Kindergarten, inserimento #2

Due anni fa si parlava dell’inserimento di Nano al Kindergarten (qui e qui), dopo i due anni di kita in un altro paesucolo. Ed ecco che oggi, a due settimane dal passaggio, parlo dell’inserimento al Kindergarten di Nana, dopo due anni passati nello stesso edificio a piano terra, al nest.

Spostarsi da piano terra al piano superiore, raggiungendo il fratello maggiore, sulla carta sembrava un passaggio dolcissimo. Nana era felice, le attività del nest cominciavano a starle un po’ strette. Poi è arrivata la settimana di Schnuppern, in cui è andata con le adorate maestre del Nest a “spiare” il Kindergarten al piano di sopra. Belli i giochi, bello c’è il fratello maggiore, bello che ci sono tante stanze…. ma si è resa conto che le sue amiche del cuore non sarebbero venute con lei. Eh già, perché il passaggio si fa in concomitanza con il compleanno, nel caso di Nana due settimane prima. Katharina, Henriette e Anna arriveranno nei prossimi mesi.

Una fatica immane, ecco cosa è stato. Nana con una tristezza dentro profondissima e una lucidità sorprendente nel guardarsi dentro e spiegare che cosa prova, tristezza, fastidio, antipatia verso certi bambini più esuberanti e gratitudine verso il fratello che per lei, dall’alto dei suoi 5 anni, si è speso molto.

Io quel maestro non lo voglio – Il maestro di riferimento, soprannominato privatamente “lo Zombie”, non è stato di aiuto perché in uno staff di livello buono lui è un povero pirla un po’ poco intuitivo. Intanto i primi giorni pensava che Nana piangesse per il distacco dalla mamma: io, ma anche le maestre del Nest, a dirgli che non era così, che le mancavano le sue amiche, e lui non ci voleva credere. Poi ha deciso che nel pomeriggio era stanca e Nana ci ha pensato da sola a chiarirgli “non sono stanca, sono triste”. Lui non era ancora convinto. Incompresa, scocciata e infastidita, Nana ci ha messo poco a a farlo  passare dalla parte del cattivo, perché “lui non mi lascia andare sotto (al piano terra) dalle mie amiche e dalle mie maestre. Io voglio le mie maestre, non voglio lui.” Ho provato ad insistere, perché non lo vuoi? “Perché è un maschio!” Ma anche il maestro Cedric al Nest è un maschio e ti è sempre piaciuto! “Eh, ma il Cedric era bello!” Con questa ho lasciato perdere, perché sì, ha ragione, anzi ragionissima, il nuovo maestro è proprio brutto.

Ho paura del maestro Alexander!! Il maestro Alexander è un uomo un po’ grosso e un po’ burbero, sull’età, un pezzo di pane. Però, soprattutto coi bambini scalmanati, ci tiene al rispetto delle regole. Ora, al primo primissimo giorno Nana è rimasta scioccata che un bambino sia stato sgridato, con un tono di voce profondo da uomo e non con la voce soave femminile. In più, Alexander ha la barba, anzi, l’ha tagliata qualche giorno fa e Nana era molto divertita.

Quelle non sono le mie amiche. Le mie amiche sono sotto! Quelle non sono le mie maestre, le mie maestre sono sotto! Questo è ancora il punto dolente. Non che non conoscesse nessuno al piano superiore, tutt’altro, conosceva già qualche bambina della sua età e quasi tutti i bambini più grandi, amici del fratello. Ma nel suo dolore per avere perso la compagnia quotidiana delle sue amiche non ha voluto dare una chance a nessuno per una decina di giorni, né ai bambini né agli educatori. Le uniche amicizie che ha accettato sono le amichette di suo fratello, il cui istinto fraterno (o materno?) ha fatto i salti di gioia all’idea di giocare ad avere una sorellina più piccola.

Ormai va meglio, anche se le sue amiche le mancano, tanto, e tentiamo di vederle il più possibile al di fuori della vita scolastica. Le settimane passano e a breve una delle amiche del cuore si sposterà al piano superiore e in autunno arriveranno le altre.

