Grazie

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Come raccontavo qualche mese fa, i problemi di salute avuti all’inizio della gravidanza di Nanetto mi hanno obbligata ad abbandonare un cliente particolare, speciale e di ampie vedute a cui ero particolarmente affezionata.

Tra le varie ed eventuali conseguenze, non ultima una crisi da nonriescoafareniente, mi sono dovuta lasciare alle spalle contatti quasi quotidiani: i molti professionisti dell’azienda, gli amati/odiati studi di architettura e le loro primedonne archistar e, ancora più determinante, i contatti della stampa del settore edilizia / architettura. Molti di questi si sono trasformati negli anni da generici “contatti” a vere e proprie Persone con volti, caratteri e caratteristiche proprie e con cui si è instaurato un rapporto lavorativo efficace ed efficiente.

Nella confusione del corpo che si stava aggiustando, dell’organizzazione della vita famigliare e nel caos in cui vagavo mentalmente, è stato solo a metà dicembre che mi sono resa conto di non avere avvisato nessuno della stampa periodica della mia sparizione da tutte le caselle di posta elettronica.

Commozione ed emozione: un certo numero di Persone mi ha contattato successivamente solo per sapere come sto. Venuta a meno la rilevanza lavorativa, la necessità di materiali o di informazioni, ci sono Persone che si ricordano di me e che mi scrivono due righe o fanno un colpo di telefono.
E per questi piccoli, meravigliosi e gratuiti gesti vi dico il Grazie più sentito che posso.

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X3

E’ con gioia che ho saputo di aspettare baby3, è con il sorriso fino alle orecchie che Lui ha saputo la notizia. Per una volta gliel’ho detto mentre era seduto e non mentre stava guidando, col pericolo di schiantarsi in autostrada.
Tuttavia, nella noia della gravidanza e nella tempesta ormonale di questo periodo lunghissimo e lentissimo, il tempo lo sto impiegando in pensieri dal colore sfumato grigio. Un incidente di salute la settimana scorsa mi ha completamente scombussolata, messo di cattivo umore e, quel che è peggio, ha fatto di una mammaX2 in movimento una mammaX3 a letto, presa da una disperazione profonda e che la settimana scorsa non sapendo più cosa fare ha cominciato a studiare TURCO su Duolingo.

Ho ormai appurato che non è UN figlio che ti cambia la vita, non sono DUE figli che ti cambiano la vita, il giorno dopo avere partorito l’uno e l’altro sei sempre la stessa pirla del giorno prima e di 9 mesi prima. Che la vita cambi dopo avere avuto il TERZO? Io non lo so, ma ad oggi mi sono aumentate le paure, a causa appunto di quell’incidente che, detto tra noi, il Nanino sembra non avere percepito (placenta intatta, no sangue nel liquido amniotico. Il sanguinamento improvviso non si è capito da dove venisse, dolori non ne ho avuti e, porco cane, è vero che sono imbranata ma le contrazioni le avrei sapute riconoscere).

Le paure, dicevo, quelle paure ai cui le persone normali pensano solo 5 minuti al giorno prima di dormire ma a cui adesso penso spesso perché passo molto tempo a letto – anche se non proprio tutto il tempo, ci sono comunque Nano e Nana e quella strana indole che non mi lascia abbastanza pazienza da stare ferma.

Il Parto. Non venitemi a dire “ma l’hai già fatto 2 volte, come puoi avere paura?” Certo che ho paura, solo uno scemo può non avere paura di una evento inevitabile che ha un potenziale di dolori, imprevisti e problemi mediamente alto.

La Gravidanza. Se le altre volte era più una noia che una paura, questa volta mi ritrovo a sperare che non capiti più niente e, come ho detto al primario, di tornare all’ospedale non prima di 6 mesi, per partorire appunto. Dimenticate le gravidanze d’oro, con la mamma raggiante e felice che non fa altro che andare a fare shopping per il nascituro, bellissima nella sua panciotta. La gravidanza per me è sempre una rottura di scatole gigante, dal primo giorno della prima volta.

