Io e Andrea

Non so voi, ma io ci ho messo anni a capire che lavoro facesse mio padre, da sempre “libero professionista”, perché per me quelle due parole non volevano dire niente, mancando la chiarezza dei lavori degli altri papà, idraulico, dottore, muratore, meccanico. Oggi il mio Nano si scontra con questa realtà ma, al di là del nome, vede e sente che cosa fa la mamma: telefona / riceve telefonate, scrive email con il computer, ri-telefona / ri-riceve telefonate, si lamenta perché non arriva “il materiale”. Mio figlio, insomma, sa benissimo cosa faccio, legge con gli occhi di un 3enne il mio lavoro e, quando siamo in auto, sente in vivavoce le mie telefonate.

Ed è qui che entra in scena Andrea.

Andrea è la mia più cara amica in Germania, una tra le primissime persone che ho conosciuto. E’ una fan sfegatata dell’Italia e molto molto tedesca nell’animo, una di quelle che dice che l’Italia le piace un sacco ma che l’unica volta che ci è andata in vacanza s’è trovata malissimo. Ci frequentiamo spesso e facciamo lunghissime telefonate di chiacchiera, posso dire di volerle un gran bene e lei è una bravissima persona.

Il caso vuole che, ormai mesi fa, il Nano fosse a casa malato per una settimana e proprio in quel periodo, per la realizzazione di un house organ, io mi sentissi spesso con Andrea Rosa – che saluto nel caso dovesse leggermi, completamente all’oscuro di essere ormai un personaggio nella nostra vita di casa.

Poco tempo dopo, tornando dal nido in macchina, prendo una chiamata in vivavoce di un contatto invece quasi quotidiano, Andrea Sandri – saluto anche lui nel caso dovesse leggermi, tra i nomi più citati dal Nano. Quel giorno Andrea era molto arrabbiato e se chiedete al Nano vi spiegherà perché.

A parte il gioco del nome Andrea tra il femminile tedesco e il maschile italiano, che in fondo non è un gran problema, ormai succede che io cito il nome incriminato e il Nano comincia:

– Ma Andrea Rosa?(e ridacchia, perché sa che sto parlando di Andrea la mia amica).
No, Andrea-Andrea.
– Ma Andrea Sandri?(ridacchia di nuovo)
Nooo, Andrea-Andrea.

Il mio Lui di fronte a tutti questi Andrea finge di scocciarsi, ma la pantomima degli Andrea e delle Andrea lo diverte molto. Soprattutto nel finale: il Nano parte a raccontare la storia più appassionante che riguarda un Andrea.

– ma sai papà/mamma che un giorno Andrea era arrabbiato con uno che fa il lavoro del nonno Faffo (l’architetto ndr) che ha fatto una casa con su delle paroline. AllooooRa io ho visto dalla finestra di dentro l’auto rossa della mamma che anche lì fuori c’erano delle case con le paroline, non è l’unica quella del signore che ha vinto il premio, anche quelle hanno vinto magaaRi, sai papà/mamma?”

Qualunque sia l’Andrea di cui io voglio parlare lui me li nomina sempre tutti. Però questa storiella mi fa morire dal ridere come la prima volta, perché di fronte ad un’opera artistica il Nano ci ha messo dei normalissimi capannoni che sì, effettivamente hanno “delle paroline”, le insegne delle aziende, addirittura illuminate al neon!

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