Storia di una bicicletta

Siamo tornati dalle vacanze, ho avuto la desiderata bicicletta e mi è toccato pedalare, forte anche.

Il lavoro mi è piombato in testa al rientro e ancora oggi sto annaspando per trovare soluzioni.
Io che speravo che in quei 10 giorni sarebbero arrivate le risposte che aspettavo, ri-ri-ri sollecitate poco prima di partire, ho scaricato la posta speranzosa la sera stessa del rientro per non trovare niente, a parte spam. Lui se lo aspettava, anche io un pochino ma non potevo pensare ad un disastro simile.

Purtroppo, siccome nel caos ci sta bene anche il super caos, improvvisamente è mancato il mio mitico nonno Angelo, il bisnonno bersagliere e ciclista. Ero a casa un venerdì con il Nano malato di un virus gastro-intestinale, saputa la notizia mi sono organizzata e ho mollato a casa Lui santosubito, Nano malato e Nana per accelerare in autostrada verso l’Italia. Inutile dire che nei 4 giorni in cui sono stata via si sono ammalati tutti. Il venerdì pomeriggio non ero in condizione di telefonare a nessuno per avvisare della mia prossima improvvisa sparizione da tutti i dispositivi, così mi sono ridotta il lunedì mattina, prima del funerale, a scrivere una email di avviso sulla mia assenza.

Un po’ di tristezza, ma non così tanta da offuscare l’eterna gratitudine al nonno per il tempo che mi ha dedicato e per le tante “arti” che mi ha trasmesso, che io ho messo da parte e utilizzato molti anni dopo. Insomma, grazie nonno!
Il nonno bisnonno era un esperto di studio autodidatta, avendo cominciato a lavorare prestissimo e avendo poi fatto la guerra, quella che nei libri non trovi perché non la raccontano mica tutta, ci sono pagine che fa più comodo lasciare fumose (vedi Coltano).
Comunque… una volta finita la guerra, aveva letto tanto di storia, di geografia, di lingue straniere, di ingegneria e di meccanica, ma anche romanzi e thriller moderni. La sua passione, oltre alla bicicletta e ai bersaglieri, era inventare: da costruzioni in legno a sistemi di irrigazione in giardino, da catalogazioni di strumenti ai sistemi di sicurezza, senza contare l’enigmistica e la crittografia.

Sono tornata da questo triste giro e ho trovato la mia famiglia indebolita dal virus, io stessa cotta dai troppi chilometri in 4 giorni e con un gran bisogno di riposo. Poi mi è arrivato un altro lavoro, molto interessante, e l’ho accettato. Poi mi è arrivato un altro lavoro, lungo ma a me piace tradurre, e l’ho accettato.

Forse è il caso che la bicicletta, per qualche giorno, la metta in cantina.

Il nonno bisnonno con i nipoti e i bis-nipotini. Perché nessuno di noi Ripamonti sta attento quando si fanno le foto.

Il nonno bisnonno con i nipoti e i bis-nipotini. Perché noi Ripamonti non ci mettiamo in posa.

Advertisements

Vacanze parte 2 – Italia

Moltissime delle famiglie expat che seguo sono state in Italia durante la stagione estiva. Anche noi abbiamo seguito l’onda (del lago), tanto più che nella stessa settimana di Agosto, a soli 3 giorni di distanza, si festeggiano il mio compleanno e quello del mio fratello CoccoriCò.

Intanto il viaggio è andato benissimo: sole ma non troppo caldo, il 20 agosto mio compleanno perfetto festeggiato con 5+1 ore di viaggio in auto. Una volta arrivati, abbiamo letteralmente invaso la casa perfetta dei Nonni Imbruttiti, ecco l’invasione dei Barbari! 4 giorni di relax tutto italiano, accogliendo con gioia il sole e le temperature miti ma non troppo calde.
Dopo 600 km in auto, chi poteva dire no a quel CoccoriCò, al Cocomero e alla Cocomera (sì, perché per quanto molto Imbruttiti, i Geni di bambini per casa ne hanno 3)?? Così il giorno dopo li ho portati a Gardaland. Sì, avete capito bene, un venerdì d’agosto a Gardaland, con delle code incredibili. Non è stata solo questione di buon cuore, intendiamoci, Raptor e soprattutto il nuovo Oblivion sono stati un ottimo incentivo.

