Cambio Automatico

Tra le varie ed eventuali, abbiamo cambiato macchina, facendo la prima spesa importante da quando siamo una famiglia di 2, 3 e 4.

Siamo di quelli che viaggiano leggeri, che vanno in vacanza con i figli 15 giorni con 2 trolley bagaglio a mano e 1 zaino, di quelli che tra i 18 mesi e i 2 anni fanno “la gamba” al bimbo per poi lasciare a casa il passeggino perché ci da fastidio.
Questo per dire che in previsione dell’arrivo di Nanetto il problema non era certo la dimensione del baule, bensì fare stare in 1 auto 3 seggiolini.
Non sono molte le auto che possono ospitare 3 seggiolini nella fila dietro, io e Lui abbiamo passato molte sere a calcolare la dimensione dei seggiolini che possediamo e dei seggiolini sul mercato per poi confrontare la sommatoria con la superficie di seduta disponibile. Volevamo l’auto più piccola possibile, “mica come quelle famiglie che hanno il Galaxy”, ma poi ci siamo dichiarati sconfitti. In primis per ragioni di omologazione del veicolo: la Touran per esempio potrebbe contenere i 3 seggiolini ma al pelo e quindi non è omologata. In secondo luogo perché ci siamo resi conto che tutte le famiglie con 3 figli hanno un’auto ben più grande della misura che pensavamo e non possono essere tutti cretini e noi soli i geni della lampada. Discuti, digerisci e investi, abbiamo scelto una Sharan con tutte le “pistolate cifolanti” con cui lavora Lui (leggi: videocamere, radar e sensori, chi ne ha più ne metta, che continuano a fare piiitt piiit ad ogni movimento. Li odio.). Punto a favore, per la gioia del vicino con l’auto di rappresentanza fighetta, le porte scorrevoli posteriori. C’è un baule in cui noi, che siamo nani, potremmo dormire comodamente o far salire l’odioso passeggino senza chiuderlo. All’occorrenza diventa 7 posti per fare stare (non più) di un paio di passegggeri e i loro bagagli (il baule è comunque grande, anche con 7 posti).

L’auto nuova è bianca “con un sedere gigante” dice Nano. Avrei voluto applicarle delle decorazioni nere per farla diventare una mucca da latte, chissà come mai Lui me l’ha proibito e quindi, eliminato il nomignolo Mucca, per tutti si chiama Il Bus.

A dispetto delle dimensioni, il Cambio Automatico mi fa provare una strana sensazione: mi sembra di guidare il motorino, il mio era proprio bianco, solo che guido il Bus.

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Cambio Automatico: mi sembra di guidare il motorino, invece guido Il Bus

Fiamma spenta

Si è chiusa un’epoca incredibile, quella della mia Fiamma. Sì, lunedì sono partita con Fiamma per portarla a casa dei Geni, un rientro in Italia che mi ha fatto un gran male perché la Fiamma è un mito totale, l’auto rossa più simpatica di tutti fatta a mia immagine e somiglianza.

Fiamma mi ha accompagnata in giri improbabili, sfidando intemperie e lunghe distanze.
Sulla Fiamma sono saliti tutti, pazzi, sani, grassi, magri, creste che dovevano piegare la testa per non toccare il soffitto e gambe lunghe che si piegavano come origami, cicciotti che dietro non ci stavano e piccoli che invece si svaccavano comodi.
E’ salito anche di tutto, tra sci, borsoni, spade e fucili giocattolo e varie combinazioni testate dalle migliori mamme: 2 seggiolini con bambini + 1 passeggino + 3 zaini, 1 seggiolino con bambino + passeggino + 4 gomme estive nell’abitacolo, solo per citare le più eclatanti.
Fiamma mi ha accompagnato in ben 2 traslochi: da Como a Modena, con i sedili posteriori abbassati e piena di scatole di piatti, tovaglie, un tappeto, coperte, lenzuola, vestiti, scarpe, giacche, bottiglie, posate, utensili da cucina, armi, judogi e rollerblade; il successivo, ben più leggera, da Modena a Leonberg, perché tutta la roba l’aveva il camion e lei ha dovuto solo portare un paio di persone. Non solo: altro momento di gloria della Fiamma è stato accompagnarci in Italia per Natale, il primo Natale del Nano, e tornare “ripiena”.
Fiamma ha assistito a molte mie follie e più di una volta è stata in grado di portarmi a casa da sola, pur non avendo il pilota automatico di cui tanto parla Lui. Tra parentesi, le prime volte che ci siamo visti Lui sosteneva che Fiamma non fosse un’auto in grado di andare in autostrada: si è dovuto ricredere!!