Nel frattempo, i report di Nana danno notizia di nuove amicizie, non forti come le “sue amiche primarie” ma accomunate da uno strano particolare: tre bambine e un bambino che all’asilo non parlano. Per ragioni diverse: una bambina è tedesca e timida oltre misura, il bimbo marocchino capisce il tedesco ma parla solo arabo, la seconda bambina solo greco, la terza bimba non capisce ancora il tedesco e parla solo arabo siriano. Ho fatto qualche domanda a Nana che scocciatissima dalla mia stupidità mi ha risposto “Io parlo e intanto giochiamo insieme. Non parlano perché non hanno la voce!”. Ah, ecco.

Beh, buon Kindergarten piccola mia, coi vecchi e coi nuovi amici, possano sempre riempire di risate e giochi le tue giornate.

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Per Nanetto

Avrebbe dovuto fotografarmi il papà quando ti ho visto per la prima volta: occhi sbarrati, sbalordita come non mai dalla velocità della faccenda, impreparata a prenderti in braccio perché volevo appoggiare il sedere su una superficie e invece ero rimasta lì immobile accovacciata in jigotai. Dopo poco è arrivata la sensazione gioiosa di avercela fatta, di avere portato a casa la vittoria, bene e in breve tempo, soddisfazione completa.

Dopo solo 10 giorni non so bene descrivere ai molti che me lo chiedono cosa cambia nel passare da 2 a 3 bambini. Parole come “bionico” o “wonderwoman”, che sto sentendo spesso ultimamente, mi fanno un po’ ridere perché, se potessi scegliere, vorrei solo avere gli arti allungabili come Elastigirl de Gli Incredibili, la Pixar ci ha visto proprio lungo con quel film.

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Penso che la grossa differenza la faccia una certa consapevolezza acquisita con l’esperienza. Non intendo la consapevolezza di “quello che si deve fare con un bambino”. Vista la diversità dei modelli di bambini sul mercato, questo punto è rimasto ancora oscuro. Mi riferisco alla felice consapevolezza che mi permette di mandare a stendere a cuor leggero e senza troppi complimenti chiunque metta il becco nella mia e solo mia comodità genitoriale, dalla lega del latte alla associazione partorienti volanti, dai promotori del bimbo vegano ai suggeritori di rimedi vari. Ve lo dico, in questo terzo round sono immune e impermeabile a qualsiasi condanna al patibolo come madre degenere.

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Allatti? Allattamento a richiesta? Parto naturale? Epidurale? Agopuntura? Massaggio neonatale? Porti? Pavimento pelvico? Ostetrica? Casa parto? – accendo il jet e me ne vado.

 

Caro Nanetto, benvenuto e grazie di avere scelto me e il papà. Da 10 giorni ci coccoli, ci alleggerisci la vita, ci sorridi mentre dormi e noi ci sentiamo proprio due fortunati.

 

Miracolo di Girasole

L’anno scorso, a coronamento di un lavoro sul Girasole durato alcune settimane, Nano ha presentato un vasetto con della terra e il cartellino “Questo sarà il girasole di Nano”. Il progetto pensato dalle educatrici era far osservare la crescita del seme anche a casa, dopo averne parlato al Kindergarten, avere seminato in giardino e proposto ad ogni bambino un libretto illustrato da colorare sull’argomento.

Appena ho visto il vasetto sospettavo un tragico fallimento dell’esperimento, con le piante sono un disastro. E’ stato addirittura peggio di quello che avevo previsto: il vasetto di terra e semi di girasole non era ancora arrivato a casa che Nana, con uno dei suoi primissimi passi, inciampa e rovescia vasetto, terra e semi sul tappeto nel guardaroba del Kindergarten. Abbiamo raccattato quello che potevamo, rimesso tutto nel vasetto, ma rimane il dubbio che, per colpa di Nana, i semi fossero rimasti in balìa del loro destino nel largo mondo.

