Gli amici degli Stronzi e altre storie – part 1

Una delle domande che mi vengono poste spesso è “Ma come sono i tedeschi? Ti trovi bene con loro?”In 5 anni a Warmbronn ho parecchi amici, la maggior parte tedeschi, quindi immagino che la risposta sia sì, mi trovo bene. Più divertente però, è parlare delle persone con cui non ho un rapporto di particolare affetto e amicizia, quelle che ho etichettato con accuratezza, per una abitudine un po’ infantile e un po’ stronzetta di affibiare soprannomi appiccicosi e che diventano in breve dei veri e propri nomiecognomi condivisi dalla cerchia privata. Sono persone che, nel bene e nel male, hanno qualche tratto che fa ridere, sono la commedia della nostra vita quotidiana.

La famiglia Stronzi sono stati i primi ad essere stati etichettati, ne avevo parlato anche in passato. Il nome dice tutto. Il rapporto con loro rispetto all’inizio è migliorato, hanno chiuso un occhio sulla nostra italianità e i saluti, gli inviti a cena di gruppo non sono mancati. Questo non toglie che siano Stronzi e che si sappia.

I migliori amici degli Stronzi, sono i Gianda. La famiglia Gianda deve il nome al padre di famiglia, un omone buono, con un vago sorriso e il cappellino con la visiera anni ’90, uno che se lo vedesse mia madre direbbe “grande, grosso e ciula”. Coi Gianda abbiamo un rapporto più frequente poiché il figlio dei Gianda ultimamente vuole andare all’asilo a piedi col Nano nostro, che gianda non è e infatti alla lunga si sta un po’ scocciando di tirarsi dietro questo, che dopo 3 anni ha dei dubbi sulla strada da fare.

La Mamma Scema è una cara amica della signora Stronzi. E’ interessante perché in tempi più recenti ho scoperto che la Mamma Scema è la moglie del Toten Hosen. La Mamma Scema non è da commentare, homen nomen. Il Toten Hosen è un mito inarrivabile, un rocker tedesco stranamente basso con una maglia dell’omonimo gruppo e la risata facile completamente a caso. Entrambi sono di compagnia, peccato che di due non riesci a tirarne fuori uno sano. Sono una coppia meravigliosa.

A proposito di persone perse, come non citare la coppia di genitori “che hanno perso i neuroni in qualche locale“. Sono una new entry in paese e Lui grazie alla mia descrizione non ha esitato un attimo nel riconoscerli. Lei cicciottella, la palpebra calante e i capelli che una volta devono essere stati sul rosato, lui magrolino e con l’occhio vacuo, entrambi fanatici di una squadra di calcio di bassa lega. Ne ho incontrate manciate di coppie così, solo che avevano 20 anni e neanche un figlio, tutte persone buone come questi due, solo con qualcosa di irrecuperabile dimenticato in qualche locale.

Non sono amiche di nessuno e fanno gruppo a parte, Simpatia portami via e la Porcina, perché le due figlie sono amiche del cuore. Simpatia portami via non è da spiegare, la Porcina ha gli occhi troppi vicini in un viso molto paffuto e mi duole dire che la figliuola le somiglia tantissimo e gli stessi tratti maldestri si ritrovano nella nonna.

Fine della prima parte.

La prossima volta mi concenterò un po’ sugli uomini, il politico locale, il Pistola, lo Zombie e soprattutto i veri uomini, i pompieri.

 

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Kindergarten, inserimento #2

Due anni fa si parlava dell’inserimento di Nano al Kindergarten (qui e qui), dopo i due anni di kita in un altro paesucolo. Ed ecco che oggi, a due settimane dal passaggio, parlo dell’inserimento al Kindergarten di Nana, dopo due anni passati nello stesso edificio a piano terra, al nest.

Spostarsi da piano terra al piano superiore, raggiungendo il fratello maggiore, sulla carta sembrava un passaggio dolcissimo. Nana era felice, le attività del nest cominciavano a starle un po’ strette. Poi è arrivata la settimana di Schnuppern, in cui è andata con le adorate maestre del Nest a “spiare” il Kindergarten al piano di sopra. Belli i giochi, bello c’è il fratello maggiore, bello che ci sono tante stanze…. ma si è resa conto che le sue amiche del cuore non sarebbero venute con lei. Eh già, perché il passaggio si fa in concomitanza con il compleanno, nel caso di Nana due settimane prima. Katharina, Henriette e Anna arriveranno nei prossimi mesi.

