La Famiglia Stronzi e il razzismo

E’ brutto dire che dei bambini sono Stronzi, però non mi è ancora venuto in mente un aggettivo più calzante per i due bambini, sorella e fratellino, che ho in mente.
So anche che non è colpa loro, non del tutto almeno: la genetica e l’educazione qualcosa devono avere fatto se a 4 anni lei e 2 anni lui si ritrovano ad essere due bambini Stronzi.
Vorrei evitare i soliti ragionamenti sterili sui “bambini tedeschi” e sui “bambini italiani”, su come vengono educati etc, perché gli stronzi sono una razza trasversale a qualsiasi nazionalità ed etnia, un po’ come gli stupidi e i molto intelligenti. Gli stronzi sono una minaccia vagante che è bene identificare per poi starne alla larga il più possibile.

Così ha fatto Nano che ha a che fare con la bambina 4enne stronza al Kindergarten: si è comportato con molta intelligenza (passatemi l’orgoglio di mamma :)) e semplicemente quella bambina “antipatica” non la considera minimamente e si fa i cavoli suoi. Tutto un altro atteggiamento quello di Nana: è in classe con il fratellino stronzo e lei no, non è una che si fa i cavoli suoi, soprattutto quando vai a pestare le sue esigenze. Insomma è già capitato che, al secondo rifiuto da parte del bimbo stronzo di lasciare libera l’automobilina a spinta, Nana abbia lanciato l’urlo di guerra e l’abbia tirato per un braccio, causando l’offesa mortale del bimbo stronzo e, temo, scatenando l’offesa della madre degli stronzi.
Direi che, in fondo, ai miei figli quei due bambini stronzi non recano alcun danno. Nano se ne frega e Nana si difende al bisogno e sul loro atteggiamento nei nostri confronti (da quando ha scoperto, con l’ultimo treno “sono così biondi”, che siamo italiani la madre degli stronzi non saluta e non parla, insperata fortuna) ci avrei riso su volentieri se gli stronzi non avessero causato, per altri bambini, del dolore profondo che mi ha toccata moltissimo.

Qualche settimana fa la Famiglia Stronzi tornava a casa dall’asilo con un altro paio di mamme e figli, tornavamo anche noi e abbiamo incontrato la famiglia francese originaria del Cameroun di cui parlavo in altri post. La bambina stronza ha iniziato a prendere in giro la più grande delle bimbe di colore, seguita dal fratellino stronzo. “Diana Cioccolato – Diana cioccolato – Diana cioccolato”!. Una stupidaggine da asilo ripetuta all’infinito: ma la bimba ahimè ci è rimasta malissimo, si è offesa molto del canzonatorio ritornello, ed è stata inconsolabile della presa in giro finché non le ho fatto notare che “il cioccolato è molto più buono del frischkaese” e mi ha dato ragione.
Non so se la storia sia morta qui o se venga presa in giro anche al Kindergarten: mi ha fatto male vedere la bimba soffrire molto per un razzismo da due soldi. Perché gli stronzi hanno la maledetta caratteristica che possono fare male, anche se hanno 4 e 2 anni. Mamme, voi cosa avreste fatto?
Io non so se ho agito correttamente, probabilmente no. L’ho messa sul banale per cercare di lenire una sofferenza che posso solo immaginare ma non capire fino in fondo. Mi aspettavo un rimbrotto dalla madre degli stronzi che ha fatto l’indifferente e so perfettamente che se avessi sentito una roba del genere uscire dalla bocca dei miei figli gli avrei tirato un calcio nel sedere volante.

Anche io dentro sono come loro, razzista e pure un po’ stronza. E so che l’etichetta Famiglia Stronzi, potranno tentare di staccarla e lavarla per tutti gli anni a venire, ma non riusciranno mai a togliersela.

Immagine da Google Immagini

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3 thoughts on “La Famiglia Stronzi e il razzismo

  1. Quando avevo 11 anni, mio cugino mulatto ne aveva 2 (madre africana, padre italiano) e per farlo ridere gli cantavo una storiella-canzone del tipo “Io mangio bambino marroncino, io mangio bambino al cioccolato” (l’avevo inventata sul momento). Lui moriva dal ridere, io lo dicevo senza malevolenza e ci divertivamo entrambi. Nel 2015 verrei additata come bambina stronza di famiglia razzista. Così cambiano i tempi!

    Per me il razzismo emerge da altre cose, i bambini mettono etichette su tutto perché gli aiuta a distinguere quello che vedono. Io sono sempre stata quella cicciona perché ero non solo in carne ma pure più alta di tutti (fino al liceo sono sempre stata la più alta della classe). Ho geni crukki e sono cresciuta in Italia, alcuni pensavano fossi stata bocciata due volte perché non si spiegavano come potessi essere così alta e stare in classe con loro… Secondo me la bambina ha ultrato “Diana cioccolato” perché era la principale caratteristica “diversa” che le veniva in mente, dubito che a casa abbiano usato il cioccolato come metafora razzista. Tutti i bambini amano il cioccolato, no? Poi secondo me la piccola Diana è rimasta offesa più dal tono che dalle parole, chissà se lei ha fatto l’associazione “Mi ha detto cioccolato perché sono nera”! Secondo me ha solo capito “mi sta prendendo in giro, cos’ho che non va?!”

    Quando io ero all’asilo, ci insegnavano che “i negretti vivono nelle capanne”, mentre noi siamo in case di muratura con mamma e papà, abbiamo l’auto, il cane, etc. Oggi mi si rizzano i capelli a ripensarci! Ne avevo parlato qui

  2. Sì, è stata questione di tono da presa in giro all’infinito che l’ha urtata. Infatti se Diana non ci fosse rimasta così male (ti assicuro, una sofferenza, povera…) non sarebbe stato poi così grave.
    Mio figlio descrive i bambini “con i puffi (le guance) rosa / con i puffi marroni / con i puffi a pallini”. Poi che hanno i capelli normali o non normali. Dai, c’è una bella differenza tra descrivere e prendere in giro 😀

  3. Pingback: Genitori-Abend | chiararipamonti_blog

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