Per un certo periodo abbiamo innaffiato il vasetto di terra senza semi e poi, visto che non cresceva niente, Nano ha desistito e deciso che avevo ragione, non sempre far crescere le piante “funziona”. Per un anno il vasetto è rimasto in cucina in un angolino del davanzale interno.

Viste le premesse non c’è da stupirsi se ieri Lui era pronto a gridare al miracolo e, per buona misura, a chiamare un esorcista.
Con un ritardo di un anno, il vasetto di terra ha prodotto dei teneri ramoscelli!

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Non c’è come metterci i semi. Li ho comprati all’Aldi la settimana scorsa.” ho sussurrato.

Adesso aspettiamo di vedere cosa cresce. Perché conoscendomi potrei avere comprato i semi dei fiori sbagliati. Ma a questo punto, miracolo per miracolo, accettiamo tutto.

Ho paura

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Ultimamente Nano sta dimostrando una maggior sicurezza di sè che corrisponde ad una maggiore tranquillità generale, lui che è un tipo un po’ nervoso. Mi fa pensare che il compleanno sia coinciso con una crescita interiore improvvisa, come per magia, come già altre volte mi aveva stupito con maturazioni dalla sera alla mattina.
Ho notato che questa acquisizione di sicurezza è venuta dopo un mese in cui ha cominciato ad esprimere ad alta voce alcune paure e sta continuando a farlo con cadenza quasi quotidiana, chiedendo con il tono di voce una opinione autorevole (?) sulla paura espressa.

Chissà quali paure interne e profonde esprime un bambino di 4 anni. Le paure del mio Nano si stanno rivelando delle sorgenti di risate a non finire, non per volontà di sminuirle, ma proprio è imposibile stare seri e una risata dopo l’altra sono diventate piccole come delle formiche. Se qualcuno ha seguito il corso di Difesa contro le Arti Oscure con il prof. R. Lupin sa che è così che funziona l’incantesimo Riddikulus.

La sera, o la mattina mentre aspetta la preparazione del latte, esordisce con: MAMMA, IO HO PAURA. E di cosa amore mio?
Elenco le principali, che si sono ripetute più volte e che ricordo con più chiarezza.

  • Degli Orchi – Nano serio e io scoppio a ridere. Gli Orchi? E che Orchi? Non abbiamo mai parlato di Orchi in casa, chi te ne ha parlato? Il Moriz (amico dell’asilo). Intanto gli Orchi non esistono, sono solo i cattivi di una fiaba, come dire la Maga Magò o Thai Lung (Kung Fu Panda per chi non lo sapesse). E anche nelle fiabe fanno paura ma anche un po’ ridere, si muovono tutti storti – segue dimostrazione della tipica camminata da Orchetto di Mordor. Risate.
  • Del Fantasma – Ma chi, del Fantasma Formaggino? Che ti spalma sul panino? Dimostrazione pratica dell’ingresso in camera del Fantasma Formaggino e di come spalma e mangia i bambini. Risate.
  • Che qualcuno entri in casa di notte – Paura un po’ più seria e se penso che questo è tutta colpa del Nikolaus ci divento matta. La porta è chiusa a chiave, nessuno può passare dai muri e le chiavi le abbiamo solo io e il papà. Comunque abbiamo un intero portaombrelli di spade e bastoni di fronte alla porta d’ingresso. Racconto a Nano di quella volta che Lui è tornato da allenamento tardi e io, che mi ero alzata per andare in bagno, mi sono appostata con un bastone di fronte alla porta, pronta a sferrare l’attacco. Ma mamma, hai bastonato il papà? Noooo, quando l’ho visto ho capito che era il papà… e poi che cucù che sono stata, solo lui ha le chiavi di casa, non poteva essere un altro! Risate.
  • Domande sull’esistenza nel mondo reale di esseri fantastici, tra cui Dinosauri, Lupi, Draghi. I Dinosauri non esistono più, ti ricordi che abbiamo letto nel libro che sono morti tutti e che vivevano tanti tanti anni fa. I Lupi esistono, sono come dei cani che vivono nei boschi, non esistono i Lupi come il Lupo Ezechiele che parlano e hanno i vestiti. Come Peppa che è un maiale finto, i maiali veri non parlano!. I Draghi non esistono, sono una fiaba che piace tanto alla mamma e al papà e sono bellissimi per fare i giochi, ma non esistono “per davvero”. Qui non abbiamo riso, ci ha riflettuto e si è tranquillizzato.
  •  Che i bambini e le maestre si mangiano tutto il salame di cioccolato / la torta che hai fatto. Una paura condivisibile, quando la mamma prepara qualcosa da portare all’asilo e il rischio che non ne resti neanche una fetta è altissimo.

