Il giorno delle Porte aperte

Oggi al kindergarten abbiamo festeggiato la “giornata delle porte aperte”, una Sommerfest a cui hanno partecipato i 170 bambini che frequentano l’asilo e le loro famiglie. Noi eravamo senza Lui, in viaggio per lavoro in Italia e incazzoso già prima della partenza.

La festa è stata al centro di preparazioni mammesche, a cui ho aderito solo in parte portando una torta al cioccolato e facendomi carico di scrivere l’articolo per i giornali locali (siamo a posto…). Una tale Suzanne mi ha chiesto se potevo dipingere i bambini, le ho risposto “le hai viste le mie uova di Pasqua?” e nessuno me l’ha più proposto.

Comunque, oggi alle 14.30 sono partita da casa con: monopattino piegato a tracolla, zainetto (contente Ergobaby, portafoglio, telefono, chiavi) e teglia di torta al cioccolato gigante. Giravo come un’anima in pena, inutile dire che prima di recarmi alla Biblioteca di Warmbronn per la prima parte della festa sono sparata al Kindergarten a mollare la torta. Poi ho raccattato una nonna dispersa e l’ho condotta in Biblioteca: sì, questo mini paese ha anche una Biblioteca e oggi ci sono entrata per la prima volta perché in 3 anni l’ho sempre trovata chiusa. Un caldo allucinante per vedere questo benedetto Vernissage, un parolone per dire che hanno appeso dei cartelloni con disegni e delle fotografie di attività dei bambini.

Il tema portante della mostra è la Vita. Questa è l'attività del gruppo di Nano, hanno coltivato delle fragole e dei girasoli.

Il tema portante della mostra è la Vita. Questa è l’attività del gruppo di Nano, hanno coltivato delle fragole e dei girasoli.

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L’arte dell’altalena. Hanno attaccato dei barattoli di colore bucati sul fondo sotto il seggiolino dell’altalena. Ogni bambino è salito sull’altalena facendo cadere del colore su un grosso telo per terra.

Alle 15.30 ho recuperato i miei due ed è cominciata la festa.
C’erano tantissime cose da guardare, in primis la tipa che faceva i palloncini. Nano voleva una spada, ma c’era una ressa indecente, la sciura palloncina ha fatto un grossissimo Pluto palloncino che, ahimé, tra tutti ha regalato a Nana. Me lo sono tirato dietro tutto il pomeriggio. Nano ha fallito miseramente il suo tentativo di farsi fare una spada, finchè il padre della sua amichetta Abigail, che è più bambino dei bambini, non gli ha dato la sua.

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Il famoso Pluto palloncino, stasera dopo lo stress della giornata.

Questa è la spada, identica a quella di Nano. Lui è uno dei mitici gemelli nostri vicini.

Questa è la spada, identica a quella di Nano. Lui è uno dei mitici gemelli nostri vicini.

Abbiamo visitato tutte le stanze, abbiamo visto il Kasperltheatre con Nana che urlava “OOOOhhh!!” entusiasta, Nano si è vestito da ape e ha recitato una canzoncina all’interno del gruppo, abbiamo fatto l’impronta della mano su un grosso lenzuolo bianco, infine si sono fatti dipingere il viso ed è inutile dire che dopo poco Nana ha spalmato il colore anche in faccia alla sottoscritta.

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Nana Farfalla (o Coccinella??). Stesse ferma, dico io!

Nano Spiderman

Nano Spiderman

E’ buffo, perché la foto che vorrei mi avessero scattato oggi è quella di quando siamo tornati a casa: palloncino Pluto, 2 zaini dei bambini, 1 zaino mio appesi sul monopattino, Nana nell’Ergo e Nano in bici con la spada palloncino infilata nella schiena perché proprio non sapevo dove metterla. E ho lasciato al kindergarten la teglia della torta, la riprendo domani.

Io e Lisa alle 17.30 stremate. Nana e Gigante sono coetanei, solo che lui pesa come 3Nane.

Io e Lisa alle 17.30 stremate. Nana e Gigante sono coetanei, solo che lui pesa come 3Nane.

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Io e Andrea

Non so voi, ma io ci ho messo anni a capire che lavoro facesse mio padre, da sempre “libero professionista”, perché per me quelle due parole non volevano dire niente, mancando la chiarezza dei lavori degli altri papà, idraulico, dottore, muratore, meccanico. Oggi il mio Nano si scontra con questa realtà ma, al di là del nome, vede e sente che cosa fa la mamma: telefona / riceve telefonate, scrive email con il computer, ri-telefona / ri-riceve telefonate, si lamenta perché non arriva “il materiale”. Mio figlio, insomma, sa benissimo cosa faccio, legge con gli occhi di un 3enne il mio lavoro e, quando siamo in auto, sente in vivavoce le mie telefonate.