Una fatica immane, ecco cosa è stato. Nana con una tristezza dentro profondissima e una lucidità sorprendente nel guardarsi dentro e spiegare che cosa prova, tristezza, fastidio, antipatia verso certi bambini più esuberanti e gratitudine verso il fratello che per lei, dall’alto dei suoi 5 anni, si è speso molto.

Io quel maestro non lo voglio – Il maestro di riferimento, soprannominato privatamente “lo Zombie”, non è stato di aiuto perché in uno staff di livello buono lui è un povero pirla un po’ poco intuitivo. Intanto i primi giorni pensava che Nana piangesse per il distacco dalla mamma: io, ma anche le maestre del Nest, a dirgli che non era così, che le mancavano le sue amiche, e lui non ci voleva credere. Poi ha deciso che nel pomeriggio era stanca e Nana ci ha pensato da sola a chiarirgli “non sono stanca, sono triste”. Lui non era ancora convinto. Incompresa, scocciata e infastidita, Nana ci ha messo poco a a farlo  passare dalla parte del cattivo, perché “lui non mi lascia andare sotto (al piano terra) dalle mie amiche e dalle mie maestre. Io voglio le mie maestre, non voglio lui.” Ho provato ad insistere, perché non lo vuoi? “Perché è un maschio!” Ma anche il maestro Cedric al Nest è un maschio e ti è sempre piaciuto! “Eh, ma il Cedric era bello!” Con questa ho lasciato perdere, perché sì, ha ragione, anzi ragionissima, il nuovo maestro è proprio brutto.

Ho paura del maestro Alexander!! Il maestro Alexander è un uomo un po’ grosso e un po’ burbero, sull’età, un pezzo di pane. Però, soprattutto coi bambini scalmanati, ci tiene al rispetto delle regole. Ora, al primo primissimo giorno Nana è rimasta scioccata che un bambino sia stato sgridato, con un tono di voce profondo da uomo e non con la voce soave femminile. In più, Alexander ha la barba, anzi, l’ha tagliata qualche giorno fa e Nana era molto divertita.

Quelle non sono le mie amiche. Le mie amiche sono sotto! Quelle non sono le mie maestre, le mie maestre sono sotto! Questo è ancora il punto dolente. Non che non conoscesse nessuno al piano superiore, tutt’altro, conosceva già qualche bambina della sua età e quasi tutti i bambini più grandi, amici del fratello. Ma nel suo dolore per avere perso la compagnia quotidiana delle sue amiche non ha voluto dare una chance a nessuno per una decina di giorni, né ai bambini né agli educatori. Le uniche amicizie che ha accettato sono le amichette di suo fratello, il cui istinto fraterno (o materno?) ha fatto i salti di gioia all’idea di giocare ad avere una sorellina più piccola.

Ormai va meglio, anche se le sue amiche le mancano, tanto, e tentiamo di vederle il più possibile al di fuori della vita scolastica. Le settimane passano e a breve una delle amiche del cuore si sposterà al piano superiore e in autunno arriveranno le altre.

Nel frattempo, i report di Nana danno notizia di nuove amicizie, non forti come le “sue amiche primarie” ma accomunate da uno strano particolare: tre bambine e un bambino che all’asilo non parlano. Per ragioni diverse: una bambina è tedesca e timida oltre misura, il bimbo marocchino capisce il tedesco ma parla solo arabo, la seconda bambina solo greco, la terza bimba non capisce ancora il tedesco e parla solo arabo siriano. Ho fatto qualche domanda a Nana che scocciatissima dalla mia stupidità mi ha risposto “Io parlo e intanto giochiamo insieme. Non parlano perché non hanno la voce!”. Ah, ecco.

Beh, buon Kindergarten piccola mia, coi vecchi e coi nuovi amici, possano sempre riempire di risate e giochi le tue giornate.

Come un lunedì

Chiara come un abc, come un lunedì di vacanza dopo “un anno” di lavoro...
Due settimane di inserimento e oggi anche il Nanetto è partito ufficialmente per la sua strada da scolaretto. Al biforcarsi delle strade, la nuova mia, la nuova sua, quelle già un po’ battute di Nano e di Nana, la strada di Lui, oggi mi voglio fermare. Oggi non imbocco la mia strada a passo di carica, spinta dall’adrenalina e dall’agonismo che mi ha fatto sorpassare i mesi passati.
Oggi mi obbligo a non fare un cazzo.
Oggi, comincio domani.

