Conto alla rovescia

Lo so, avrei dovuto scrivere ieri che era il 1 Dicembre e invece scrivo oggi che è il 2.
Ieri abbiamo aperto il calendario dell’avvento ed è partito il conto alla rovescia verso il Natale e verso la fine dell’anno.
Dicembre è sempre un mese impegnativo, anche per me che sono a riposo: biscotti, la caccia al panettone, cene, Adventcafé, preparare la calza del Nikolaus, preparare i regali di Gesù Bambino e di Babbo Natale che arrivano lo stesso giorno.
Ho fatto tabulati Excel appositamente dedicati incrociando il destinatario del regalo con il mittente, così da avere tutto sotto controllo perché temo le fatidiche domande dei miei e di mia nonna “Cosa regalo a Lui? E a Nano? E a Nana? E al Nanetto?”.

Data l’inattività, che tuttavia si sta rivelando una pericolosa fontana di idee una più strampalata dell’altra, mi sono messa in mente di preparare dei sacchettini-dono per amici, amiche e amici dei Nani, con all’interno dei biscotti e cioccolatini.
Poi ci sono le carte di auguri da scrivere e spedire.
I fan dei miei biscotti natalizi saranno delusi, perché non riesco proprio a impastare la solita enorme mole di biscotti – considerando che, come da lista stilata, il numero di sacchetti di biscotti è aumentato a dismisura in 3 anni e, anche in perfetta salute, sarebbe stata un’impresa titanica impastare per tutti.

Intanto che mi do da fare, Dicembre scorre. E per fortuna oserei dire!! Il 2015 non si può dire sia stato finora un anno fortunato, abbiamo cercato di viaggiare più schisci (nascosti) per non farci colpire dalla sfiga dilagante e ci siamo riusciti un po’ si e un po’ no. Sono mancate tante persone che ricordiamo con affetto e di contro mi tengo stretta la pancia contenitore di vita con un Nanetto protetto dal proverbiale “culo” di famiglia. Perché non sarò supercredente ma alla sfiga e al fondo(schiena) ci credo tantissimo.
Ho lasciato un lavoro che amo e mi tengo aggrappata a quel poco di cultura per ripartire con nuova energia. Mi trovo in questo Dicembre con poche forze, ma ho tre nani da tenere a bada e le forze le vado a cercare ogni giorno nel fondo dell’anima. Poi però vado a letto alle 20.00 con il senso di colpa di non avere prestato sufficiente attenzione a Lui.

Non ci ho ancora ragionato bene, ma penso che farò tante lenticchie la sera di Capodanno, non perché portino soldi ma perché ogni pallina schiacciata porti fortuna a tutti quelli che conosco.

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ps. Tanti auguri ai miei Geni per 36 anni di matrimonio sempre di corsa e sempre con nuove sorprese.

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Il Martire dallo stomaco di ferro

Inizio sempre con le migliori intenzioni e, devo proprio dirlo, con un certo accanimento.
Dovete sapere che Lui è il Martire dei miei tentativi culinari e che con l’esperienza ha imparato a preoccuparsi quando mi vede in cucina con il pc che impasto. Di norma vuol dire due cose: 1) sto tentando di preparare qualcosa che non so cucinare 2) non ho in casa gli ingredienti e sto cercando su Internet ricette facili / veloci / con meno ingredienti possibili.
Sì, perché sono una cuoca media, ma soprattutto ho un repertorio limitato alle specialità della mia regione, la Lombardia: tutto bene, a volte perfino eccellente la polenta uncia, il risotto alla milanese, la cotoletta impanata, perfino il risotto con pesce persico se trovo la materia prima, il tradizionale paradello. Usciti dai confini, a parte qualche eccezione di cucina standard (dalla pasta al pomodoro in giù), è il disastro.

Quando vivevamo a Modena il problema non si poneva: voglia di tigelle, gnocco fritto, pizza? Si usciva a mangiare.
Ma da 3 anni vedo il mio povero Lui penare nella speranza di mangiare almeno una misera piadina o una focaccia e ogni tanto provo ad accontentarlo, con tentativi esilaranti.

Le focacce sono il mio tentativo più usuale, perché la focaccia mi piace molto, quella normale, con niente, solo un po’ unta. Ho provato diverse ricette su Internet e vi posso assicurare che nessuna di queste ha prodotto il genere di “pane” che ricordavo.

Oggi invece ho riprovato, nell’intimità del pranzo in solitaria, a preparare delle piadine per stasera con l’intento di stupire Lui e di farcirle con quel pochino di prosciutto rimasto in frigorifero (ricetta veloce, facile e in padella, non posso stare 1 ora ad impastare, dovrei essere a letto) . Ricordo il sapore delle piadine e sono certa ci sia qualcosa che non va, manca qualcosa, ma che cosa? E poi il risultato, anche come pane, è diverso. Una specie di ostia molle senza sale.

Di 3 che ho cotto, una mi è scivolata per sbaglio nel lavello mentre spalmavo l’impasto in padella, una l’ho fatta bruciare e una l’ho mangiata. Per una volta Lui, il mio Martire dallo stomaco di ferro, resterà all’oscuro del mio ennesimo fallimento.

