Ancora per poco, 28. Lo Stato siamo noi??

Leggo spesso su Corriere.it il blog Solferino28, stimolante iniziativa per amplificare la voce dei giovani di oggi e delle loro problematiche legate al lavoro, soprattutto. Ancora per poco ho 28 anni, ne approfitto per scrivere anche la mia voce, la mia testimonianza di giovane, lavoratrice e mamma.

Sono libero professionista, con regolare p.i., faccio fatture e pago le tasse. E, per inciso, devo dare una tonnellata di soldi all’inps calcolati sul reddito (basso) del 2011, entro date stabilite, entro rate stabilite. L’inps in cambio mi da, forse, non siamo ancora sicuri, uno straccio di maternità a partire da luglio (ho partorito a febbraio 2012) e uno straccio di assegno familiare mensile, intorno ai 135 euro/mese, per il quale devo fare domanda dopo il 1 febbraio 2013 (ripeto, ho partorito a febbraio 2012).

E’ stato difficile lo start up della mia attività, mi sono fatta in 4, in 5, in 6 per trovare clienti qui e là, con alle spalle un trasloco da Como a Modena che mi ha costretto a prendere e ricostruire contatti indispensabili per lavorare. Poi la gravidanza, con un bebé che per fortuna ha fatto il bravo nella pancia e mi ha lasciato lavorare. Una settimana di pausa ammetto di essermela presa, a sorpresa, 7 giorni esatti di vacanza a partire dalla notte in cui mi si sono rotte le acque.

Ora sono 4 mesi che lavoro con il bambino in braccio, che fa i ruttini mentre sono al telefono, che dorme sulle gambe incrociate mentre scrivo l’ennesima notizia, mentre cerco di rispondere a una email un po’ più lunga, e la sera lancio il bebé a papà suo e mi dedico al lavoro fino a notte fonda.

Qualcuno mi diceva l’altro giorno che “lo Stato siamo noi”, ma di sicuro lo Stato non sono io, non mi rappresenta, non mi agevola, non mi aiuta, non gestisce con intelligenza la propria “azienda-stato” e poi chiede a me di risolvere i suoi problemi versando soldi che chissà dove andranno a finire e forse proprio non lo sa nessuno.

Comunque questo vuol dire che non ho capito niente di niente, dovevo fare l’impiegata statale, farmi la maternità, avere il culo parato da un sindacato ed essere sicura di essere stipendiata dal popolo italiano. Perché, eh già, “lo Stato siamo noi”.

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