Gli ultimi e i primi

Gli ultimi giorni del 2019 mi hanno portata nel mio habitat naturale, finalmente, in mezzo alla neve. Però in camera c’era il riscaldamento bloccato sul caldo, e al caldo non riesco a dormire.
Il 29 dicembre siamo arrivati, il 30 abbiamo testato la fatica di portare 3 bambini a sciare: 4 sci, 1 paio di bacchette, 4 scarponi, 4 caschi, 4 maschere 4 paia di guanti. Negli ultimi giorni del 2019 ho continuato sulla via della fatica fisica di mamma mulo e della fatica mentale di mamma organizzazione.
Il 31 dicembre avevo la febbre e il peggiore raffreddore che mi abbia mai colpita. Gli ultimi giorni del 2019 hanno ribadito che se per tutto l’anno ti scervelli per organizzare vite, hobby, impegni, lavori, e trasporti oggetti, bambini e borsoni come uno sherpa nepalese per 365 giorni no stop, va a finire che appena ti fermi, ti ammali.

Mi sono svegliata il 1 gennaio trasformata: spento il riscaldamento in camera ho potuto dormire. Ma non solo, ho avuto il pacchetto completo: il sole splendente, per una volta, dopo tanti anni di piogge in vacanza (Lui ha sempre sostenuto fosse colpa mia che porto il maltempo), febbre sparita, naso rosso e sci in spalla. L’organizzazione delle truppe sugli sci migliorata, la montagna pronta per me. I primi giorni del 2020 mi hanno portato una partenza perfetta, al netto delle urla, dei bambini che litigano, dei pantaloni e dei guanti che si rubano l’uno con l’altro. E’ stato bellissimo.

E adesso? Ricaricata d’energia, ri-carico il mio zaino in spalla. Mi piacciono gli anni pari. Tutti e cinque abbiamo davanti strade di crescita, fatte ancora di fatica fisica e mentale, ma la fatica in fondo è quella che paga. Avanti tutta e buon anno!

Finding Tino

When my boy number three was born, he received an elephant, soft and fluffy. It was love at first sight. His name is Tino.

One disgraced Thursday of July, we couldn’t find Tino.
The stuffed elephant wasn’t as soft and as new as one would expect, its paws couldn’t be white anymore after three years of daily dirty, kindergarten and many trips. Three years of photos with Tino everywhere, from airplane to boat, from the mountains to the sea… and than the elephant was missing. The boy had a cold and had to stay at home, it was just after lunch that day when we could not find it anymore.
I thought it will surface in the chaos of our home eventually, it couldn’t have left the building on itself, couldn’t it? But when it was time to go to sleep, Tino was still to be found. Tears and fears, a night with no sleep and first thing next morning, Friday, I started to rummage hysterically in “the jungle”, in every single centimeter of the apartment. No Tino.

The possibility of Tino being somewhere outside the house was growing and on Friday evening, He (husband) and I were trying nervously to remember every step taken during the week. Wednesday there had been a music event, my husband was sure that they had Tino while walking back. We checked twice every corner of the way from the event to our home. No Tino. Then I asked directly at the building where the event was held, no Tino. The next step was to post a help request in the whatsapp group of the Choir and, at the same time, I tried to reach so many people as possible, by phone, social networks and chat. Warmbronn is not very big, we will find Tino.

Another night with not much sleep.
By Saturday evening, Tino had been spotted in two different points of the village: one woman had seen a stuffed elephant sitting at the bus stop. Another woman noticed a stuffed elephant on the ground of the school parking. The bus stop was expolored the same day, every inches of it. No Tino. In one disperate attempt, I left a voice message to a friend who catches the bus every day: “Please, call me back as soon as you hear this. Have you seen an elephant in the last few days at the bus stop? I don’t know anyone else who uses the bus daily.” She could easily call the asylum and an ambulance, I guess. Anyway, she had not seen any “elephant” sitting at the bus stop. 30 minutes later, the witness decleared that the elephant she had seen was pink. It wasn’t Tino.

The following week, driven to the point of desperation by the lack of sleep, we explored the trail of the school parking, where we actually had been someday that week, but seemed less probable. I picked up my daughter and together we searched in every corner, moving bushes and sticks of wood, until we noticed my older son’s teacher staring at us preoccupied at our strange behaviour. Later, I asked my son to make an excuse for us with the teacher and he solved the problem, of course: “Teacher, mum isn’t crazy, she’s just looking for my brother’s elephant”. If she had doubts about my mental health, now she knows I’m insane. While there, we asked the restaurant nearby, the “Hort”, the school… no Tino.

