Ho paura

tumblr_n39l5a01wd1twdowuo1_500

Ultimamente Nano sta dimostrando una maggior sicurezza di sè che corrisponde ad una maggiore tranquillità generale, lui che è un tipo un po’ nervoso. Mi fa pensare che il compleanno sia coinciso con una crescita interiore improvvisa, come per magia, come già altre volte mi aveva stupito con maturazioni dalla sera alla mattina.
Ho notato che questa acquisizione di sicurezza è venuta dopo un mese in cui ha cominciato ad esprimere ad alta voce alcune paure e sta continuando a farlo con cadenza quasi quotidiana, chiedendo con il tono di voce una opinione autorevole (?) sulla paura espressa.

Chissà quali paure interne e profonde esprime un bambino di 4 anni. Le paure del mio Nano si stanno rivelando delle sorgenti di risate a non finire, non per volontà di sminuirle, ma proprio è imposibile stare seri e una risata dopo l’altra sono diventate piccole come delle formiche. Se qualcuno ha seguito il corso di Difesa contro le Arti Oscure con il prof. R. Lupin sa che è così che funziona l’incantesimo Riddikulus.

La sera, o la mattina mentre aspetta la preparazione del latte, esordisce con: MAMMA, IO HO PAURA. E di cosa amore mio?
Elenco le principali, che si sono ripetute più volte e che ricordo con più chiarezza.

  • Degli Orchi – Nano serio e io scoppio a ridere. Gli Orchi? E che Orchi? Non abbiamo mai parlato di Orchi in casa, chi te ne ha parlato? Il Moriz (amico dell’asilo). Intanto gli Orchi non esistono, sono solo i cattivi di una fiaba, come dire la Maga Magò o Thai Lung (Kung Fu Panda per chi non lo sapesse). E anche nelle fiabe fanno paura ma anche un po’ ridere, si muovono tutti storti – segue dimostrazione della tipica camminata da Orchetto di Mordor. Risate.
  • Del Fantasma – Ma chi, del Fantasma Formaggino? Che ti spalma sul panino? Dimostrazione pratica dell’ingresso in camera del Fantasma Formaggino e di come spalma e mangia i bambini. Risate.
  • Che qualcuno entri in casa di notte – Paura un po’ più seria e se penso che questo è tutta colpa del Nikolaus ci divento matta. La porta è chiusa a chiave, nessuno può passare dai muri e le chiavi le abbiamo solo io e il papà. Comunque abbiamo un intero portaombrelli di spade e bastoni di fronte alla porta d’ingresso. Racconto a Nano di quella volta che Lui è tornato da allenamento tardi e io, che mi ero alzata per andare in bagno, mi sono appostata con un bastone di fronte alla porta, pronta a sferrare l’attacco. Ma mamma, hai bastonato il papà? Noooo, quando l’ho visto ho capito che era il papà… e poi che cucù che sono stata, solo lui ha le chiavi di casa, non poteva essere un altro! Risate.
  • Domande sull’esistenza nel mondo reale di esseri fantastici, tra cui Dinosauri, Lupi, Draghi. I Dinosauri non esistono più, ti ricordi che abbiamo letto nel libro che sono morti tutti e che vivevano tanti tanti anni fa. I Lupi esistono, sono come dei cani che vivono nei boschi, non esistono i Lupi come il Lupo Ezechiele che parlano e hanno i vestiti. Come Peppa che è un maiale finto, i maiali veri non parlano!. I Draghi non esistono, sono una fiaba che piace tanto alla mamma e al papà e sono bellissimi per fare i giochi, ma non esistono “per davvero”. Qui non abbiamo riso, ci ha riflettuto e si è tranquillizzato.
  •  Che i bambini e le maestre si mangiano tutto il salame di cioccolato / la torta che hai fatto. Una paura condivisibile, quando la mamma prepara qualcosa da portare all’asilo e il rischio che non ne resti neanche una fetta è altissimo.

Adesso ogni sera aspetto con una certa trepidazione la nuova paura. Sono curiosa e molto divertita: se da un lato sono le paure decisamente buffe, dall’altro mi rendo conto di quanto siano reali dal suo punto di vista. Il mio Boggart prenderebbe la forma di un Tacchino o di una Gallina gigante: anche io, come il mio Nano, ho delle paure che fanno un po’ ridere.

 

Inserimento – nido

Poco tempo fa parlavo dell’inserimento del Nano al Kindergarten, dopo 2 anni di kita nido. A distanza di 2 mesi dall’inizio del Kindergarten per Nano, abbiamo terminato l’inserimento della Nana, iniziato a -2 settimane dal primo compleanno..