Perché non ricordo come si sta in casa da sola, perché ho una faccia a metà tra il fantasma e la mummia, domani sono pronta per tutti i piani, le email, i conteggi, i programmi, ma oggi voglio dormire, leggere, bere tisane e sentire canzoni con tante parolacce. Sento già la testa che si ribella e sta formulando cose da fare, tante, quelle urgenti e quelle che mi vengono in mente come i fastidiosi pop up della pubblicità web di un tempo. Il corpo però chiede pietà e poveraccio ha bisogno della sua ripresa.
Domani imbocco la strada che mi sono preparata, organizzo come arricchirla, provo un paio di mesi se funziona e poi eventualmente aggiusto i particolari. Domani, perché ora vado a letto. Buona strada e buon riposo!

Appunti per me stanca

Prendo qualche minuto per aggiornare sui recenti avvenimenti a Warmbronn, direi Warmbronner Chronicles praticamente, ma anche per mettere nero su bianco e rendermi conto più chiaramente dei movimenti cosmici. Insomma, questo post è un appunto per me, stanca.

Sto correndo come una disperata e ieri mattina il Nano ha detto ad un suo amico “la mia mamma cammina più veloce della tua” e non so se questo sia un bene. Il lavoro è inaspettatamente ripartito, ero io quella che un anno fa piagnucolava che non sarebbe mai più riuscita ad entrare nel mondo del lavoro. Ho a che fare con una che si nega al telefono e per email ma mi sono attaccata al suo polpaccio come un cane e non la mollo, infatti ieri, dopo telefonate ipocrito-gentili come mio stile e email varie, mi ha risposto con quello che mi serve e via che si parte.. Martedì sera fino alle 2 di mattina ho tradotto, col risultato che il giorno successivo ero bianca come un fantasma e tutta rinco, anche perché non mi ero ancora ripresa completamente dal weekend.
Il weekend l’abbiamo passato in Italia ven-sab-dom, domenica sera eravamo a casa e lunedì il Nano ha compiuto 5 anni, con tanto di cesto da riempire di piccoli regali per i bambini del suo gruppo all’asilo e a seguire festa pirata dalle 16 alle 18. Sulla festa ci sarebbe bisogno di un discorso a parte perché è stato un successo ma anche un lavoro abnorme (rimando qui per un sintetico prospetto) e sono arrivata al punto di comunicare ufficialmente al Nano di non permettersi di dire che qualcosa non andava bene perché l’avrei fatto volare dalla finestra. Alla faccia del positive parenting. A fronte della festa abbiamo una lista di inviti “riparatori” per chi non è stato invitato (cfr post qui), che si accavallano con la vita da mini-socialite della Nana. Per dire, martedì pomeriggio c’erano già ospiti.
Stamattina sono partita dicendo “devo fare una stampata”, poi ora che ho trovato della carta non dipinta dalla prole, ora che il Nanino mi ha permesso di staccarmi da lui per schiacciare Stampa, sono passati 30 minuti.
Sto litigando con whatsup perché mi hanno chiesto di organizzare una cena di madri dell’asilo nido, perché a me, cosa ho fatto di male? E proprio io che ci impiego minuti a scrivere su whatsup in tedesco e che qualche volta devo usare il vocabolario? Per la cronaca, sembra che quella che mi ha chiesto di organizzare il tutto non venga alla cena: ma allora cosa sollevi iniziative, mettendo di mezzo me, se tu non partecipi?? Grrr.
Domani, con il tradizionale anticipo su tutti i calendari c’è la festa di carnevale e la sera, udite udite che sabato sera da urlo, il Tupperparty.

Wonderwoman però deve ancora cercare la maglia di Superman, rimpicciolire la tuta di Spiderman, sistemare il simbolo di Batman e ritagliare le stelle da mettersi sulla gonna… e Ironman ha chiesto di cucirgli la tasca dei jeans.
La dura vita del supereroe.

Post di fine anno

Se dappertutto si parla di 2016 maledetto, per me è stato un anno difficile per 1/3 e faticoso-gioioso per 2/3.

Dal 2017 chiedo Tempo, l’agenda è pronta, quella con la “pecora” portafortuna.

Tempo di tradurre, di infilarmi i dizionari sottopelle, senza arrivare a farlo tutte le sere e tutte le notti. Magari anche il Tempo, oltre che la Memoria, di fare le fatture, sono l’unica salame di freelance che dimentica di farle.

Tempo per studiare ancora tedesco ed entro Aprile fare un altro test. Il libro è pronto, c’è solo da cominciare.

Tempo per il Nano, tempo per la Nana, tempo per il Nanetto, che abbiano tutti i giorni pantaloni e magliette puliti, anche i musetti e i dentini. Per le mani, lasceremo un po’ correre.

Tempo per Lui, di ascoltarlo e di vedere i suoi film senza addormentarmi, per preparargli qualche volta una cena non scotta e salata al punto giusto, per cambiargli le gomme e spedire le lettere in posta.