Oblivion è la novità 2015 di Gardaland, con una discesa in picchiata completa.
La Cocomera, 10 anni, ha voluto salire su Oblivion come prima giostra della giornata e si è molto divertita, coda a parte. Poi non ha voluto fare il classico Blue Tornado “perché si va a testa in giù”. Ma su Oblivion sei andata a testa in giù! L’abbiamo visto il percorso anche durante la coda, le ho detto io. “Ah, non mi sono accorta”.

Due giorni in auto non potevano che essere la premessa di una speciale giornata a Ossa, Valbrona, dove la famiglia di mia madre ha da secoli una baita. E’ un pellegrinaggio in salita a cui siamo affezionati e con orogoglio ho potuto offrire ai nonni, ai prozii e ai procugini di Montagna un pronipote di Germania che a 3 anni e mezzo cammina. E per camminare intendo in salita, in montagna, senza piangnucolamenti, con una grinta da far mangiar la polvere a certi adulti.
Il compleanno del CoccoriCò è stato un momento in famiglia, riuniti per i 14 anni dello zio inimitabile.

ossa x il verso giusto

Ossa, Valbrona, giusto un po’ di anni fa.

A questa visita in Italia una menzione speciale va a mia madre, la N.I. per eccellenza: lei, maniaca dell’agenda piena, ancora prima che arrivassimo ci aveva sistemato appuntamenti con parenti e conoscenti, graditissimi ma fittissimi, orario pranzo, caffé, cena e apericena. Ancora lei, si è ricordata della mia nostalgia per il Caprino di Mucca e ne ho fatto il pieno.

Un’altra menzione onorevole la devo spendere per il mio cellulare Samsung Dual Sim. Non so come, ma alla dogana di Brogeda (noto punto di confine tra Svizzera e Italia) ENTRAMBE le schede Sim si sono bloccate. Numero italiano Wind e numero tedesco Telekom.
Gli ultimi 30km di viaggio sono stati coloriti dalle risate di Lui e dei Nani di fronte alla mia isterìa e alle parole di fuoco verso “quell’idiota che ha inventato tutte questi sistemi di sicurezza antifurto / e che mi rubino ‘sto telefono / e che chiamino con il mio numero, chissenefrega, al massimo ricevono loro le mie chiamate di lavoro / e ho una prepagata, che mi secchino il credito, al massimo ho su 20 euro /%(%&&((&(&$“. Inutile dire che io non giro con i PUK di 2 schede Sim diverse tatuate sul palmo della mano, i PUK sono in casa mia, da qualche parte.

Insomma, torniamo dall’Italia soddisfatti per avere fatto molto (perfino dopocena  io e Lui in gelateria).

Gelateria Excalibur a Cesana Brianza (CO). Il migliore gelato in zona e oltre.

Torniamo anche vagamente rimbambiti da tutti i discorsi, le persone, le domande. Perché non facciamo mai soggiorni italiani lunghi, 4 giorni al massimo, e in quei pochi giorni concentriamo l’impossibile e chi ci è affezionato si precipita a salutarci. L’interesse non è poco per questi bambini che parlano due lingue, per questi due lavoratori nella terra del “demonio Merkel” come sembra sia dipinta la Cancelliera dai media italiani. Noi abbiamo guadagnato molto dallo spostarci, soprattutto in tranquillità: ma i nostri cari li vediamo spingere l’accelleratore del proprio lavoro oltre il limite, a scapito della propria salute, per fare andare una macchina che sembra avere dei freni che non si possono sbloccare. Va male. E purtroppo, per chi lo vede da fuori, si nota.

Vacanze parte 1 – Allgäu

Siamo partiti e siamo tornati. Delle meritate vacanze, voglio raccontare un po’ più in dettaglio, perché ne sono successe molte e abbiamo discusso sia con il tempo atmosferico sia con i km, sia con le malattie.