Ha iniziato come la più piccola di tutti i bimbi del “Nest”. Sì, perché Nana non è stata iscritta allo stesso nido di Nano, ma abbiamo approfittato del fatto che a Warmbronn nell’edificio dove c’è il Kindergarten ci sia al piano terra il “Orange bereich”, cioè la classe dei piccoli dagli 11 mesi ai 3 anni, il “Nest”. Nana è partita di Lunedì a conoscere la maestra Elke, una signora formosa dolcissima che l’ha presa subito a benvolere.

Abbiamo parlato di obiettivi: con Nana, che ha iniziato a neanche 1 anno compiuto, c’è già da fare: deve imparare a mangiare da sola con le posate, cosa che le interessa molto ma per la quale sfrutta ancora parecchio le mani, come primo punto. Gli altri aspetti dell’autonomia per la sua età, cioè staccarsi senza drammi di ore dalla mamma e esplorare l’ambiente autonomamente, sono raggiunti in quanto la signorina ha subito dimostrato di essere una che nel casino ci sta benissimo (a differenza di Nano) ed è sempre sorridente e amichevole con i bambini. Gattona, si alza in piedi, chiacchiera, canticchia, fa quello che più o meno fanno tutti i piccoli. Non ha bisogno di alcun training per dormire, quindi niente compiti a casa per i genitori (su questo punto io non penso che sia un merito di Nana o un merito nostro che l’abbiamo addestrata bene, credo piuttosto che sia così stanca dalla mattinata all’asilo che dopo pranzo crolli esausta nel letto).

Nano è entusiasta della presenza di Nana: si vanta con tutti i suoi amichetti che la sorellina è al piano sotto mentre lui è nei “grandi” del Blauer Bereich (dai 3 ai 4 anni e 1/2), si vanta che alcuni bambini di 2 anni e 1/2, del Nest, si siano innamorati della piccola di casa e al contempo ne è un po’ geloso.

Nana ha due maestre di riferimento: Elke, come insegnante principale e Fabiana, più giovane di origine italiane. Nana preferisce Elke, ma non fa troppe scene quando c’è Fabiana e si accontenta. La maestra Elke è una chioccia, sebbene ferma nelle sue decisioni e nei suoi interventi quando i piccoli non si comportano correttamente .Vedo una grossa differenza tra lei e la maestra del nido di Nano, la mitica maestra Sigrid, una specie di generale alla guida di truppe naniche e amatissima dai piccoli nonostante i modi militareschi.
Con il caratterino di Nana, credo che sarebbe stata forse meglio una Sigrid rispetto ad una Elke, ma soprattutto rispetto alla meno esperta Fabiana, che si fa intortare da quella signorina leccaculo in miniatura. Ieri pomeriggio Fabiana mi dice “oh, che cara, stamattina era stanca, ma aveva dormito male la notte? Ho pensato che avesse dormito male e l’ho tenuta in braccio, non aveva voglia di giocare con la sabbia.” ?!?!?!
Nana 1 – Fabiana 0.


Questo è l’orso all’ingresso della Kinderhaus.

Wir sind in Deutschland, hier!

Today I got the “famous” remark, from a 4 year old kid while I was leaving my kid in Kindergarten. I’ve heard similar experiences from other Italian -but also English, French etc…- mothers, but it never happened to us and it was sad and still very funny.
It was sad because I can’t believe this is a 4 years old kid idea, and he should definetly have heard that somewhere. It was funny because this kid understood that sometimes he is a idiot should keep his mouth shut.

I had already left my babygirl in Nest and I was kissing goodbye to my boy in Kindergarten. Speaking Italian, of course. This kid came from the back and said “Wir sind in Deutschland, hier“, we are in Germany here.
I was stunned “Und so?”
Ihr dürft Deutsch reden” You should talk German.
Aber Ich kann 4 Sprachen reden. Wie viel kannst du?” But I can speak 4 languages. How many can you?
He thought a little bit and than sadly answered: “Ein“.
Than my boy took courage “Und Ich kann 2 reden!!” And I can speak 2!
And the boy replied: “Nein du kannst auch nur Deutsch!” No, you can speak only German too
My boy with a very strong “you idiot” tone “Nein, Ich kann Deutsch UND Italienisch reden!!” No, I can speak German and Italian

I would really love to meet the boy’s parents and handshake.