La Gelosia dei Nani. Se Nano e Nana si vogliono un bene incredibile dal primo momento, nonostante litigi e tafferugli quotidiani, accetteranno Nanetto nella squadra? Nano sembra già volergli bene. Ma quella monella di Nana, come reagirà? Dall’alto dei sui 18 mesi non ha capito bene la faccenda, baby in bauch mamma dice, indica la pancia, ma penso non abbia capito niente.

Ma come si fa? Loro saranno 3, io e Lui siamo ancora 2, nonostante mi vanti di avere l’ubiquità e il dono di sdoppiarmi. Ci sono dei manuali da studiare per farsi crescere delle braccia  in più tipo dea indiana?

Ripartire. Ho paura di non ripartire. Per la prima volta ho lasciato un lavoro che adoro, piangendo al telefono, anticipatamente rispetto a quello che avevo pensato, proprio a causa dell’incidente di salute che mi ha bloccata.
Avevo già l’idea di impiegare la maternità per portare a casa alcune certificazioni di tedesco, così da rientrare nel mondo del lavoro con una marcia in più, ma adesso mi trovo con 6 mesi di tempo infinito, molte cose organizzare a casa (auto, camera, roba per il Nanino, vari impegni dei Nani fuori pancia, cucinare e bla bla bla) ma che non mi soddisfano a livello personale. Insomma, non voglio essere solo questo e non sono disposta ad accettarlo.

Dopo una settimana infernale, soprattutto per il morale sotto terra, ho definito la soluzione, l’unica strada che conosco per uscire da questa melma di cacca deprimente e desolante: lunedì vado a comprare l’agenda 2016 e passo la giornata a pianificare cose da fare extra. E nessun giorno sarà perduto.

A day may come when the courage of men fails, when we forsake our friends and break all bonds of fellowship. But it is not this day. An hour of wolves and shattered shields when the age of Men comes crashing down! But it is not this day! This day we fight! By all that you hold dear on this good Earth, I bid you stand! Men of the West! (Aragorn, LOTR movie)

Storia di una bicicletta

Siamo tornati dalle vacanze, ho avuto la desiderata bicicletta e mi è toccato pedalare, forte anche.

Il lavoro mi è piombato in testa al rientro e ancora oggi sto annaspando per trovare soluzioni.
Io che speravo che in quei 10 giorni sarebbero arrivate le risposte che aspettavo, ri-ri-ri sollecitate poco prima di partire, ho scaricato la posta speranzosa la sera stessa del rientro per non trovare niente, a parte spam. Lui se lo aspettava, anche io un pochino ma non potevo pensare ad un disastro simile.

Purtroppo, siccome nel caos ci sta bene anche il super caos, improvvisamente è mancato il mio mitico nonno Angelo, il bisnonno bersagliere e ciclista. Ero a casa un venerdì con il Nano malato di un virus gastro-intestinale, saputa la notizia mi sono organizzata e ho mollato a casa Lui santosubito, Nano malato e Nana per accelerare in autostrada verso l’Italia. Inutile dire che nei 4 giorni in cui sono stata via si sono ammalati tutti. Il venerdì pomeriggio non ero in condizione di telefonare a nessuno per avvisare della mia prossima improvvisa sparizione da tutti i dispositivi, così mi sono ridotta il lunedì mattina, prima del funerale, a scrivere una email di avviso sulla mia assenza.

Un po’ di tristezza, ma non così tanta da offuscare l’eterna gratitudine al nonno per il tempo che mi ha dedicato e per le tante “arti” che mi ha trasmesso, che io ho messo da parte e utilizzato molti anni dopo. Insomma, grazie nonno!
Il nonno bisnonno era un esperto di studio autodidatta, avendo cominciato a lavorare prestissimo e avendo poi fatto la guerra, quella che nei libri non trovi perché non la raccontano mica tutta, ci sono pagine che fa più comodo lasciare fumose (vedi Coltano).
Comunque… una volta finita la guerra, aveva letto tanto di storia, di geografia, di lingue straniere, di ingegneria e di meccanica, ma anche romanzi e thriller moderni. La sua passione, oltre alla bicicletta e ai bersaglieri, era inventare: da costruzioni in legno a sistemi di irrigazione in giardino, da catalogazioni di strumenti ai sistemi di sicurezza, senza contare l’enigmistica e la crittografia.

