A Scuola di Autonomia

Mi ha colpito dal primo giorno l’attenzione che viene posta in Germania perché i piccoli si rendano autonomi. Non saprei dire se è proprio una strategia educativa teutonica, o se siamo stati noi che abbiamo trovato insegnanti particolarmente “autonomisti”. A me questo va a pennello, e se ogni tanto ho avuto qualche dubbio “ma sarà in grado, mi sembra presto” l’ho tenuto per me e siamo andati avanti, guardando gli sviluppi di quello che era un piccolo gattonatore di 11 mesi alle prese con l’asilo nido tedesco. Le aspettative con l’inserimento all’asilo nido a 11 mesi, appena due mesi dopo esserci trasferiti, erano due: che imparasse il tedesco e che si divertisse con gli altri bambini. Mi sono accorta fin dai primi giorni che invece, per il personale del kita, c’erano ben altre aspettative e lavoravano per altri obiettivi che si riassumono in una parola, autonomia. Il bambino deve essere in grado di salire e scendere due rampe di scale, gattonando prima e poi a piedi attaccato al corrimano. Deve sapersi muovere, alzare, deve acquisire la capacità di salire le scale a pioli, saltare e camminare su vari tipi di terreno. E ancora, mangiare da solo, bere da solo con bicchieri normali di vetro, sparecchiare la tavola, riconoscere le sue proprietà, svestirsi prima e poi vestirsi da solo mettendosi scarpe, cappello, pantaloni,pantaloni, calzine, felpa, giacca a vento. Parlare, come nel caso di mio figlio, una lingua diversa da quella di casa, è scontato. Divertirsi con gli altri bambini è scontato.

Insomma, la settimana scorsa il mio nano grande ha compiuto 3 anni, ha finito l’esperienza del kita con una gran festa e me l’hanno riconsegnato promosso a pieni voti, secondo i loro standard e anche secondo i nostri: il tedesco infatti nel tempo dagli 11 mesi ai 3 anni l’ha imparato e lo parla come tutti gli altri bambini. In più ha tutte le abilità di cui sopra, eccetto che “non sa ancora allacciare bene i bottoni, per ora riesce con i maglioni di lana, bisogna fare pratica con gli altri tessuti”. Rimandato a settembre in allacciamento bottoni e io, nel privato di una chiacchierata con il papàX2, mi sono permessa di dire “chissenefrega“.

Lunedì entriamo al kindergarten e mi sono resa conto che nello step scolastico successivo è ancora l’autonomia l’obiettivo principale. Ma si tratta di un’autonomia diversa, votata alla formazione del bambino, dando per acquisita l’autonomia nella gestione della propria persona. E’ incentivata la decisione personale, i bambini possono e devono scegliere quale attività svolgere. Possono scegliere, seguendo alcune regole, di andare a trovare i piccoli del nido al piano sotto, ed anche possono proporsi di partecipare ad alcune attività dei bambini più grandi. Tutto questo avviene su richiesta diretta del bambino stesso, che deve scegliere cosa vuole fare e andarlo a chiedere all’insegnante di riferimento e poi all’insegnante che vuole andare a trovare, trovandosi a gestire una risposta affermativa o talvolta un rifiuto. Ogni bambino sceglie quando fare colazione, quando durante la giornata vuole bere, recandosi da solo nella stanza apposita, ma anche a quale gioco giocare, con chi e in quale stanza (stanza delle costruzioni, stanza dei role games, stanza per correre, atelier etc).

Non so come, ma perfino un bambino come il mio, che con le persone nuove fatica a parlare apertamente, da subito ha sentito l’influenza di questa “aria educativa autonomista” ed in 3 mezze giornate ha quasi del tutto abbandonato la timidezza che era un suo tratto distintivo, mettendosi a chiedere, domandare e dichiarando le sue intenzioni (es. devo andare in bagno. voglio l’acqua. adesso non voglio più giocare con questo, voglio correre.) D’altra parte, anche se si scontra con l’intimità del suo carattere, sono convinta che questa educazione all’autonomia non possa fargli altro che bene. Il grosso lavoro sarà gestire questa positiva spinta all’autonomia a casa, ovvero permettergli di più rispetto a prima di scegliere e di portare a termine le sue scelte ma qualche volta sarà necessario limitare. E con una testa dura come la sua, ma anche come la mia e come quella del papà, per non parlare della sorellina, ci sarà da ridere.

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5 thoughts on “A Scuola di Autonomia

    • Sinceramente a me impressiona tutta ‘sta autonomia richiesta, soprattutto questa “decisionale” del kindergarten – perché in fondo a vestirsi etc imparano tutti, anche se magari un po’ più tardi. Ovviamente a lui non dico niente di questo. Certo non è facile vincere la timidezza: per esempio oggi mi ha detto che alcuni bambini facevano i cagnolini che abbaiavano forte e lui ha fatto il cagnolino che abbaiava piano. Però la prossima volta fa il cagnolino che abbaia forte anche lui. Stella mi sembra molto più estroversa… sarà che è una femmina??

      • Per me lo shock é stata la visita U9 in cui hanno chiesto alla mia grande che allora aveva 5 anni e mzzo se invita amichetti a casa di propria iniziativa. 😮
        E davvero: qualche settimana prima lei e la sua amichetta si erano messe d’accordo di trovarci in piscina il fine settimana e avevano progettato una visita con sleep-over.

      • mah, il mio è ancora piccolo, nnon è ancora in grado di capire esattamente cosa significa dire “ti invito a casa nostra”. Semplicemente incontra amici al parco e gli dice di venire a casa nostra a cena/giocare – spesso io cado dal pero. Senza contare i vicini di casa che ormai sono spesso da noi. Non c’è stato alcun momento di invito ufficiale, ma sono sempre qui. :X

  1. Pingback: Kindergarten, inserimento #2 | chiararipamonti_blog

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