Adesso ogni sera aspetto con una certa trepidazione la nuova paura. Sono curiosa e molto divertita: se da un lato sono le paure decisamente buffe, dall’altro mi rendo conto di quanto siano reali dal suo punto di vista. Il mio Boggart prenderebbe la forma di un Tacchino o di una Gallina gigante: anche io, come il mio Nano, ho delle paure che fanno un po’ ridere.

 

Le feste nel B&B

Quando i Nani non vanno alla montagna, la montagna va ai Nani. Ed è così che nel Natale in cui io non potevo granché muovermi e la bisnonna fabbisognava di un cambiamento d’aria, tutti si sono mossi per venire da noi.

La famiglia in primis, i Nonni Imbruttiti, quel Coccoricò di mio fratello, il suocero, dal 23 al 27 con il premiato volo Easyjet. Il 28 è arrivato il Cugino Michele (cugino mio) che tra un Museo Porsche e una indigestione si è trattenuto fino al 2 gennaio. La sera del 2 gennaio sono arrivati il Cugino Pietro e la Cugina Forial (cugini di Lui), alloggiati nella stanza degli ospiti fino al 9. Aprire un Bed and Breakfast potrebbe essere una buona idea.

Poi sono arrivati i  “fantasmi”.
Dopo lo spavento del Nikolaus, abbiamo spiegato la faccenda Babbo Natale/Gesù Bambino in una ottica il più possibile positiva, dando soprattutto a Nano, che fa più domande, una aura di magica inspiegabilità: arrivano di notte in casa, però sono buoni, portano dei regali, non passano dalla porta appunto perché “magici”. Il vecchio barba bianca e il neonato ricciolino sono stati generosi e anche la Befana che ieri si è superata portando non calze ma sacchettini di dolcetti e un paio di regalini. In Germania non passa la Befana, si parla di festa dei Drei Koenige e l’immagine tipica è quella dei tre Magi accompagnati dalla Stella, altro personaggio.

Ammetto di non avere spiegato granché la faccenda dei Magi, già stremata dal Natale, dal viavai di ospiti, dalle Befane, dai pacchetti e dalle domande sui santi, dei e demoni . Oggi Nano torna a casa con un disegno stampato da colorare raffigurante appunto di Re Magi e il personaggio con la Stella, ha colorato solo uno dei Magi e vorrebbe completarlo a casa. Mi sono complimentata, appoggiamo il disegno su un mobile e me ne sono dimenticata. Dopo cena “mamma, voglio disegnare  quelle femmine” io cado dal pero “quali? e che gioco è? è un gioco? è un libro?” “quel papier con le quattro femmine!!” (esasperazione nanesca per la stupidità materna)

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Le quattro femmine, ovvero i Re Magi e la Stella

Sì, proprio questo.
Le feste sono finite. E continuano a darci la nostra risata quotidiana.

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Comincio dalla fine: queste sono le facce esauste all’uscita

Visto che qualcuno me l’ha chiesto, vi racconto come è andata la famosa riunione genitori del Kindergarten, durata dalle 20.00 alle 23.30 in un tripudio di discussione animata, perché tutto il mondo è paese, in questo caso tutto il mondo è un paese piccolo piccolo.