Sono tornata da questo triste giro e ho trovato la mia famiglia indebolita dal virus, io stessa cotta dai troppi chilometri in 4 giorni e con un gran bisogno di riposo. Poi mi è arrivato un altro lavoro, molto interessante, e l’ho accettato. Poi mi è arrivato un altro lavoro, lungo ma a me piace tradurre, e l’ho accettato.

Forse è il caso che la bicicletta, per qualche giorno, la metta in cantina.

Il nonno bisnonno con i nipoti e i bis-nipotini. Perché nessuno di noi Ripamonti sta attento quando si fanno le foto.

Il nonno bisnonno con i nipoti e i bis-nipotini. Perché noi Ripamonti non ci mettiamo in posa.

L’Economia della Nonna

Ci sono nonne che insegnano a fare i tortellini ma entrambe le mie nonne mi hanno insegnato – a loro modo- l’economia.
La Nonna da parte di mamma ha insegnato l’onestà ferrea: qualsiasi cosa onesta va bene. Ma anche l’economia domestica: bisogna risparmiare soprattutto il tempo. La casa in ordine viene dopo il lavoro e solo se si ha tempo. Se si hanno gli ingredienti è meglio, ma si può cucinare anche con poco. Nel tanto, ci sta il tanto e ci sta il poco, al massimo se avanza lo congeli. La generosità è ottima, ma non deve saperlo nessuno.

La Nonna di parte di papà continua ancora oggi a stupirmi per i suoi insegnamenti. Ha 80 anni e da soli 7 anni ha abbandonato il negozio di abbigliamento-merceria in cui ha lavorato per tutta la vita.
Uno dei punti cardine dell’educazione economica della Nonna commerciante (Tsipras ascolta!) è che non si fanno i POUF. I POUF sono i debiti, culmine della vergogna, appena un gradino sotto il rubare.
Per questione d’onore, onestà e integrità, ma i POUF non sono concessi neanche per rivendere: Pochèti, tochèti ha sentenziato la Nonna quando spiegava alla nipotina delle scuole elementari il ruolo del fornitore e del magazzino. Come mi ha poi chiarito, è meglio che la roba in magazzino sia poca, ma acquistata e pagata, cioè tua, piuttosto che comprata con l’illusione di venderla tutta e magari guadagnarci. Perché vendere non è automatico né certo.
Da quando ho cominciato a lavorare, la Nonna è scandalizzata perché ritardo spesso e volentieri l’emissione delle fatture e soprattutto perché, secondo lei, chiedo un compenso troppo basso. Un altro degli insegnamenti della Nonna infatti è chiedi un po’ più del giusto, che se il cliente è disposto a pagare ti va bene e se invece vuole uno sconto glielo puoi fare contando comunque su del guadagno. Pur condividendo in linea di principio, non la ascolto, perché – sono infantile in questo – chiedere soldi mi mette un po’ in imbarazzo. Ma la Nonna, si spinge anche più in là: cliente rompiscatole con soldi = il prezzo raddoppia. Ha ragione e ha sempre avuto una gran faccia di tolla, io testimone.
Infine, la Nonna commerciante mi ha fornito il primo esempio di efficacia della comunicazione di marketing e del ruolo di opinion leader. Il marketing: porti in negozio la nipotina, sulla quale hai sviluppato una storia diffusa nella città, e i clienti entrano per curiosità e poi acquistano. In mancanza della mascotte fisica, aggiorni le gigantografie fotografie dietro alla cassa, per fornire nuove storie, racconti, chiacchiere e propinare, con un po’ di fortuna, una vestaglietta o un reggiseno in più. L’opinion leader è in grado di sostenere la tesi della gonna che si porta aderente “si porta così, non le segue le sfilate?” e il giorno successivo quella della gonna, la stessa, che si porta “blousante”, larga “si porta così, non le segue le sfilate?”. Molto credente, la Nonna mi ha specificato che non si tratta di bugie, ma che sono astuzie del mestiere, gliel’ha confermato anche il suo parroco.