Ed è qui che entra in scena Andrea.

Andrea è la mia più cara amica in Germania, una tra le primissime persone che ho conosciuto. E’ una fan sfegatata dell’Italia e molto molto tedesca nell’animo, una di quelle che dice che l’Italia le piace un sacco ma che l’unica volta che ci è andata in vacanza s’è trovata malissimo. Ci frequentiamo spesso e facciamo lunghissime telefonate di chiacchiera, posso dire di volerle un gran bene e lei è una bravissima persona.

Il caso vuole che, ormai mesi fa, il Nano fosse a casa malato per una settimana e proprio in quel periodo, per la realizzazione di un house organ, io mi sentissi spesso con Andrea Rosa – che saluto nel caso dovesse leggermi, completamente all’oscuro di essere ormai un personaggio nella nostra vita di casa.

Poco tempo dopo, tornando dal nido in macchina, prendo una chiamata in vivavoce di un contatto invece quasi quotidiano, Andrea Sandri – saluto anche lui nel caso dovesse leggermi, tra i nomi più citati dal Nano. Quel giorno Andrea era molto arrabbiato e se chiedete al Nano vi spiegherà perché.

A parte il gioco del nome Andrea tra il femminile tedesco e il maschile italiano, che in fondo non è un gran problema, ormai succede che io cito il nome incriminato e il Nano comincia:

– Ma Andrea Rosa?(e ridacchia, perché sa che sto parlando di Andrea la mia amica).
No, Andrea-Andrea.
– Ma Andrea Sandri?(ridacchia di nuovo)
Nooo, Andrea-Andrea.

Il mio Lui di fronte a tutti questi Andrea finge di scocciarsi, ma la pantomima degli Andrea e delle Andrea lo diverte molto. Soprattutto nel finale: il Nano parte a raccontare la storia più appassionante che riguarda un Andrea.

– ma sai papà/mamma che un giorno Andrea era arrabbiato con uno che fa il lavoro del nonno Faffo (l’architetto ndr) che ha fatto una casa con su delle paroline. AllooooRa io ho visto dalla finestra di dentro l’auto rossa della mamma che anche lì fuori c’erano delle case con le paroline, non è l’unica quella del signore che ha vinto il premio, anche quelle hanno vinto magaaRi, sai papà/mamma?”

Qualunque sia l’Andrea di cui io voglio parlare lui me li nomina sempre tutti. Però questa storiella mi fa morire dal ridere come la prima volta, perché di fronte ad un’opera artistica il Nano ci ha messo dei normalissimi capannoni che sì, effettivamente hanno “delle paroline”, le insegne delle aziende, addirittura illuminate al neon!

Brotherhood

Il weekend scorso siamo stati in Italia, dai miei, in occasione di una performance teatrale di quel CoccoriCò del mio fratello.
Ero prevenuta circa la pazienza dei miei figli  durante lo spettacolo, invece sono stati bravi, a parte qualche acuto di Nana fuori programma e i continui commenti in sottofondo di Nano “adesso sbuca lo zio / ecco lo zio che balla / ciao zio!”.

I ragazzi che hanno recitato sono stati bravissimi: la trama di Peter Pan la conosciamo tutti, le canzoni di Bennato sul tema anche. Al CoccoriCò è andata la parte di Peter Pan, ad un suo caro amico quella di Capitan Uncino, e siccome il paese dove vivono i miei è abbastanza piccolo, i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato li conoscevo anche io almeno di vista, perché hanno frequentato o l’asilo o le scuole elementari con il CoccoriCò.

I rapporti tra fratelli sono qualcosa di particolare e ognuno ha la propria storia. Nel nostro caso i 18 anni di differenza anagrafica ci hanno unito fortemente per 9 anni, finché non mi sono trasferita e, soprattutto adesso, sembrano aggiungere ulteriore distanza a quei 600 km che ci dividono. Pur avendone fatte (e gliene abbia fatte fare) di ogni colore, sono 9 anni dei quali il CoccoriCò sembra ricordare molto poco.
L’avrei voluto padrino dei miei nani, ma è troppo giovane. L’avrei voluto testimone di matrimonio, ma non parla ancora tedesco. In compenso, è inutile dire che lo zio è un idolo inarrivabile per i miei nani.
Forse adesso che sono mammaX2 dovrei capire meglio i miei? Impossibile. Dovrei stare dalla loro parte e non più parare il fratellino piiiiccolo? Impossibile. Una sorella è per sempre.