E voi, che cosa non sapete proprio cucinare?

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I rimasugli dell’unica simil-piadina. Se non altro, sembra sorridermi. Mi starà prendendo per il …??

Shot di aceto

Per essere una che non si ammala praticamente mai, questo 2015 è stato un anno di cacca. Direi anche letteralmente, visto che negli ultimi 15 gg la mia famiglia, una persona per volta, ha preso ed emesso il virus del mal di pancia 2 volte ciascuno.

Risolto il problema virus, per non farmi mancare niente ieri sono stata da un medico, un sostituto molto avanti con l’età, che mi ha consigliato il rimedio definitivo a tutti i miei problemi: Obst Essig, aceto di frutta, disponibile in tutti supermercati a modico prezzo. Posologia: 1 cucchiaio al giorno secondo il medico, berne “tanto” secondo l’infermiera.

Ne ho comprate 3 bottiglie, ne ho aperta una e mi sono versata lo shottino.
Non lo auguro a nessuno. Sarà sanissimo, ma che schifo!

 
Immagine dal web

Super Suppe

Sono giorni pieni di eventi, anzi, sarebbero giorni pieni di eventi se Nana non avesse un improvviso virus del mal di pancia che ci costringerà a girare nel weekend solo metà famiglia per volta.

Tra Sommerfest, Vater-Kind Café e gite varie nei parchi, l’invito più assurdo è arrivato da una associazione di Warmbronn: un’iniziativa partita il mese scorso e che evidentemente ha avuto successo e, per la gioia di tutti, viene ripetuta. Siete tutti invitati alla Super Suppe.

Traduco dal volantino e dal manifesto: Super Suppe Lunedì 15 giugno, dalle 12.30 alle 14.00 – Invito per un piatto di buonissima Zuppa nell’edificio del comune. Saremmo felici di ricevere un’offerta.

Amici, ma proprio a mangiare la zuppa dovete invitarmi? Sarà anche Super, non metto in dubbio, ma l’idea di uscire con l’obiettivo di mangiare la zuppa mi prende davvero poco. L’offerta ve la faccio, ma la zuppa tenetevela voi.

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Chiedetemi tutto, ma non…

Chiedetemi tutto, ma non di dipingere, disegnare, colorare e similari.

In settimana è stato messo in bacheca un avviso che invitava i genitori a partecipare alla festa di Pasqua, domani lunedì 30 marzo, portando ciascuno alcune cose da mangiare. Io sono di quelle che partecipano a tutto, ma soprattutto da emigrata credo che l’integrazione nella vita di paese di provincia, passi anche da queste cose: insomma, mi sono offerta di portare 6 uova sode colorate.

Sono partita tutta carica, perché so benissimo come si fa a cuocere le uova sode (ma và?? iniezione di ottimismo 1) e so benissimo come si fa a svuotarle (non serviva, ma iniezione di ottimismo 2). Ho trovato una confezione di 12 uova bianche con allegato delle capsule per colorarle. Non solo: ieri da DM ho trovato un bellissimo kit con colori e timbri per decorarle.

Stasera, tornati dal pranzo romeno, il famoso organizzato tempo fa, mi sono messa a prepararle. Ho cotto 8 uova, quelle che ci stavano nel pentolino, per miracolo non se ne è spaccata neanche una. Ho letto diligentemente le istruzioni e le ho colorate di un bel rosso-fucsia, così: 250 di acqua + 2 cucchiai di aceto + 1 capsula rossa, tenere in infusione le uova cotte ma ancora calde per ca. 5 minuti.

Poi sono passata alla decorazione con i timbri, volevo timbrare sulle uova rosse dei fiorellini verdi. Adesso che ci penso, è anche una strana inversione di tendenza avere un fondo rosso con i fiori verdi.
E’ stato un disastro: non ho capito un cavolo delle istruzioni, pur avendole lette in italiano. E’ gocciolato colore da tutte le parti, di fiorellini non ne è venuto neanche uno e mi sono ritrovata a scegliere la via dell’astrattismo spinto in chiave psichedelica. Perché le mie sono le uova del futuro. “Sembra che gli sia piovuto sopra, sono orribili, l’anno prossimo è meglio che le decoro io” ha detto il mio Lui.

Le uova del futuro, astratte in chiave psichedelica

Le uova del futuro, astratte in chiave psichedelica

Scocciata, nonché infastidita, ne ho cotte altre 6, con l’idea di farle tinta unita e ciao, fine della storia. Una si è rotta in padella, una si è rotta mentre le scolavo, 4 le ho colorate. Ho scelto di farle giallo arancione, le ho tenute a bagno nel colore 5 minuti, poi aumentati a 10. In pratica, “da uova bianche sono diventate il colore delle uova normali”, ha commentato sempre Lui divertito.

Le uova bianche colorate come le uova normali.

Le uova bianche colorate come le uova normali.

Alla fine ho deciso che domani al kindergarten porto 3 uova modalità 1 e 3 uova modalità 2. Visto il risultato, l’anno prossimo mi offro per cuocerne 12 e colorarne nessuna. Buona caccia all’uovo!