Fantasia dal Lato Oscuro

Cerco di fare un lavoro il più possibile attinente al reale, a ciò che realmente viene costruito e non a ciò che immagino. Sembra banale e dovrebbe essere per forza così, a meno che non scrivi fiabe per bambini o storie di finzione, magari ti atteggi a scrittore ispirato dall’Arte.
Sorprendentemente invece, dal 2008 quando ho iniziato a lavorare in questo settore della comunicazione inizialmente di architettura / materiali e poi allargata ad altri campi sempre specialistici, la fantasia l’ho fatta galoppare ampiamente, liberamente e che il cielo mi perdoni di tutte le balle che coscientemente ho scritto.

In questi ultimi anni moltissimi specialisti di vari settori sono impegnati a tenere a galla la propria barchetta e la mia telefonata di richiesta informazioni per un articolo gratuito, che verrà pubblicato su un house organ stra-distribuito, è nient’altro che una cosa che “sarebbe interessante, ma non ho tempo“. Anche con la migliore disponibilità, quella di un cliente che chiede proprio a me un articolo, è facile che le mie domande finiscano nel dimenticatoio, innescando un meccanismo che stressa me, perché a quel punto scatta la telefonata o l’email tutti i giorni per ricordarlo, e stressa loro perché rompo le balle come solo una donna, una donna testarda, può fare.

Hanno ragione loro e ho ragione anche io: descrivo la realtà, magari pettinandola e infiocchettandola un po’, ma non posso inventare totalmente di sana pianta. Prendendo per assodato che è finito il tempo in cui arriva tutto il materiale in tempo, pacchetto completo di relazioni, dettagli e fotografie, non posso neanche fare Hercule Poirot per scrivere un testo, non ho certo il suo acume! Se l’unico materiale a disposizione è una foto di un fondo di pavimento, non posso sapere se si tratta del pavimento di una casa, di un castello o di un capannone, lo stesso se ricevo una foto di un pezzo di metallo per me potrebbe essere qualunque cosa, da un tubo della grondaia a un rubinetto.

Poi ci sono i miei casi preferiti e mi appresto, proprio oggi pomeriggio, a dare fuoco alle polveri fantasiose: so il nome di cosa avete fatto, so chi siete, so che materiale avete usato in una minima parte di una costruzione gigante. Non so perché, non so se ci sono particolarità, non so se siete dei fighi inarrivabili o dei pirla qualunque. So che ci farete una bella figura e troverete delle chiavi di lettura della vostra opera estremamente trendy e commercial, perché come mi invento le cose io, al lato oscuro della sacra arte della scrittura, ma non se le inventa nessuno.

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Sola!

Ieri Nana ha compiuto 1 anno, stamattina ho portato Nano al primo piano e poi Nana al piano terra. La maestra Elke l’ha accolta, mi ha fatto ciao con la manina ma aveva già visto la sua auto preferita e ciaomammaguardacomemidiverto, inserimento avvenuto con successo. Non è tutto: dopo 1 mese di Elternzeit, anche Lui è tornato in ufficio.

Insomma stamattina, per la prima volta dopo 1 anno, sono sola.

Tornando dall’asilo non avevo zaini con me, né Ergobaby. Ho chiacchierato con Stephanie fino all’incrocio, poi ognuna è andata a casa a fare il proprio lavoro. Quando ho chiuso la porta ho sentito il silenzio, un po’ di nostalgia e un po’ di emozione e mi sono detta “mi faccio un bel tè, scarico la posta elettronica e mi metto qui bella contenta a lavorare“. Sono mammaX2 e sono ancora la stessa freelance che avevo lasciato la mattina presto del 17 maggio 2014, quando andavamo in ospedale svelti perché, dopo avere rotto le acque, mi sentivo che c’era da muoversi. Ed è così che è nata Nana, tra il mio insistere che ci volesse ancora molto tempo e che se avevo vomitato era per colpa del caffé tedesco che faceva schifo, l’ostetrica sempre più divertita e Lui che un po’ era nervoso e un po’ gli veniva da ridere, mentre Nano la aspettava con Frank tra i giochi alla Caffetteria dell’ospedale.