Ricordate la Famiglia Stronzi? Bene, la mamma degli stronzi è la capofila di quegli 8 che si sono offerti di far parte del Elternbeirat, il consiglio genitori. A mio parere l’interesse verso “chi sono” i componenti del consiglio genitori dovrebbe essere tendente a zero: simpatici o antipatici, intelligenti o dementi, hanno un ruolo nullo nell’educazione impartita al Kindergarten. Hanno un ruolo attivo nell’organizzazione delle iniziative collaterali, feste di Natale, di Pasqua, dell’Estate e fanno qualche proposta alla direttrice e magari, ma non ne sono certa, alzano la voce se c’è qualcosa che non va.

La direttrice è una che dorme in piedi e che non ci fa, ci è. Data la situazione, quasi tutti hanno dei problemi col personale insegnante cioè che alcuni dormono in piedi o seduti, come la suddetta direttrice. Di questi problemi, citando vari esempi e situazioni, potremmo parlare per ore, ma quello che è risolutivo, modesto parere di una rompiscatole, è chiedere appuntamento con l’insegnante e tentare di dargli una svegliata tenendo alta la pressione. Quello di cui non mi aspettavo di dovere parlare è del livello di competenza del consiglio genitori (ce ne frega qualcosa?) e del ruolo della madre degli Stronzi all’interno (di nuovo, ce ne frega qualcosa?). Il retroscena di cui io, Ausländer, non potevo essere a conoscenza, è che la madre degli Stronzi è al centro della lotta tra due tribù mammesche, la tribù che pensa che sia una stronza e la tribù che pensa che sia un genio. Nel privato ho simpatia per la prima tribù ma me lo tengo per me. Poi mercoledì ho conosciuto le supporters dell’altra fazione e ho capito tutto: le supporters della mamma degli Stronzi sono, ahimè, “mamme sceme”.

La serata è stata vivacissima: la mamma degli Stronzi è risultata l’unica che non rileva i problemi col personale di cui sopra, le mamme sceme sono le uniche due che sostengono la sonnolenza cronica della direttrice. In un’altra occasione, informale con solo alcune amiche, in proposito avevo suggerito un thermos di caffé espresso che mi sarei impegnata a portare all’asilo tutte le mattine.
Da parte mia sono stata impegnata (ma ero stufa e volevo andare a casa) da una mini discussione con una mamma scema in cui io parlavo di una cosa e lei rispondeva con un’altra, culminata in due momenti indimenticabili con un’altra mamma che si alza in piedi e sbotta “oh, ma la Chiara è mezzora che sta dicendo un’altra cosa!!” e il momento di debolezza in cui sono uscita con un italianissimo “No, qui non ci capiamo…” per poi proseguire in tedesco.

La misura è stata colma alle 23.35, mentre esausta mi avviavo all’uscita: la mamma scema con cui ho discusso si avvicina e chiede “ma tu da dove vieni?” e io “perché? …Italia, Como.”. Risposta: “Italia? Ah. Io pensavo fossi olandese, dall’accento.” Sì, certo, ho l’accento olandese. Avete capito perché “mamma scema”?

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E’ con gioia che ho saputo di aspettare baby3, è con il sorriso fino alle orecchie che Lui ha saputo la notizia. Per una volta gliel’ho detto mentre era seduto e non mentre stava guidando, col pericolo di schiantarsi in autostrada.
Tuttavia, nella noia della gravidanza e nella tempesta ormonale di questo periodo lunghissimo e lentissimo, il tempo lo sto impiegando in pensieri dal colore sfumato grigio. Un incidente di salute la settimana scorsa mi ha completamente scombussolata, messo di cattivo umore e, quel che è peggio, ha fatto di una mammaX2 in movimento una mammaX3 a letto, presa da una disperazione profonda e che la settimana scorsa non sapendo più cosa fare ha cominciato a studiare TURCO su Duolingo.

Ho ormai appurato che non è UN figlio che ti cambia la vita, non sono DUE figli che ti cambiano la vita, il giorno dopo avere partorito l’uno e l’altro sei sempre la stessa pirla del giorno prima e di 9 mesi prima. Che la vita cambi dopo avere avuto il TERZO? Io non lo so, ma ad oggi mi sono aumentate le paure, a causa appunto di quell’incidente che, detto tra noi, il Nanino sembra non avere percepito (placenta intatta, no sangue nel liquido amniotico. Il sanguinamento improvviso non si è capito da dove venisse, dolori non ne ho avuti e, porco cane, è vero che sono imbranata ma le contrazioni le avrei sapute riconoscere).