E i miei pensieri per il 2017 vanno a tutti gli amici conosciuti nel 2016: forza ragazzi e ragazze, è anche grazie a voi che io oggi, un giorno prima della fine dell’anno, mi sento un po’ più ricca di idee, di ispirazioni, di affetto.

 

Il vero Svevo si complica la vita

Mi stanno succedendo un bel po’ di cose, ma allo stesso tempo ci sono persone che stanno vivendo momenti ben più faticosi delle mie banalità lavorative / sociali, quindi è per questi eroi di pazienza e di coraggio che racconto questa storia particolarmente ridicola di regole sociali non scritte della zona più tirchia della tirchia Germania.

Parlavo con amici di regali e di quanto ammonterebbe la busta con i soldi socialmente corretta in occasione di un matrimonio o di un funerale (scopro ora che si imbucano o consegnano carte di condoglianze contenenti denaro).

Vi spiego con un esempio come funziona, se riuscite a seguirmi perché il vero Svevo si complica la vita.
Poniamo che Gloria e Gustavo si siano sposati 20 anni fa. Avevano la lista nozze e alcuni hanno regalato delle buste con i soldi. Gloria e Gustavo stampano la lista nozze e riportano quanto ciascuno ha speso, buste comprese, in quella occasione. Mettiamo che il figlio dello zio Peppino, che chiameremo cugino Erminio, si sposi il mese prossimo: quanti soldi mettere nella busta, si chiede il vero Svevo, che smania dalla voglia di complicarsi la vita? Va a recuperare la lista del suo matrimonio di 20 anni fa e controlla quanto lo zio Peppino aveva pagato per il matrimonio (al tempo cugino Erminio era un bimbo). XX marchi tedeschi? Benissimo, allora si cambia in Euro, poi si fa una valutazione sul potere d’acquisto per stabilire la cifra, in valore attuale, spesa quella volta da zio Peppino. Mettiamo che da questo calcolo venga fuori circa 50 euro, che sono il punto di partenza.
Adesso il vero Svevo ipotizza quanto spenderà il cugino Erminio a testa per il pranzo nuziale, magari cercando su Google il ristorante in questione: stimiamo 40 euro a testa, quindi per Gloria e Gustavo, entrambi invitati, 40 x 2 = 80 euro. A questo punto abbiamo 2 indizi: dobbiamo avere una cifra = o > di € 50 che deve anche essere > € 80 , perché se gli diamo i soldi solo per pagare il pranzo non rimane niente di regalo.
Tra i 90 e i 100 euro risulta in questo caso la cifra socialmente accettata da dare per il matrimonio del cugino Erminio.

La stessa cosa succede con i funerali, su cifre più piccole ma su un lavoro di registrazione più complesso. Quando è mancato il padre di Gustavo, 10 anni fa, già con l’Euro, la madre ha preso tutte le carte di condoglianze e ha listato chi ha offerto e quanto (dal panettiere al compagno d’infanzia), di modo che se e quando mancherà il padre del panettiere o il parente del compagno d’infanzia, potranno andare a verificare gli importi e regolarsi per donare a propria volta. Sarà quindi una cifra uguale o maggiore a quanto donato da inserire nella busta. Mi dicono che le cifre in queste occasioni vanno da € 5 ai € 20.

Mi avvisano inoltre che è frequente anche la stima di quanto avrà speso per il regalo di compleanno per un bambino, in modo da avere un riferimento per ricambiare.

Adesso che vi ho informati, ve lo dico: sono 4 anni che sbaglio tutto. Non ho idea di Chi abbia regalato Cosa (per non dire Quanto) per il mio matrimonio 2 anni fa. Non ho idea di Chi abbia regalato Cosa (e Quanto abbia speso) per i regali di compleanno dei Nani. Certo, è capitato di dovere fare dei regali, ma non ho mai conteggiato niente. Perché noi (italiani? emigrati? pigri? anime semplici?) i regali li facciamo col cuore, non con la calcolatrice.

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Immagine dal web su http://www.spreadshirt.it

 

Continua: Miracolo di Girasole

Vi ricordate il Girasole di Nano, quello che faceva parte di un percorso portato avanti l’anno passato al Kindergarten?
Dopo un anno avevamo gridato al miracolo per lo spuntare di teneri steli e delicate foglioline. Nonostante il ritardo e le pessime premesse, pensavamo che il Barbatrucco fosse riuscito ed invece ecco il primo fiore:

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Sono disperata. In parole povere questo Girasole:

  • è sbocciato un anno dopo. Perché è dopo un anno che mi sono ricordata di comprare i semi.
  • non è un Girasole. Ho evidentemente sbagliato a comprare i semi.
  • ogni volta che vado in cucina comincio a starnutire, sospetto che sia tra le piante a cui sono allergica. Che diavolo di semi ho comprato?