A gentle lady, offered three stuffed elephants of her collection: a “fat” Tino, a “too small Tino”, “another Tino”. I was near to tears: the situation was absurd, but people were offering help, advice, sympathy and that helped me, at least, to bear with an inconsolable child.

Of course we could buy another elephant, a replica, if that’s what you’re thinking, you genius: we could if Karstadt, the chain where we bought the original elephant, didn’t have it out of production 2 years ago. A last existing twin was on sale in ebay for an insane price. We bought it immediately.
In the meantime, other friends suggested to ask at the lost&found office: there, they had few stuffed bunnies, a teddy bear, but no elephant, no Tino.

We couldn’t sleep, because the desperate boy couldn’t sleep properly. Then, 15 days after the disappearing, the post brought “Tino’s brother”, the boy was contented but not completely satisfied, and now and then in the last four months he asked when and if “his Tino” was going to come back home.

Then, at the beginning of November, we were all five together in the cellar, considering our ski stuff. We were about to throw away an old box… and inside, there was Tino! He and I exchanged a meaningful look, some colorful swearwords that only the Italian language could conceive, passed between us. He didn’t move from our house after all!
Our boy was full with joy, a cake was promised in celebration of the event.

All’s well that ends well.
(But Tino is grounded until hell freezes over.)

Tradizione e modernità in musica

Campagna vs città. Paese vs metropoli. Tradizione vs modernità? Forse, ma non qui. Warmbronn è un paese, un ex-paese divenuto frazione, dove grazie alla vicinanza con tante aziende di richiamo internazionale c’è una popolazione ben variegata e per buona parte d’origine straniera, che ha portato a moltissimi bambini bilingue o trilingue, multicolore e multicultura.

Fino a un anno fa avevo esperienza solo della realtà di cui sopra. Bellissimo. Poi mi sono iscritta al coro locale, che conta ben due stranieri (due di numero), di cui una sono io. Nel coro c’è la crema della Svevia: uno gruppo assortito di vecchiette e vecchietti sulla settantina nati, cresciuti e con un piede nella fossa a Warmbronn. Quelle vecchiette per cui la religione è nella ricetta della Kartoffelsalat. Quei vecchietti bilingue, madrelingua svevo e seconda lingua tedesco.

C’è da morire dal ridere.
Il tempo, che sia allegro o veloce, inevitabilmente diventerà lento, anzi lentiiiiiiissimo. Hai voglia a tirare la baracca, partendo al momento giusto e tenendo il ritmo: quelle vicino a te ti seguiranno, ma il resto del coro arriverà a rimorchio due battute dopo.
Metà coro non sa a che pagina è, si perde, sfoglia, canta un’altra parte. Quando poi una o due cantano la parte di un’altro gruppo vocale oltre che la propria, tipicamente sia la parte soprano (donne) sia quella tenore (uomini), la direttrice sorride rigidamente ma negli occhi vedi che sta per scoppiare in una risata. E gli assoli, gente che inizia da sola una strofa che non esiste, sono all’ordine del giorno.

Mi hanno accolta guardandomi con un certo interesse, mi sono presentata alla direttrice come mezzo-soprano, mi hanno ascoltata finché hanno deciso che avevo passato il test vocale e anzi, erano molto contente che fossi presente. Integrata nella musica ovviamente non bastava e la più audace mi ha chiesto sicura “Ah… ma tu sei la figlia di qualcuno, vero?” Sì, certo,” le ho risposto perplessa, “ma non credo che conosca i miei genitori. Sa, vivono in Italia.” Lo scoglio di non conoscere i miei genitori è stato duro per le mie co-coriste, e si sono accontentate per un periodo di avere conosciuto Lui, mio marito, e i bambini. Finché una ha tentato l’indagine, dicendo che lei va tutti gli anni in Italia, a Luino sul Lago Maggiore, dove ha una seconda casa. Centro! Mio padre è di Luino, mia nonna ancora abita lì, ecco l’aggancio che tutte le signore volevano e che è stato sufficiente a placarle. Sì, sono straniera, ma di origine rispettabile. Sono tutte uguali le signore anziane, mi sono detta.