Io ci ho sofferto, ma forse per Fiamma era giunto il momento di prendersela con più calma. Lunedì ho approfittato dell’assenza dei Nani per preparare una playlist oltraggiosa da sentire al massimo volume. Perché Fiamma, mi mancherai un sacco.

Fiamma era anche babysitter. Guardando bene, c'è un giovanissimo CoccoriCò qui.

Fiamma era anche babysitter. Guardando bene, c’è un giovanissimo CoccoriCò qui.

ps. Una volta una conoscente ha chiesto ad una mia cara amica “che macchina ha Chiara?” Lei ha risposto: “ah, è rossa. Si chiama Fiamma”.

Da grande

Per la prima volta oggi andando all’asilo Nano ha formulato la fatidica frase che comincia con “da grande…” per poi abbandonarsi in esaltanti progetti per il futuro.

Da grande voglio fare il calciatore.
Sbang! botta in testa. Io e Lui non detestiamo il calcio in sé, anzi, come gioco è bellissimo, si corre tanto, si fa fatica, si suda, si gioca in gruppo e con la palla. Peccato che veniamo entrambi dalle arti marziali e ci interessiamo caso mai ad altri sport collaterali: insomma, il mondo del calcio con i suoi lustrini, i suoi miliardi, i suoi calciatori superstar ci interessa poco e, per meglio dire, proprio non lo consideriamo affatto uno sport degno di discussione casalinga. Nano di conseguenza non conosce il nome di un solo calciatore e tiene al Milan per fede calcistica ereditaria, non perché abbia mai visto una mezza partita. Sarei stata meno sorpresa se mi avesse detto che vuole fare lo scaltore, il ciclista, il nuotatore, lo sciatore, il judoka, il pugilato, la scherma, pattinaggio e skateboard acrobatico, perché di questo ogni tanto ne abbiamo parlato.

Cosa bisogna fare per diventare calciatore, mamma?
Per prima cosa bisogna andare bene a scuola, studiare, fare i compiti e prendere dei bei voti. Poi se si è stati bravi a scuola al pomeriggio si va a fare allenamento con altri bimbi della squadra di calcio e con l’allenatore, che è il maestro del calcio. Lui dice: adesso dovete correre, adesso saltate, adesso tirate la palla”, e bisogna fare come dice lui e farlo bene.

Vorrei sentire l’opinione di qualcuno che faccia l’allenatore di calcio per i bambini. Come fate a tenere a bada i bambini di fronte dalle dinamiche “esterne” al gioco del calcio ma “interne” al mondo che lo avvolge? Può succedere che i bambini perdano il fascino del gioco di fronte alla voglia di successo, soldi e palcoscenico? Sono i genitori che spingono alla competizione oltre il limite, al modo di fare da star del calcio anche se si è nel campetto dell’oratorio dell’ultimo mini paese della val padana?

Comunque Nano, mi ha steso un allucinante piano completo di quello che vuole fare “da grande”. “AlloRa, da grande prima vado a scuola e faccio il bravissimo, dopo vado “a spade” con l’antispada (le protezioni), poi vado a judo a fare la lotta, e dopo vado a fare calcio con la squadra. E quando ho finito vengo a casa e vado a letto.
Ho ammirato il piano, perché ha dato il contentino sia a me che a papà Lui e, ancora più importante, ha espresso la voglia di fare 100 cose in 1 giorno, una per volta, organizzazione perfetta in barba alle capacità fisiche e alla disponibilità oraria giornaliera. That’s my boy.

Io e Andrea

Non so voi, ma io ci ho messo anni a capire che lavoro facesse mio padre, da sempre “libero professionista”, perché per me quelle due parole non volevano dire niente, mancando la chiarezza dei lavori degli altri papà, idraulico, dottore, muratore, meccanico. Oggi il mio Nano si scontra con questa realtà ma, al di là del nome, vede e sente che cosa fa la mamma: telefona / riceve telefonate, scrive email con il computer, ri-telefona / ri-riceve telefonate, si lamenta perché non arriva “il materiale”. Mio figlio, insomma, sa benissimo cosa faccio, legge con gli occhi di un 3enne il mio lavoro e, quando siamo in auto, sente in vivavoce le mie telefonate.

Ed è qui che entra in scena Andrea.

Andrea è la mia più cara amica in Germania, una tra le primissime persone che ho conosciuto. E’ una fan sfegatata dell’Italia e molto molto tedesca nell’animo, una di quelle che dice che l’Italia le piace un sacco ma che l’unica volta che ci è andata in vacanza s’è trovata malissimo. Ci frequentiamo spesso e facciamo lunghissime telefonate di chiacchiera, posso dire di volerle un gran bene e lei è una bravissima persona.