Le paure, dicevo, quelle paure ai cui le persone normali pensano solo 5 minuti al giorno prima di dormire ma a cui adesso penso spesso perché passo molto tempo a letto – anche se non proprio tutto il tempo, ci sono comunque Nano e Nana e quella strana indole che non mi lascia abbastanza pazienza da stare ferma.

Il Parto. Non venitemi a dire “ma l’hai già fatto 2 volte, come puoi avere paura?” Certo che ho paura, solo uno scemo può non avere paura di una evento inevitabile che ha un potenziale di dolori, imprevisti e problemi mediamente alto.

La Gravidanza. Se le altre volte era più una noia che una paura, questa volta mi ritrovo a sperare che non capiti più niente e, come ho detto al primario, di tornare all’ospedale non prima di 6 mesi, per partorire appunto. Dimenticate le gravidanze d’oro, con la mamma raggiante e felice che non fa altro che andare a fare shopping per il nascituro, bellissima nella sua panciotta. La gravidanza per me è sempre una rottura di scatole gigante, dal primo giorno della prima volta.

La Gelosia dei Nani. Se Nano e Nana si vogliono un bene incredibile dal primo momento, nonostante litigi e tafferugli quotidiani, accetteranno Nanetto nella squadra? Nano sembra già volergli bene. Ma quella monella di Nana, come reagirà? Dall’alto dei sui 18 mesi non ha capito bene la faccenda, baby in bauch mamma dice, indica la pancia, ma penso non abbia capito niente.

Ma come si fa? Loro saranno 3, io e Lui siamo ancora 2, nonostante mi vanti di avere l’ubiquità e il dono di sdoppiarmi. Ci sono dei manuali da studiare per farsi crescere delle braccia  in più tipo dea indiana?

Ripartire. Ho paura di non ripartire. Per la prima volta ho lasciato un lavoro che adoro, piangendo al telefono, anticipatamente rispetto a quello che avevo pensato, proprio a causa dell’incidente di salute che mi ha bloccata.
Avevo già l’idea di impiegare la maternità per portare a casa alcune certificazioni di tedesco, così da rientrare nel mondo del lavoro con una marcia in più, ma adesso mi trovo con 6 mesi di tempo infinito, molte cose organizzare a casa (auto, camera, roba per il Nanino, vari impegni dei Nani fuori pancia, cucinare e bla bla bla) ma che non mi soddisfano a livello personale. Insomma, non voglio essere solo questo e non sono disposta ad accettarlo.

Dopo una settimana infernale, soprattutto per il morale sotto terra, ho definito la soluzione, l’unica strada che conosco per uscire da questa melma di cacca deprimente e desolante: lunedì vado a comprare l’agenda 2016 e passo la giornata a pianificare cose da fare extra. E nessun giorno sarà perduto.

A day may come when the courage of men fails, when we forsake our friends and break all bonds of fellowship. But it is not this day. An hour of wolves and shattered shields when the age of Men comes crashing down! But it is not this day! This day we fight! By all that you hold dear on this good Earth, I bid you stand! Men of the West! (Aragorn, LOTR movie)

Crash

L’ambientazione classica, bambini recuperati all’asilo, Nano in bicicletta e Nana sul seggiolino della mia bici. Anche la caduta è stato un classico intramontabile: discesa su ghiaietto con curva in fondo. Insomma, Nano non ha frenato con l’apposito strumento, la bici in curva non ha tenuto e si è trovato con il muso spalmato per terra. Frenata di faccia su ghiaia bagnata, con mamma dietro che inchioda, molla bici e Nana per salvare il Nano incidentato.
Appurato che il Nano 1. rispondeva ai richiami 2. non ha rotto gambe / braccia, gli ho tolto la ghiaia di bocca, ho pulito un po’ il volto insanguinato con un fazzoletto, e l’ho ahimè esortato a riprendere la pedalata verso casa. Ha pedalato e ha pianto tutto il tragitto e credo non ce l’avremmo fatta se non avessi promesso un cioccolatino premio. A casa, finita la disinfezione d’obbligo e il cioccolatino, Nano si sentiva tutto indebolito e voleva andare a letto, invece la sua amica del cuore lo aspettava allo Spielplatz e la piccola ha vinto sul grosso spavento perché dopo averla raggiunta Nano si è tranquillizzato e si è rimesso a giocare.