Prima settimana di vacanza, siamo partiti mercoledì 12 agosto. Lunedì sera avevo la febbre, martedì era decisamente alta, dunque sono corsa dal dottore che mi ha rifilato 7 giorni di antibiotico e 4 ibuprufen al giorno, con la sua benedizione. Salvata la mammaX2, mercoledì mattina partiamo verso Schwangau, Allgäu (che, per chi vuole ridere con poco, non si legge “Sciuangau / Allagu”), nelle Alpi della Baviera, dove il famoso Ludwig ha vissuto in gioventù e dove ha costruito il castello di Neuschwanstein.

Non è molto distante da noi, un paio d’ore. E tuttavia mai contare sulle stime: un incidente in autostrada ci ha bloccati 4 ore di coda, sotto un sole cocente e indecente, fermi immobili perché l’autostrada è stata chiusa. Ovviamente nessuna stazione di servizio in vista, bambini affamati e acqua che stava per finire. Finalmente raggiunta la stazione di servizio e sfamate le belve, il viaggio è proceduto tranquillamente, l’autostrada riaperta ci ha velocemente portati all’hotel Waldmann.
Siamo arrivati esausti, ma il giorno successivo eravamo già carichi e una gita in funivia fino a Tegelberg, con camminata “del Re” di 35 minuti (20 in salita) fatta da Nano interamente a piedi e pomeridiana passeggiata di 2 ore da famiglia di asini montanari su strada impervia, ci ha ripagato del viaggio di andata. Stanchi ed entusiasti.

11069619_10153577945908331_4662083189442451357_o

Panorama da uno dei tanti sentieri che partono dalla stazione della funivia.

11856452_10153577945623331_2197670417584201476_o

Sempre panorama da Tegelberg

Il giorno successivo siamo andati al Walderlebniszentrum Ziegelwies che vi consiglio vivamente. E’ gratuito l’ingresso, si paga solamente l’accesso ad un bellissimo passaggio pedonale sospeso a livello degli alberi che porta dall’ingresso al parcheggio camminando su lunghi ponti. All’interno c’è un percorso da seguire che si compone di varie stazioni, ognuna con tronchi, argille, fiume, da sfruttare. In particolare segnalo la parte finale, in cui il sentiero si accosta ad un ruscello sul quale sono impostate molte attività, dalla zattera al guado a piedi nell’acqua gelata, dalla piccola diga al gioco dei sassi.

Immagine tratta dal sito http://www.walderlebniszentrum.eu/. Questa è una delle attività sul piccolo fiume che attraversa il parco.

Il terzo giorno le previsioni metereologiche hanno cominciato a segnalare un disturbo nella Forza: così abbiamo visitato i castelli di Ludwig, Hohenschwangau in cui ha trascorso la gioventù e Neuschwanstein, da cui è stata tratta ispirazione per il castello della Bella Addormentata della Disney.

Qui si vedono entrambi i castelli. Tenete inoltre presente la nuovola che sta scendendo dalla montagna.

Qui si vedono entrambi i castelli. Tenete inoltre presente la nuovola che sta scendendo dalla montagna.

La domenica a Füssen, con festa del paese, ci ha regalato un sacco di pioggia, ma non ci siamo fatti intimidire (su questa questione della pioggia poi farò un post a parte) e abbiamo marciato sotto l’acqua senza timore, sia partecipando alla festa sia visitando il castello della cittadina.
Non poteva mancare una visita alla terme: abbiamo optato non per le più eleganti terme di Schwangau ma per quelle di Obertsdorf, più tranquille e con un grossissimo spazio dedicato ai bambini.

Siamo tornati a casa, un giorno di pausa lavatrice e siamo ripartiti il 20 agosto, mio compleanno, per l’Italia.

Per quanto riguarda l’Allgäu, io e Lui ci eravamo preparati sia tramite Internet sia acquistando una guida dedicata all’Allgäu e ai bambini, intitolata KINDER SOMMER Allgäu-Bodensee. Ha qualche buon suggerimento, ma la sconsiglio in quanto NON ha gli indirizzi dei posti citati, pecca gravissima a mio parere. Molto migliore Das große Familienwanderbuch Allgäu acquistata sul posto, in cui i percorsi delle passeggiate sono ben chiariti sia come tempi, sia come difficoltà. Certo, se a voi, come a noi, piace camminare.