A Scuola di Autonomia

Mi ha colpito dal primo giorno l’attenzione che viene posta in Germania perché i piccoli si rendano autonomi. Non saprei dire se è proprio una strategia educativa teutonica, o se siamo stati noi che abbiamo trovato insegnanti particolarmente “autonomisti”. A me questo va a pennello, e se ogni tanto ho avuto qualche dubbio “ma sarà in grado, mi sembra presto” l’ho tenuto per me e siamo andati avanti, guardando gli sviluppi di quello che era un piccolo gattonatore di 11 mesi alle prese con l’asilo nido tedesco. Le aspettative con l’inserimento all’asilo nido a 11 mesi, appena due mesi dopo esserci trasferiti, erano due: che imparasse il tedesco e che si divertisse con gli altri bambini. Mi sono accorta fin dai primi giorni che invece, per il personale del kita, c’erano ben altre aspettative e lavoravano per altri obiettivi che si riassumono in una parola, autonomia. Il bambino deve essere in grado di salire e scendere due rampe di scale, gattonando prima e poi a piedi attaccato al corrimano. Deve sapersi muovere, alzare, deve acquisire la capacità di salire le scale a pioli, saltare e camminare su vari tipi di terreno. E ancora, mangiare da solo, bere da solo con bicchieri normali di vetro, sparecchiare la tavola, riconoscere le sue proprietà, svestirsi prima e poi vestirsi da solo mettendosi scarpe, cappello, pantaloni,pantaloni, calzine, felpa, giacca a vento. Parlare, come nel caso di mio figlio, una lingua diversa da quella di casa, è scontato. Divertirsi con gli altri bambini è scontato.

Insomma, la settimana scorsa il mio nano grande ha compiuto 3 anni, ha finito l’esperienza del kita con una gran festa e me l’hanno riconsegnato promosso a pieni voti, secondo i loro standard e anche secondo i nostri: il tedesco infatti nel tempo dagli 11 mesi ai 3 anni l’ha imparato e lo parla come tutti gli altri bambini. In più ha tutte le abilità di cui sopra, eccetto che “non sa ancora allacciare bene i bottoni, per ora riesce con i maglioni di lana, bisogna fare pratica con gli altri tessuti”. Rimandato a settembre in allacciamento bottoni e io, nel privato di una chiacchierata con il papàX2, mi sono permessa di dire “chissenefrega“.

Lunedì entriamo al kindergarten e mi sono resa conto che nello step scolastico successivo è ancora l’autonomia l’obiettivo principale. Ma si tratta di un’autonomia diversa, votata alla formazione del bambino, dando per acquisita l’autonomia nella gestione della propria persona. E’ incentivata la decisione personale, i bambini possono e devono scegliere quale attività svolgere. Possono scegliere, seguendo alcune regole, di andare a trovare i piccoli del nido al piano sotto, ed anche possono proporsi di partecipare ad alcune attività dei bambini più grandi. Tutto questo avviene su richiesta diretta del bambino stesso, che deve scegliere cosa vuole fare e andarlo a chiedere all’insegnante di riferimento e poi all’insegnante che vuole andare a trovare, trovandosi a gestire una risposta affermativa o talvolta un rifiuto. Ogni bambino sceglie quando fare colazione, quando durante la giornata vuole bere, recandosi da solo nella stanza apposita, ma anche a quale gioco giocare, con chi e in quale stanza (stanza delle costruzioni, stanza dei role games, stanza per correre, atelier etc).

Non so come, ma perfino un bambino come il mio, che con le persone nuove fatica a parlare apertamente, da subito ha sentito l’influenza di questa “aria educativa autonomista” ed in 3 mezze giornate ha quasi del tutto abbandonato la timidezza che era un suo tratto distintivo, mettendosi a chiedere, domandare e dichiarando le sue intenzioni (es. devo andare in bagno. voglio l’acqua. adesso non voglio più giocare con questo, voglio correre.) D’altra parte, anche se si scontra con l’intimità del suo carattere, sono convinta che questa educazione all’autonomia non possa fargli altro che bene. Il grosso lavoro sarà gestire questa positiva spinta all’autonomia a casa, ovvero permettergli di più rispetto a prima di scegliere e di portare a termine le sue scelte ma qualche volta sarà necessario limitare. E con una testa dura come la sua, ma anche come la mia e come quella del papà, per non parlare della sorellina, ci sarà da ridere.

Kindergarten – inserimento

Due anni fa, al primo ingresso al kita, avevo promesso ufficialmente con questo post che non avrei fatto confronti con gli altri, che non mi sarei fatta prendere dal panico per eventuali non progressi, che non sarei diventata matta perché mio figlio, forse, non sarebbe stato il primo della classe. Ebbene, due anni di kita sono passati e il mio nanetto, compiuti 3 anni venerdì, è entrato lunedì al Kindergarten, allo step successivo. Ho avuto una serie di impressioni da primo impatto di cui però parlerò dettagliatamente un’altra volta.