Il caso vuole che, ormai mesi fa, il Nano fosse a casa malato per una settimana e proprio in quel periodo, per la realizzazione di un house organ, io mi sentissi spesso con Andrea Rosa – che saluto nel caso dovesse leggermi, completamente all’oscuro di essere ormai un personaggio nella nostra vita di casa.

Poco tempo dopo, tornando dal nido in macchina, prendo una chiamata in vivavoce di un contatto invece quasi quotidiano, Andrea Sandri – saluto anche lui nel caso dovesse leggermi, tra i nomi più citati dal Nano. Quel giorno Andrea era molto arrabbiato e se chiedete al Nano vi spiegherà perché.

A parte il gioco del nome Andrea tra il femminile tedesco e il maschile italiano, che in fondo non è un gran problema, ormai succede che io cito il nome incriminato e il Nano comincia:

– Ma Andrea Rosa?(e ridacchia, perché sa che sto parlando di Andrea la mia amica).
No, Andrea-Andrea.
– Ma Andrea Sandri?(ridacchia di nuovo)
Nooo, Andrea-Andrea.

Il mio Lui di fronte a tutti questi Andrea finge di scocciarsi, ma la pantomima degli Andrea e delle Andrea lo diverte molto. Soprattutto nel finale: il Nano parte a raccontare la storia più appassionante che riguarda un Andrea.

– ma sai papà/mamma che un giorno Andrea era arrabbiato con uno che fa il lavoro del nonno Faffo (l’architetto ndr) che ha fatto una casa con su delle paroline. AllooooRa io ho visto dalla finestra di dentro l’auto rossa della mamma che anche lì fuori c’erano delle case con le paroline, non è l’unica quella del signore che ha vinto il premio, anche quelle hanno vinto magaaRi, sai papà/mamma?”

Qualunque sia l’Andrea di cui io voglio parlare lui me li nomina sempre tutti. Però questa storiella mi fa morire dal ridere come la prima volta, perché di fronte ad un’opera artistica il Nano ci ha messo dei normalissimi capannoni che sì, effettivamente hanno “delle paroline”, le insegne delle aziende, addirittura illuminate al neon!

Scrivere e l’auto

E’ banale parlare di caldo, come gli anziani che si trovano al bar e discutono del tempo metereologico, del tempo passato e dei tempi moderni, ma niente più di questo clima estivo mi blocca la mente e le dita sulla tastiera. Un tempo, si diceva ” mi blocca la penna” ma i tempi cambiano: non si può più dare la colpa allo strumento per il blocco mentale dello scrittore, la tastiera può permettersi di dare forma scritta al pensiero quasi in tempo reale. Formuli nella mente le frasi e digiti, mi sembra spesso di suonare un pianoforte.
Vi è mai capitato di rincorrere le parole della mente chiaccherona, digitando furiosamente più veloce possibile prima che le idee scappino via? Oggi vorrei sperimentare il contrario, battere sulla tastiera lettere a caso per suggerire alla mente accaldata frasi di senso compiuto. Ieri sera, mentre guidavo l’automobile sulla via del ritorno, avevo ben chiaro cosa dovevo scrivere, avevo formulato un paio di frasi che mi sembravano d’effetto. Chissà dove sono andate tutte queste belle idee. Quasi quasi risalgo in automobile e torno sui miei passi: chissà che non le ritrovi dimenticate a bordo della strada.

Dita incrociate

E’ con la speranza che le cose vadano bene che scrivo stasera. Domani 2 giugno stamperò e preparerò le ultime cose, anzi, quasi quasi lo faccio oggi così domani posso dedicarmi all’ansia full time. Un appuntamento venerdì, uno già fatto ieri. Ho un progetto da scrivere per la settimana prossima e ho qualche scellino da recuperare che invano continuo a cercare nel mio conto e non arriva. Parlare di soldi in un blog  è di cattivo gusto, ho sentito dire, ma l’ha detto uno che si trova il frigorifero pieno per magia e che pensa che il destino di tutti sia nuotare nelle monete d’oro come Paperone.

Sento le telefonate del vicino che parla ad alta voce, forse è sordo lui o parla con una vecchia zia. Lo sento ma non lo sento, perché in questo momento la speranza mi pervade, farò tutte le mie cerimonie pre-lavoro e pro-fortuna, perchè in una settimana come questa non c’è una JigoroChiara che si può arrendere.