Post di fine anno

Se dappertutto si parla di 2016 maledetto, per me è stato un anno difficile per 1/3 e faticoso-gioioso per 2/3.

Dal 2017 chiedo Tempo, l’agenda è pronta, quella con la “pecora” portafortuna.

Tempo di tradurre, di infilarmi i dizionari sottopelle, senza arrivare a farlo tutte le sere e tutte le notti. Magari anche il Tempo, oltre che la Memoria, di fare le fatture, sono l’unica salame di freelance che dimentica di farle.

Tempo per studiare ancora tedesco ed entro Aprile fare un altro test. Il libro è pronto, c’è solo da cominciare.

Tempo per il Nano, tempo per la Nana, tempo per il Nanetto, che abbiano tutti i giorni pantaloni e magliette puliti, anche i musetti e i dentini. Per le mani, lasceremo un po’ correre.

Tempo per Lui, di ascoltarlo e di vedere i suoi film senza addormentarmi, per preparargli qualche volta una cena non scotta e salata al punto giusto, per cambiargli le gomme e spedire le lettere in posta.

E i miei pensieri per il 2017 vanno a tutti gli amici conosciuti nel 2016: forza ragazzi e ragazze, è anche grazie a voi che io oggi, un giorno prima della fine dell’anno, mi sento un po’ più ricca di idee, di ispirazioni, di affetto.

 

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Grazie

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Come raccontavo qualche mese fa, i problemi di salute avuti all’inizio della gravidanza di Nanetto mi hanno obbligata ad abbandonare un cliente particolare, speciale e di ampie vedute a cui ero particolarmente affezionata.

Tra le varie ed eventuali conseguenze, non ultima una crisi da nonriescoafareniente, mi sono dovuta lasciare alle spalle contatti quasi quotidiani: i molti professionisti dell’azienda, gli amati/odiati studi di architettura e le loro primedonne archistar e, ancora più determinante, i contatti della stampa del settore edilizia / architettura. Molti di questi si sono trasformati negli anni da generici “contatti” a vere e proprie Persone con volti, caratteri e caratteristiche proprie e con cui si è instaurato un rapporto lavorativo efficace ed efficiente.

Nella confusione del corpo che si stava aggiustando, dell’organizzazione della vita famigliare e nel caos in cui vagavo mentalmente, è stato solo a metà dicembre che mi sono resa conto di non avere avvisato nessuno della stampa periodica della mia sparizione da tutte le caselle di posta elettronica.

Commozione ed emozione: un certo numero di Persone mi ha contattato successivamente solo per sapere come sto. Venuta a meno la rilevanza lavorativa, la necessità di materiali o di informazioni, ci sono Persone che si ricordano di me e che mi scrivono due righe o fanno un colpo di telefono.
E per questi piccoli, meravigliosi e gratuiti gesti vi dico il Grazie più sentito che posso.

Io e Andrea

Non so voi, ma io ci ho messo anni a capire che lavoro facesse mio padre, da sempre “libero professionista”, perché per me quelle due parole non volevano dire niente, mancando la chiarezza dei lavori degli altri papà, idraulico, dottore, muratore, meccanico. Oggi il mio Nano si scontra con questa realtà ma, al di là del nome, vede e sente che cosa fa la mamma: telefona / riceve telefonate, scrive email con il computer, ri-telefona / ri-riceve telefonate, si lamenta perché non arriva “il materiale”. Mio figlio, insomma, sa benissimo cosa faccio, legge con gli occhi di un 3enne il mio lavoro e, quando siamo in auto, sente in vivavoce le mie telefonate.

Ed è qui che entra in scena Andrea.

Andrea è la mia più cara amica in Germania, una tra le primissime persone che ho conosciuto. E’ una fan sfegatata dell’Italia e molto molto tedesca nell’animo, una di quelle che dice che l’Italia le piace un sacco ma che l’unica volta che ci è andata in vacanza s’è trovata malissimo. Ci frequentiamo spesso e facciamo lunghissime telefonate di chiacchiera, posso dire di volerle un gran bene e lei è una bravissima persona.

Il caso vuole che, ormai mesi fa, il Nano fosse a casa malato per una settimana e proprio in quel periodo, per la realizzazione di un house organ, io mi sentissi spesso con Andrea Rosa – che saluto nel caso dovesse leggermi, completamente all’oscuro di essere ormai un personaggio nella nostra vita di casa.

Poco tempo dopo, tornando dal nido in macchina, prendo una chiamata in vivavoce di un contatto invece quasi quotidiano, Andrea Sandri – saluto anche lui nel caso dovesse leggermi, tra i nomi più citati dal Nano. Quel giorno Andrea era molto arrabbiato e se chiedete al Nano vi spiegherà perché.

A parte il gioco del nome Andrea tra il femminile tedesco e il maschile italiano, che in fondo non è un gran problema, ormai succede che io cito il nome incriminato e il Nano comincia:

– Ma Andrea Rosa?(e ridacchia, perché sa che sto parlando di Andrea la mia amica).
No, Andrea-Andrea.
– Ma Andrea Sandri?(ridacchia di nuovo)
Nooo, Andrea-Andrea.

Il mio Lui di fronte a tutti questi Andrea finge di scocciarsi, ma la pantomima degli Andrea e delle Andrea lo diverte molto. Soprattutto nel finale: il Nano parte a raccontare la storia più appassionante che riguarda un Andrea.

– ma sai papà/mamma che un giorno Andrea era arrabbiato con uno che fa il lavoro del nonno Faffo (l’architetto ndr) che ha fatto una casa con su delle paroline. AllooooRa io ho visto dalla finestra di dentro l’auto rossa della mamma che anche lì fuori c’erano delle case con le paroline, non è l’unica quella del signore che ha vinto il premio, anche quelle hanno vinto magaaRi, sai papà/mamma?”

Qualunque sia l’Andrea di cui io voglio parlare lui me li nomina sempre tutti. Però questa storiella mi fa morire dal ridere come la prima volta, perché di fronte ad un’opera artistica il Nano ci ha messo dei normalissimi capannoni che sì, effettivamente hanno “delle paroline”, le insegne delle aziende, addirittura illuminate al neon!