sono ammalata, cosa che non succedeva da anni.
Placche bianche e schifose in gola e sulle tonsille, il corpo risponde con la febbre per tentare di mandarle via, ma mi sa che se prosegue ancora domani dovrò proprio andare dal dottore. E’ facile dire “passa”, certo che passa, ma la mamma ammalata provoca scompiglio nell’organizzazione famigliare e uno scompiglio di pessimo umore. Me la sono andata a cercare, perché è almeno 3 settimane che ho un vago mal di gola, prima è andata via la voce, poi è tornata ma la gola dava fastidio, poi prendo freddo dopo allenamento e poi, il colpo di grazia, lunedì sera alla tradizionale festa delle Lanterne. Eh già, nella protestantissima Germania, dove molte feste non ci sono (come mi faceva notare Siglinde la settimana scorsa), si festeggia San Martino facendo una specie di processione con le Lanterne accese e cantando canti tradizionali. Quando? Lunedì sera alle 17, un freddo boia, seguito da buffet-festa nel giardino del Kita. E qui casca l’asina: i miei due figli erano vestiti perfetti, con l’abbigliamento corretto, io per la fretta mi sono infilata la prima giacca a caso, troppo leggera, la prima sciarpa a caso, di cotone. Martedì mattina, ieri, avevo già la febbre, ma avevamo appuntamento in Consolato e nel pomeriggio come si fa a mollare tutto sulle spalle del proprio compagno-santo quando gli hai già scaricato addosso l’incombenza della spesa e quindi sono andata a prendere Nano al Kita, con Nana a seguito. Ieri sera non erano ancora le 20.00 e dormivo già.

In mezzo a tutto questo avevo un comunicato urgente da scrivere e ieri, un po’ per la febbre, un po’ per il tempo tecnico scarso dato da Nana, ne ho scritto metà. Volevo finirlo in serata e invece sono crollata. Insomma, stamattina parto carica, la bambina dorme, presto che lo faccio: la connessione al server non funziona, ripartirà a metà giornata. Sfiga. Allora ripiego su ebay, Nano ha cambiato numero di piede e non gli vanno più bene le calze, al momento ne ha 2 paia ancora passabili. Ne scelgo 3 paia, faccio per pagare e paypal non mi fa accedere al conto. Telefono all’assistenza, è un problema loro, paypal.de ripartirà tra 2-.3ore. Sfiga.

E adesso Nana si è già svegliata, alla faccia del “fai il pisolino la mamma lavora”. Forse le sfighe oggi mi insegnano qualcosa: ogni tanto fa bene essere obbligati a prendersi una mattina di vacanza.

(Immagine tratta dal web)