Sono stata in dubbio se continuare a lavorare o no con un secondo figlio, poi l’idea di smettere mi faceva stare male. E con Nano al nido era “solo” questione di tenere una neonata per un anno e lavorare con un neonato lo so fare. Con queste premesse, sono arrivata alla fine di settembre esaurita, chiedendomi per la prima volta se non avessi fatto una grandissima cazzata. D’altra parte, una volta che si decide, è deciso quindi come tutte le altre mamme ho stretto i denti e bevuto un caffé alla bisogna.

Me lo devo ripetere per rendermi conto bene, sono sola fino alle 15.00.
Non del tutto: mi sono accorta di avere avviato la playlist di Nana e Nano, dove un personaggi oscuri come Volker Rosin e Pancho l’eroe del texas regnano incontrastati. E già vorrei essere una mosca per vedere cosa stanno facendo in questo momento.

K.O.municato stampa

Oggi dovevo fare un comunicato che ho rimandato la settimana scorsa per altri impegni. In realtà dovrei farne anche altri 2, ma sono piccoli particolari.
Stamattina dunque parto tutta carica, lascio i bambini all’asilo (sì, entrambi), torno a casa e mi collego al server. Raccolgo le idee, comincio a scrivere e arrivo all’ultima parte del mio testo, con il pensiero di ancora un paio di informazioni su quel prodotto e il paragrafo conclusivo. Merda, merdissima, mi si impalla il file word, mi si impalla il server, si chiude tutto all’improvviso e io nel panico cerco di tranquillizzarmi dicendo “avrà salvato in automatico”.

Considerando che non è la prima volta che perdo un file di testo che stavo scrivendo, di solito quando l’ho quasi finito e dopo che ci ho lavorato su per un paio d’ore, considerato che non è la prima volta che mi dimentico di salvare, avevo tutte le ragioni per essere nel panico.
Il server non vuole saperne di farmi rientrare, ci smanetto, disturbo A. per vedere se ha qualche suggerimento, controlla, sistema, svuoto la cache di Explorer, niente, non vuole farmi entrare. Arrivano le 14.00 e vado a riprendere i Nani (oggi c’è sciopero e fanno orario corto, ne parleremo nei prossimi giorni). Tra un pianto e una merenda, tra altri tentativi a vuoto al limite del fantasioso, alle 16.00 prendo la decisione drastica: elimino “quello scemo di explorer”, scarico chrome e finalmente accedo.

Come a prendermi in giro, il file NON si è salvato, K.O. per il comunicato stampa e per quella tonta della sua autrice che non ha salvato. Non posso dire tutte le parole che mi vengono in mente, ma il fumo esce dalle orecchie, chiedo al Lui-santosubito 1 ora libera e da sola per poter rifare tutto, intanto ho già mal di testa. Lo so sempre come va a finire e capitalizzo al massimo i primi 30 minuti, dopo i quali entra Nano dicendo che vuole stare con me, 10 minuti dopo Nana piange disperata…. aspetta che salvo, per carità!! Nonostante l’aiuto gigante di papà Lui, è finita così, come altre molte, troppe, troppissime volte.

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Ho voluto immortalarmi con la cam mentre mi arrabatto a scrivere la conclusione, perché quando si fa il salto mortale è meglio che ci sia una testimonianza.

Per sicurezza stasera ho riletto tutto, corretto e spedito. Ho fatto poco di lavoro quantitativamente oggi, ma quanta fatica mi è costato! Per una vita fatta di equilibri precari e di tempistiche che funzionano grazie al monopattino, un K.O. al comunicato è una tragedia.

E mi chiedo se anche ad altre succede di buttare via per errore il lavoro delle poche ore a disposizione. Che dire, forse domani andrà meglio.

Io e Andrea

Non so voi, ma io ci ho messo anni a capire che lavoro facesse mio padre, da sempre “libero professionista”, perché per me quelle due parole non volevano dire niente, mancando la chiarezza dei lavori degli altri papà, idraulico, dottore, muratore, meccanico. Oggi il mio Nano si scontra con questa realtà ma, al di là del nome, vede e sente che cosa fa la mamma: telefona / riceve telefonate, scrive email con il computer, ri-telefona / ri-riceve telefonate, si lamenta perché non arriva “il materiale”. Mio figlio, insomma, sa benissimo cosa faccio, legge con gli occhi di un 3enne il mio lavoro e, quando siamo in auto, sente in vivavoce le mie telefonate.