Questi sono i cioccolatini premio, rimedio per quasi tutti i mali.

Sempre in tema di incidenti, io e Andrea (la solita) abbiamo investito un gatto. Ha fatto crash anche lui, povera bestia scema che attraversa la strada velocissimo, all’improvviso, al buio totale e senza guardare.
La settimana non è ancora finita e domani ho la cena dei genitori dell’asilo: mi devo aspettare la caduta dalle scale o l’avvelenamento da cibo guasto?

Storia di una bicicletta

Siamo tornati dalle vacanze, ho avuto la desiderata bicicletta e mi è toccato pedalare, forte anche.

Il lavoro mi è piombato in testa al rientro e ancora oggi sto annaspando per trovare soluzioni.
Io che speravo che in quei 10 giorni sarebbero arrivate le risposte che aspettavo, ri-ri-ri sollecitate poco prima di partire, ho scaricato la posta speranzosa la sera stessa del rientro per non trovare niente, a parte spam. Lui se lo aspettava, anche io un pochino ma non potevo pensare ad un disastro simile.

Purtroppo, siccome nel caos ci sta bene anche il super caos, improvvisamente è mancato il mio mitico nonno Angelo, il bisnonno bersagliere e ciclista. Ero a casa un venerdì con il Nano malato di un virus gastro-intestinale, saputa la notizia mi sono organizzata e ho mollato a casa Lui santosubito, Nano malato e Nana per accelerare in autostrada verso l’Italia. Inutile dire che nei 4 giorni in cui sono stata via si sono ammalati tutti. Il venerdì pomeriggio non ero in condizione di telefonare a nessuno per avvisare della mia prossima improvvisa sparizione da tutti i dispositivi, così mi sono ridotta il lunedì mattina, prima del funerale, a scrivere una email di avviso sulla mia assenza.

Un po’ di tristezza, ma non così tanta da offuscare l’eterna gratitudine al nonno per il tempo che mi ha dedicato e per le tante “arti” che mi ha trasmesso, che io ho messo da parte e utilizzato molti anni dopo. Insomma, grazie nonno!
Il nonno bisnonno era un esperto di studio autodidatta, avendo cominciato a lavorare prestissimo e avendo poi fatto la guerra, quella che nei libri non trovi perché non la raccontano mica tutta, ci sono pagine che fa più comodo lasciare fumose (vedi Coltano).
Comunque… una volta finita la guerra, aveva letto tanto di storia, di geografia, di lingue straniere, di ingegneria e di meccanica, ma anche romanzi e thriller moderni. La sua passione, oltre alla bicicletta e ai bersaglieri, era inventare: da costruzioni in legno a sistemi di irrigazione in giardino, da catalogazioni di strumenti ai sistemi di sicurezza, senza contare l’enigmistica e la crittografia.

Sono tornata da questo triste giro e ho trovato la mia famiglia indebolita dal virus, io stessa cotta dai troppi chilometri in 4 giorni e con un gran bisogno di riposo. Poi mi è arrivato un altro lavoro, molto interessante, e l’ho accettato. Poi mi è arrivato un altro lavoro, lungo ma a me piace tradurre, e l’ho accettato.

Forse è il caso che la bicicletta, per qualche giorno, la metta in cantina.

Il nonno bisnonno con i nipoti e i bis-nipotini. Perché nessuno di noi Ripamonti sta attento quando si fanno le foto.

Il nonno bisnonno con i nipoti e i bis-nipotini. Perché noi Ripamonti non ci mettiamo in posa.