Festa della mamma

Ed è arrivata la sera della Festa della mamma(X2). Siamo andati a visitare Tübingen, dietro spinta di Lui che da settimane ha in mente di fare “una gita” in una città, cercando di ficcare questa idea nell’agenda affollatissima del weekend standard. Bella Tübingen, bellissima. In settimana ho anche ricevuto il mio regalo, cioè un nuovo telefono visto che il vecchio dava segnali di cedimento irrefrenabile. Bello il nuovo telefono, bellissimo. Una fortuna gigantesca in tutti i sensi oggi: ho visitato una bella cittadina in compagnia del bel telefono nuovo. Poi Lui mi ha fatto vedere questo: Cosa davvero vorrei, me incontentabile, in più della giornata di oggi? Sono del 28% che vorrebbe OFF From Parenting. Non un giorno intero, 90 minuti. Per farmi la ceretta, la doccia, lavarmi i capelli e mettermi la crema. E adesso, proprio perché è la mia Festa, non mi cercate perché vado di corsa a chiudermi in bagno. Tanti auguri alle mamme expat, alle mamme italians, alle mamme di tutti i colori. E alla mia che vedo finalmente la settimana prossima.

Brotherhood

Il weekend scorso siamo stati in Italia, dai miei, in occasione di una performance teatrale di quel CoccoriCò del mio fratello.
Ero prevenuta circa la pazienza dei miei figli  durante lo spettacolo, invece sono stati bravi, a parte qualche acuto di Nana fuori programma e i continui commenti in sottofondo di Nano “adesso sbuca lo zio / ecco lo zio che balla / ciao zio!”.

I ragazzi che hanno recitato sono stati bravissimi: la trama di Peter Pan la conosciamo tutti, le canzoni di Bennato sul tema anche. Al CoccoriCò è andata la parte di Peter Pan, ad un suo caro amico quella di Capitan Uncino, e siccome il paese dove vivono i miei è abbastanza piccolo, i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato li conoscevo anche io almeno di vista, perché hanno frequentato o l’asilo o le scuole elementari con il CoccoriCò.

I rapporti tra fratelli sono qualcosa di particolare e ognuno ha la propria storia. Nel nostro caso i 18 anni di differenza anagrafica ci hanno unito fortemente per 9 anni, finché non mi sono trasferita e, soprattutto adesso, sembrano aggiungere ulteriore distanza a quei 600 km che ci dividono. Pur avendone fatte (e gliene abbia fatte fare) di ogni colore, sono 9 anni dei quali il CoccoriCò sembra ricordare molto poco.
L’avrei voluto padrino dei miei nani, ma è troppo giovane. L’avrei voluto testimone di matrimonio, ma non parla ancora tedesco. In compenso, è inutile dire che lo zio è un idolo inarrivabile per i miei nani.
Forse adesso che sono mammaX2 dovrei capire meglio i miei? Impossibile. Dovrei stare dalla loro parte e non più parare il fratellino piiiiccolo? Impossibile. Una sorella è per sempre.

Due facce della stessa medaglia. Di tolla.

Due facce della stessa medaglia. Di tolla.

Successo personale e Klimahouse 2015

E’ un po’ che sto covando questo post, ma visto che ho anche dato sfogo a una delle peggiori influenze di sempre è rimasto qui al caldo, come bozza, perché mammaX2expatfreelance non butta via niente e ricicla tutto.

Giovedì 29 e venerdì 30 gennaio sono stata a Klimahouse 2015, a Bolzano, la fiera dell’efficienza energetica e del risparmio energetico in edilizia, per la N° volta e sempre con lo stesso piacere. Ai tecnici andare in fiera forse piace poco mentre a noi, anime chiacchieranti delle pubbliche relazioni e ufficio stampa, piace da matti. Perché in fiera ci si racconta, ci si vede personalmente invece di sentirsi per telefono, seppur stancandosi molto e e bevendo dei tir di caffé. E se sei resident allo stand, quando il caffé non ci sta più si passa al succo di frutta arancia/carota e infine, nel pomeriggio, all’acqua.