Ed è qui che entra in scena Andrea.

Andrea è la mia più cara amica in Germania, una tra le primissime persone che ho conosciuto. E’ una fan sfegatata dell’Italia e molto molto tedesca nell’animo, una di quelle che dice che l’Italia le piace un sacco ma che l’unica volta che ci è andata in vacanza s’è trovata malissimo. Ci frequentiamo spesso e facciamo lunghissime telefonate di chiacchiera, posso dire di volerle un gran bene e lei è una bravissima persona.

Il caso vuole che, ormai mesi fa, il Nano fosse a casa malato per una settimana e proprio in quel periodo, per la realizzazione di un house organ, io mi sentissi spesso con Andrea Rosa – che saluto nel caso dovesse leggermi, completamente all’oscuro di essere ormai un personaggio nella nostra vita di casa.

Poco tempo dopo, tornando dal nido in macchina, prendo una chiamata in vivavoce di un contatto invece quasi quotidiano, Andrea Sandri – saluto anche lui nel caso dovesse leggermi, tra i nomi più citati dal Nano. Quel giorno Andrea era molto arrabbiato e se chiedete al Nano vi spiegherà perché.

A parte il gioco del nome Andrea tra il femminile tedesco e il maschile italiano, che in fondo non è un gran problema, ormai succede che io cito il nome incriminato e il Nano comincia:

– Ma Andrea Rosa?(e ridacchia, perché sa che sto parlando di Andrea la mia amica).
No, Andrea-Andrea.
– Ma Andrea Sandri?(ridacchia di nuovo)
Nooo, Andrea-Andrea.

Il mio Lui di fronte a tutti questi Andrea finge di scocciarsi, ma la pantomima degli Andrea e delle Andrea lo diverte molto. Soprattutto nel finale: il Nano parte a raccontare la storia più appassionante che riguarda un Andrea.

– ma sai papà/mamma che un giorno Andrea era arrabbiato con uno che fa il lavoro del nonno Faffo (l’architetto ndr) che ha fatto una casa con su delle paroline. AllooooRa io ho visto dalla finestra di dentro l’auto rossa della mamma che anche lì fuori c’erano delle case con le paroline, non è l’unica quella del signore che ha vinto il premio, anche quelle hanno vinto magaaRi, sai papà/mamma?”

Qualunque sia l’Andrea di cui io voglio parlare lui me li nomina sempre tutti. Però questa storiella mi fa morire dal ridere come la prima volta, perché di fronte ad un’opera artistica il Nano ci ha messo dei normalissimi capannoni che sì, effettivamente hanno “delle paroline”, le insegne delle aziende, addirittura illuminate al neon!

Come si fa

“Ma come fai a lavorare con due figli?” Me lo chiedono in tanti, in troppi.
Proseguendo di solito con la frase che detesto “Ah, lavori da casa? Ah, allora è diverso, ti puoi organizzare…” Ah, allora è diverso? In cosa è diverso? Che anziché finire dopo le 8 ore io semplicemente non finisco? O stai insinuando che posso anche non fare un tubo per una giornata intera, tanto mi organizzo? Com’è facile urtare una freelance.

Che poi, io credo di “organizzarmi” un po’ come fanno tutte. Il “Come si fa” in teoria è facile: ho avuto sotto gli occhi tutta la vita due liberi professionisti, mi hanno cresciuta un po’ strana ed eccomi qui.
Il “Come si  fa” in pratica funziona così: ci sono cose da fare ogni giorno, come in qualunque lavoro. Io faccio LaLista, cioè elenco le cose da fare nella mia agenda e mano a mano che le termino barro la dicitura corrispondente. Se nella giornata non termino l’elenco, riporto le voci nel giorno successivo. Oppure le organizzo la domenica sera già su diversi giorni.