Due facce della stessa medaglia. Di tolla.

Due facce della stessa medaglia. Di tolla.

Chiedetemi tutto, ma non…

Chiedetemi tutto, ma non di dipingere, disegnare, colorare e similari.

In settimana è stato messo in bacheca un avviso che invitava i genitori a partecipare alla festa di Pasqua, domani lunedì 30 marzo, portando ciascuno alcune cose da mangiare. Io sono di quelle che partecipano a tutto, ma soprattutto da emigrata credo che l’integrazione nella vita di paese di provincia, passi anche da queste cose: insomma, mi sono offerta di portare 6 uova sode colorate.

Sono partita tutta carica, perché so benissimo come si fa a cuocere le uova sode (ma và?? iniezione di ottimismo 1) e so benissimo come si fa a svuotarle (non serviva, ma iniezione di ottimismo 2). Ho trovato una confezione di 12 uova bianche con allegato delle capsule per colorarle. Non solo: ieri da DM ho trovato un bellissimo kit con colori e timbri per decorarle.

Stasera, tornati dal pranzo romeno, il famoso organizzato tempo fa, mi sono messa a prepararle. Ho cotto 8 uova, quelle che ci stavano nel pentolino, per miracolo non se ne è spaccata neanche una. Ho letto diligentemente le istruzioni e le ho colorate di un bel rosso-fucsia, così: 250 di acqua + 2 cucchiai di aceto + 1 capsula rossa, tenere in infusione le uova cotte ma ancora calde per ca. 5 minuti.

Poi sono passata alla decorazione con i timbri, volevo timbrare sulle uova rosse dei fiorellini verdi. Adesso che ci penso, è anche una strana inversione di tendenza avere un fondo rosso con i fiori verdi.
E’ stato un disastro: non ho capito un cavolo delle istruzioni, pur avendole lette in italiano. E’ gocciolato colore da tutte le parti, di fiorellini non ne è venuto neanche uno e mi sono ritrovata a scegliere la via dell’astrattismo spinto in chiave psichedelica. Perché le mie sono le uova del futuro. “Sembra che gli sia piovuto sopra, sono orribili, l’anno prossimo è meglio che le decoro io” ha detto il mio Lui.

Le uova del futuro, astratte in chiave psichedelica

Le uova del futuro, astratte in chiave psichedelica

Scocciata, nonché infastidita, ne ho cotte altre 6, con l’idea di farle tinta unita e ciao, fine della storia. Una si è rotta in padella, una si è rotta mentre le scolavo, 4 le ho colorate. Ho scelto di farle giallo arancione, le ho tenute a bagno nel colore 5 minuti, poi aumentati a 10. In pratica, “da uova bianche sono diventate il colore delle uova normali”, ha commentato sempre Lui divertito.

Le uova bianche colorate come le uova normali.

Le uova bianche colorate come le uova normali.

Alla fine ho deciso che domani al kindergarten porto 3 uova modalità 1 e 3 uova modalità 2. Visto il risultato, l’anno prossimo mi offro per cuocerne 12 e colorarne nessuna. Buona caccia all’uovo!

Impara l’arte

L’arte di dipingere, l’arte di fare musica, l’arte di poetare. Ho conosciuto persone che dipingono, persone che fanno musica, persone che poetano, persone che fotografano, perfino un aspirante scultore.

Molti credono che io non ami l’arte e sbagliano. Io adoro l’Arte. Mi commuove, mi emoziona, soprattutto l’arte da ascoltare e da leggere.

Sbagliano perché quando dimostro la mia ostilità di fronte alle loro geniali creazioni, non sono ostile all’arte, sono ostile all’artista che si crede artistico e che promuove la propria arte: quell’artista che fa la voce strascicata da artista, si veste eccentrico, cioè “da artista”, e spara frasi artistiche zero verbi + ammucchiata di sostantivi.
PassioneSolitudineDoloreVitaSogno.
Sì, a voi, artisti dei miei stivali, sono ostile. Io non conosco, non capisco e non voglio capire la vostra arte. Mi piace di più faticare per tentare di capire nel profondo l’arte “degli altri”, di quelli che sono già famosi, di quelli che magari non ci sono più e con l’arte sono diventati immortali. Quelli che tu, artista artistico avanguardistico, dici “eh ma loro li conoscono tutti, cosa ci vuole??”: perché nella loro Arte c’è un profondo abisso di scoperte, che tu, che sei troppo avanti, non potrai mai tuffarti a contemplare.