Il meno deluso è Nano: la faccenda del Girasole l’aveva perfino dimenticata e non vi sta dando una gran attenzione.
Adesso le opzioni sono (1) traslocare questi fiori lestofanti in giardino, dove ci lasceranno le penne e le foglie, oppure (2) buttare tutto nel pattume. Lui consiglia la seconda opzione, io sarei per la prima… non ci fosse quella complicazione dell’allergia.

Storia di un comunicatore

Una storia divertentissima l’ho sentita ieri sera dopo la grigliata in occasione del compleanno del nostro amico Frank.
Si parla di stalle, di selle e di cavalli, una passione condivisa da molti nella nostra zona, compresi i nostri amici.

Una coppia, proprietari di un cavallo, decide di acquistare una nuova sella presso un artigiano che produce appunto accessori per l’equitazione. Prendono così appuntamento con l’artigiano per provare la nuova sella al cavallo.
Ma come fare a capire se la sella calza effettivamente bene? Ovvio, lo si chiede al diretto interessato! La proprietaria telefona immediatamente con il cellulare a un comunicatore per animali svizzero, il quale viene messo in contatto telefonico col cavallo così da recepire il parere dell’equino. Prestazione a pagamento, chiaro.
Non ho poi capito se la sella sia piaciuta al cavallo e se l’abbiano comprata o no.

Oltre ad avere riso tantissimo, trovandomi a ponderare se è più matto uno che sostiene di parlare al telefono con un cavallo o la gente che lo paga profumatamente per l’assurda prestazione, ho scoperto un altro potenziale sbocco per il mio futuro lavorativo.
Dietro lauto pagamento traduco le parole del vostro gatto. Sono già pronta a comunicare alla vicina del piano di sopra le confessioni dei suoi tre felini: “La dieta a cui ci costringi fa schifo. Cambiare menu, grazie”.

Per Nanetto

Avrebbe dovuto fotografarmi il papà quando ti ho visto per la prima volta: occhi sbarrati, sbalordita come non mai dalla velocità della faccenda, impreparata a prenderti in braccio perché volevo appoggiare il sedere su una superficie e invece ero rimasta lì immobile accovacciata in jigotai. Dopo poco è arrivata la sensazione gioiosa di avercela fatta, di avere portato a casa la vittoria, bene e in breve tempo, soddisfazione completa.

Dopo solo 10 giorni non so bene descrivere ai molti che me lo chiedono cosa cambia nel passare da 2 a 3 bambini. Parole come “bionico” o “wonderwoman”, che sto sentendo spesso ultimamente, mi fanno un po’ ridere perché, se potessi scegliere, vorrei solo avere gli arti allungabili come Elastigirl de Gli Incredibili, la Pixar ci ha visto proprio lungo con quel film.

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Penso che la grossa differenza la faccia una certa consapevolezza acquisita con l’esperienza. Non intendo la consapevolezza di “quello che si deve fare con un bambino”. Vista la diversità dei modelli di bambini sul mercato, questo punto è rimasto ancora oscuro. Mi riferisco alla felice consapevolezza che mi permette di mandare a stendere a cuor leggero e senza troppi complimenti chiunque metta il becco nella mia e solo mia comodità genitoriale, dalla lega del latte alla associazione partorienti volanti, dai promotori del bimbo vegano ai suggeritori di rimedi vari. Ve lo dico, in questo terzo round sono immune e impermeabile a qualsiasi condanna al patibolo come madre degenere.

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Allatti? Allattamento a richiesta? Parto naturale? Epidurale? Agopuntura? Massaggio neonatale? Porti? Pavimento pelvico? Ostetrica? Casa parto? – accendo il jet e me ne vado.

 

Caro Nanetto, benvenuto e grazie di avere scelto me e il papà. Da 10 giorni ci coccoli, ci alleggerisci la vita, ci sorridi mentre dormi e noi ci sentiamo proprio due fortunati.

 

La quiete prima dell’Uragano

 

“e adesso asciuga gli occhi e stai vicino a me
insieme affronteremo l’uragano
e non importa se avrò paura come te
non pensarci e abbracciamoci…
e adesso asciuga gli occhi e stai vicino a me
ho voglia di star dentro all’uragano
e non importa se avrò dolori e coliche
non ci penso e baciandoti
l’uragano siamo noi!”Uragano, Cecco e Cipo, www.ceccoecipo.it