Lo stand RÖFIX SpA è come tutti gli anni un luogo accogliente, coi tavolini e un banco dove delle ragazze molto gentili preparano caffé e bicchieri di birra, succo, acqua, accompagnati da piattini di ottimo speck e formaggio dell’Alto Adige e pane locale senza lievito. Inutile dire che ci sono orari, per esempio dalle 11 alle 14, in cui lo stand è strapieno.

Genuina era la gioia dell’essere lì ancora una volta come professionista, con l’orgoglio di 2 figli e della scelta di expat, nonostante lo sforzo che mi è stato necessario per arrivare fino a lì, intendo proprio lo sforzo fisico.

Il momento che mi ha toccato di più è stato quando ho ricevuto il miglior complimento da un architetto sulla sessantina, mai visto né conosciuto, che prima di andarsene dallo stand mi ha cercata e salutata dicendo “La ringrazio perché è stata molto gentile con noi, Lei è una persona per bene”. Grazie. Ho spesso la spiacevole sensazione di non avere combinato un tubo di importante in questi anni di lavoro, di essere una delle tante come in effetti sono, di fare sforzi a non finire per portare avanti un lavoro a cui tengo e che mi piace molto e che questo sia riconosciuto soltanto dietro le quinte da chi mi ha visto addormentarmi sulla tastiera o svegliarmi di notte di soprassalto perché avevo sognato una scadenza.
E se tutto questo mi ha portato ad essere “una persona per bene”, beh signori, continuo la mia vita con uno sprint in più perché il mio successo l’ho già raggiunto.

Immagine da Klimahouse 2015 di ROFIX Spa Sulla sinistra sto chiacchierando, tanto per cambiare.

Immagine da Klimahouse 2015 di ROFIX Spa
Sulla sinistra sto chiacchierando, tanto per cambiare.

Intervento dal passato: Manifesto del Pendolare Medio

Peccato che i pensieri non si possano registrare, nascono e non si fa in tempo a realizzare “questa è una splendida idea” che bisogna scendere dal treno e la realtà a forma di macchina, di casa e di cena da preparare ritorna e ti cancella tutto quello che avevi pensato.

Il Pendolare Medio si alza alle 6 di mattina, guarda fuori mezzo assonnato e cerca di capire che tempo farà. Per metà dell’anno non riesce a indovinare perché a quell’ora il sole non è ancora sorto.
Quindi si veste, basandosi sulle condizioni metereologiche del giorno precedente. 9 volte su 10 l’omino del tempo si prende gioco di lui: il giorno prima la temperatura raggiunge i 30° gradi, la mattina dopo scende a -3°. Peggio ancora se comincia a piovere non appena si è arrivati in stazione e, di solito, l’ombrello è purtroppo rimasto a casa o nel baule della macchina.
Sulla banchina ci si stringe nel cappottino, si scruta se c’è qualcuno che si conosce o qualcuno da evitare. Normalmente anche se il tuo migliore amico strafigo è proprio lì davanti sullo scalino, che sale sul vagone preferito, non lo riconosci perché la mattina anche lui sembra un troll e perché tu fingi di essere sveglia ma hai l’occhio mezzo chiuso che dorme ancora.
Il treno delle ore 6,45 porta fantasmi nei suoi vagoni. Le donne e le ragazze si truccano durante il viaggio, il primo raggio di sole le coglie impreparate con visi pallidi e occhiaie viola pronunciate. Gli uomini russano con la bocca aperta, dopo un po’ aprono il giornale.
Il mondo si risveglia a metà strada, non per l’accendersi dell’orologio biologico che dice “è ora” ma perché altre persone sono salite sul treno e ti stanno per saltare in braccio e, se ti va peggio, ormai sei incastrato tra lo zaino ingombrante del ragazzo liceale e il finestrino umido di condensa.
Una volta arrivati, il gregge cammina sulle banchine. Usciti dalla stazione, sotto l’ago dell’operosità milanese, si corre.

Si va, si fa, si disfa, si torna.

Al ritorno è un classico perdere il treno per 4 minuti e aspettare il successivo per 40. Finalmente si sale, il sonno chiama, ma di fronte c’è il compagno di scuola di 10 anni fa che vuole raccontare i suoi ultimi 5 anni di vita con dovizia di dettagli.
Ti ha impedito di dormire però, almeno stasera, la fermata della discesa è quella giusta.