In ogni pagina dell’agenda ci sono quindi le cose da fare di lavoro (titoli testi da scrivere, telefonate con nome destinatario, email con argomento, traduzioni con argomento),  le cose da fare che c’entrano con il lavoro e che di solito vengono rimandate (la contabilità, le fatture, telefonare al commercialista).
Poi trovano spazio gli appuntamenti: Nano pediatra ore 11.00 vaccinazione; Nana pediatra h. 14.30 U6; Ginecologa ore 8.30. Una collocazione specifica, in alto vicino al numero, è dedicata ai viaggi (Lui Torino partenza, Lui Torino rientro ore 22.00) oppure agli arrivi (Nonni Imbruttiti arrivano telefonare ai Greci, Nonno F. prenotazione camera). In fondo alla lista di solito ci sono i miei appuntamenti privati, come gli allenamenti o i caffé con le amiche, perché sì, ogni tanto mi regalo anche questo.
Ma non è tutto: con poco tempo a disposizione è necessario segnare in lista, e quindi decidere quale momento dedicarvi, anche normali quotidianità quali la spesa con lista su post-it allegata, il DM (per chi non è in Germania, articoli per bambini e beauty), auto cambio gomme, posta, lavatrice, doccia.

Sì, perché io, come tutte le altre mamme, parlo della doccia come la gente parla delle ferie. Ora sono le 21.30 di domenica sera, Lui mi ha appena detto “(stamattina alle 9) non volevi fare la doccia? Falla!!” Ha ragione, ne approfitto. E buon inizio settimana a tutti, anche alle vostre agende.

Lavorare e giocare si può. Basta non confondere le risposte al telefono.

Lavorare e giocare si può. Basta non confondere le risposte al telefono.

Successo personale e Klimahouse 2015

E’ un po’ che sto covando questo post, ma visto che ho anche dato sfogo a una delle peggiori influenze di sempre è rimasto qui al caldo, come bozza, perché mammaX2expatfreelance non butta via niente e ricicla tutto.

Giovedì 29 e venerdì 30 gennaio sono stata a Klimahouse 2015, a Bolzano, la fiera dell’efficienza energetica e del risparmio energetico in edilizia, per la N° volta e sempre con lo stesso piacere. Ai tecnici andare in fiera forse piace poco mentre a noi, anime chiacchieranti delle pubbliche relazioni e ufficio stampa, piace da matti. Perché in fiera ci si racconta, ci si vede personalmente invece di sentirsi per telefono, seppur stancandosi molto e e bevendo dei tir di caffé. E se sei resident allo stand, quando il caffé non ci sta più si passa al succo di frutta arancia/carota e infine, nel pomeriggio, all’acqua.

Lo stand RÖFIX SpA è come tutti gli anni un luogo accogliente, coi tavolini e un banco dove delle ragazze molto gentili preparano caffé e bicchieri di birra, succo, acqua, accompagnati da piattini di ottimo speck e formaggio dell’Alto Adige e pane locale senza lievito. Inutile dire che ci sono orari, per esempio dalle 11 alle 14, in cui lo stand è strapieno.

Genuina era la gioia dell’essere lì ancora una volta come professionista, con l’orgoglio di 2 figli e della scelta di expat, nonostante lo sforzo che mi è stato necessario per arrivare fino a lì, intendo proprio lo sforzo fisico.

Il momento che mi ha toccato di più è stato quando ho ricevuto il miglior complimento da un architetto sulla sessantina, mai visto né conosciuto, che prima di andarsene dallo stand mi ha cercata e salutata dicendo “La ringrazio perché è stata molto gentile con noi, Lei è una persona per bene”. Grazie. Ho spesso la spiacevole sensazione di non avere combinato un tubo di importante in questi anni di lavoro, di essere una delle tante come in effetti sono, di fare sforzi a non finire per portare avanti un lavoro a cui tengo e che mi piace molto e che questo sia riconosciuto soltanto dietro le quinte da chi mi ha visto addormentarmi sulla tastiera o svegliarmi di notte di soprassalto perché avevo sognato una scadenza.
E se tutto questo mi ha portato ad essere “una persona per bene”, beh signori, continuo la mia vita con uno sprint in più perché il mio successo l’ho già raggiunto.

Immagine da Klimahouse 2015 di ROFIX Spa Sulla sinistra sto chiacchierando, tanto per cambiare.

Immagine da Klimahouse 2015 di ROFIX Spa
Sulla sinistra sto chiacchierando, tanto per cambiare.