Il giorno delle Porte aperte

Oggi al kindergarten abbiamo festeggiato la “giornata delle porte aperte”, una Sommerfest a cui hanno partecipato i 170 bambini che frequentano l’asilo e le loro famiglie. Noi eravamo senza Lui, in viaggio per lavoro in Italia e incazzoso già prima della partenza.

La festa è stata al centro di preparazioni mammesche, a cui ho aderito solo in parte portando una torta al cioccolato e facendomi carico di scrivere l’articolo per i giornali locali (siamo a posto…). Una tale Suzanne mi ha chiesto se potevo dipingere i bambini, le ho risposto “le hai viste le mie uova di Pasqua?” e nessuno me l’ha più proposto.

Comunque, oggi alle 14.30 sono partita da casa con: monopattino piegato a tracolla, zainetto (contente Ergobaby, portafoglio, telefono, chiavi) e teglia di torta al cioccolato gigante. Giravo come un’anima in pena, inutile dire che prima di recarmi alla Biblioteca di Warmbronn per la prima parte della festa sono sparata al Kindergarten a mollare la torta. Poi ho raccattato una nonna dispersa e l’ho condotta in Biblioteca: sì, questo mini paese ha anche una Biblioteca e oggi ci sono entrata per la prima volta perché in 3 anni l’ho sempre trovata chiusa. Un caldo allucinante per vedere questo benedetto Vernissage, un parolone per dire che hanno appeso dei cartelloni con disegni e delle fotografie di attività dei bambini.

Il tema portante della mostra è la Vita. Questa è l'attività del gruppo di Nano, hanno coltivato delle fragole e dei girasoli.

Il tema portante della mostra è la Vita. Questa è l’attività del gruppo di Nano, hanno coltivato delle fragole e dei girasoli.

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L’arte dell’altalena. Hanno attaccato dei barattoli di colore bucati sul fondo sotto il seggiolino dell’altalena. Ogni bambino è salito sull’altalena facendo cadere del colore su un grosso telo per terra.

Alle 15.30 ho recuperato i miei due ed è cominciata la festa.
C’erano tantissime cose da guardare, in primis la tipa che faceva i palloncini. Nano voleva una spada, ma c’era una ressa indecente, la sciura palloncina ha fatto un grossissimo Pluto palloncino che, ahimé, tra tutti ha regalato a Nana. Me lo sono tirato dietro tutto il pomeriggio. Nano ha fallito miseramente il suo tentativo di farsi fare una spada, finchè il padre della sua amichetta Abigail, che è più bambino dei bambini, non gli ha dato la sua.

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Il famoso Pluto palloncino, stasera dopo lo stress della giornata.

Questa è la spada, identica a quella di Nano. Lui è uno dei mitici gemelli nostri vicini.

Questa è la spada, identica a quella di Nano. Lui è uno dei mitici gemelli nostri vicini.

Abbiamo visitato tutte le stanze, abbiamo visto il Kasperltheatre con Nana che urlava “OOOOhhh!!” entusiasta, Nano si è vestito da ape e ha recitato una canzoncina all’interno del gruppo, abbiamo fatto l’impronta della mano su un grosso lenzuolo bianco, infine si sono fatti dipingere il viso ed è inutile dire che dopo poco Nana ha spalmato il colore anche in faccia alla sottoscritta.

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Nana Farfalla (o Coccinella??). Stesse ferma, dico io!

Nano Spiderman

Nano Spiderman

E’ buffo, perché la foto che vorrei mi avessero scattato oggi è quella di quando siamo tornati a casa: palloncino Pluto, 2 zaini dei bambini, 1 zaino mio appesi sul monopattino, Nana nell’Ergo e Nano in bici con la spada palloncino infilata nella schiena perché proprio non sapevo dove metterla. E ho lasciato al kindergarten la teglia della torta, la riprendo domani.

Io e Lisa alle 17.30 stremate. Nana e Gigante sono coetanei, solo che lui pesa come 3Nane.

Io e Lisa alle 17.30 stremate. Nana e Gigante sono coetanei, solo che lui pesa come 3Nane.