E’ cambiato l’edificio, è cambiato il paese, sono cambiati gli amici, sono cambiate le insegnanti, e mi hanno prospettato almeno 1 settimana di eingewöhnung, di inserimento.
Ieri quindi è stato il primo giorno, il nano super gasato perché a) è diventato grande b) può andare al kindergarten in laufrad. Gli ho spiegato come funziona l’inserimento mentre andavamo la mattina, cioè che la mamma, visto che era il primo giorno, sarebbe rimasta con lui a vedere come era il posto. Arriviamo, va a fare la colazione e mi dice “ciao mamma!”. L’insegnante capisce subito e gli rispiega che sarei rimasta con lui perché era il primo giorno. E aggiunge che ridurremo l’inserimento a 3 giorni.

Oggi il secondo giorno, gli spiego strada facendo cosa succederà: “oggi ti saluto, ti do il bacino e poi torno a prenderti e vieni a mangiare a casa, poi un altro giorno rimani con i bimbi a pranzo e a giocare dopo pranzo, come quando andavi al kita.” Arriviamo al kindergarten,  memore di ieri l’insegnante gli rispiega anche lei che la mamma lo saluta ma torna presto perché sono i primi giorni e si torna a casa a pranzare. Mi è sembrato convinto, anche se ha riprecisato che un altro giorno rimane a mangiare e a giocare e a dormire con il cavallo Lucky.

Tra un’ora vado a prenderlo e speriamo che sia andato tutto bene. D’altra parte anche volendo non avrei potuto rimanere, non dopo quello che mi ha detto stamattina tutto sollevato, come se il mondo dopo la giornata di ieri fosse finalmente tornato normale: “sì mamma, tu vai a casa, perché io vado al kindergarten e non è un mammagarten”.

Questo è la Kinderhaus di Warmbronn, costruita recentissimamente e che contiene scuola materna e nido.

Scuola e buoni propositi

E trovi un momento in cui scrivere. Per te, non per altri. Per celebrare una altro giorno in cui mi dispero perché ho una lista di cose da fare infinita e solo una mezz’ora libera.

È l’ultimo giorno in cui il mio cucciolo d’uomo è un bambino, da domani va all’asilo nido e diventa uno scolaretto. A pensarci è tremendo: entri nel mondo scolastico a neanche 1 anno e ne uscirai, se tutto va bene senza intoppi, quando hai circa 25 anni.

La scuola con i suoi obiettivi, con i maestri e le maestre che ti controllano, ti misurano, ti confrontano con la media nazionale, con la media della scuola e con la media della classe. Tremendo, di nuovo.

Ma chi di noi mamme “mediamente” fissate con Internet, magari con un passato di ragazze studianti full time, non ha mai provato a controllare se il proprio cucciolo fosse in linea con “la media”? Ma con “la media” di cosa? – risposta tipica del papà pratico/concreto accusato immediatamente di essere poco sensibile ai problemi (quali??) della prole. Con “la media” dei bambini delle amiche e delle conoscenti, con “la media” dei bambini delle altre mamme che scrivono su alfemminile, su mammole, su tutti quei bestiali forum di delirio materno.

Risultato: ecco lo sapevo, la figlia di quella mamma che scrive lì ha la stessa età del nostro e dice GUGU e GAGA invece lui dice solo GHEGHE. Il bambino che abbiamo visto ieri parla più del nostro però sbaglia a fare il pugno perché mette il pollice dentro. Il suo bambino gattona e il nostro cammina, malissimo.

Da domani, da quando il cucciolo varcherà la soglia della sua prima scuola, voglio provare a non dare peso alla “media”, anche perché fare parte “della media” a me non è mai piaciuto e mi sono scelta un compagno fuori “dalla media”. Io so che il mio quasi-scolaretto ha molto che gli altri non hanno: ha i miei occhi, la mia bocca e il naso del papà, ha la fossetta del nonno, ha i miei capelli, ha le dita del papà. Ha la polenta quando vuole. E, se non dovesse imparare il tedesco (cosa di cui dubito vista la full immersion a cui sarà costretto) avrà un italiano a prova di congiuntivo. E prometto solennemente di non dire più le parolacce.

E strada facendo che qualcuno per favore mi ripeta “mamma, rileggi ogni tanto i tuoi buoni propositi”.