La settimana scorsa ho scoperto che questo gruppo attempato, dalla curiosità di Miss Marple e dal pettegolezzo facile, a suo modo ha assorbito una modernità di pensiero inaspettata che le rende, per quanto legate alla tradizione (in particolare della Kartoffelsalat), decisamente delle persone che vivono negli anni duemila.

  • Intanto non gliene frega niente che sono italiana, perché il mondo si distingue tra Warmbronn e non-Warmbronn. Se io fossi di Renningen, a 2 km di distanza, sarei straniera uguale.
  • Sono le tue capacità che ti qualificano (in particolare quelle vocali ahahha), chissenefrega colore / forma / dimensione della persona.
  • Io non mi preoccupo adesso per quello che forse succederà. Se e quando succederà ci penserò“. Ho sentito dire questo meraviglioso motto dalla Frau Karin ad un’altra vecchina che le chiedeva del marito zoppicante.
  • Una canzone del programma del concerto, parla di una coppia non sposata che fa scandalo vivendo in un “condominio rispettabile” e gli altri inquilini decidono di scrivere una lettera per farli andare via. Nella canzone, la coppia di fatto racconta dei vicini e della bassa moralità di ognuno. La direttrice del coro ha spiegato che dieci anni fa questa canzone è stata rimodernata per stare al passo coi tempi, in cui una coppia non sposata scandalo non è, e quindi sono stati posti come protagonisti una coppia gay. Nella nostra versione, del 2019, i protagonisti sono una coppia gay e non sposata, e ci siamo curati di trasferire al femminile tutti i cattivi personaggi del “condominio rispettabile”. Nessuno ha storto il naso, né nel pubblico (non giovane), né nel coro, nessuno ha fatto una piega.
  • Una coppia, lui basso e lei contralto, mi ha presentato con orgoglio la figlia nata, cresciuta e sposata a Warmbronn, la quale dopo due minuti mi ha raccontato i dettagli del suo secondo matrimonio avvenuto la settimana precedente. Dal primo matrimonio ha avuto un bambino disabile. E’ stata la prima persona a farmi la domanda “tuo marito è anche il padre dei tuoi figli?” Pensandoci, non è una domanda strana al giorno d’oggi.
  • Questo gruppo di anziani non disdegna di cantare in inglese, facendo un mare di errori ma non tirandosi indietro perché fatica a leggere le parole che si pronunciano diversamente. “Tanto è scritto piccolo“, mi ha detto la Frau Lisa, “non ci vedo anche se fossero in tedesco“.
  • Il coro è laico. Nel repertorio ci sono canzoni che fanno riferimento a Dio (qualcuna di Natale per esempio), ma nessuno cita mai la messa, il prete o la religione. Anche se, come normale, so che alcuni sono praticanti.

Saremo capaci noi, come questi anziani, di stare al passo coi tempi? Quanta gente conosco, ben più giovane dei miei amici vecchietti, ha davanti agli occhi un mondo anacronistico? (Nel dubbio che sia il coro a mantenere giovani di testa, io continuo.

 

Spring and change

It has been too much: in the first  4 months of year 2019, it has happened and still it’s happening too much  in our small village. What’s happening in the village, said a friend yesterday, with sad eyes. Life is happening, I answered.

To cut a long story short: we lost a friend and her child lost a mother. The very same day another small boy had an incredible accident and he is still in the hospital, we don’t know when and how he will be back. Four couples with children broke, just as spring started.

I know there isn’t anything strange in separations nowadays. For many, it is a change for the better. But when it happens to many families almost at the same time, with children at almost the same age, it makes me wonder.
Middle age crisis around the 40th years old birthday? The spring came so early this year, than stopped, now we are having our three days of summer, too early. Are the hormones going crazy? It’s very natural to start thinking about us, me and Him, are we going to separate someday? The only honest answer is that I don’t know. And that I will deal with it when and if it happens, just as any other problem.

A friend with a very practical mind told me that when two people have nothing more to say to each other, they marry, than they give birth to kids, then someday they find themselves again without things to talk about and that’s when they split. Nevertheless, I know some people who are not talkative as I am, some of them even don’t talk at all for many different reasons and they seem to have healthy relationships with partners or  friends.

I remember the woman who married us, she also insisted on talking as the base of a good relationship (“Oh noo!! The trouble is to have a little silence here!!” commented Him). 

In the end, I have no idea what’s happening. To be sure: life is short, talk fast.

 

When the Germans cry

When the Germans cry, the sky stays still and astonished. When the Germans cry, it’s because they can’t avoid it: they would if they could, and thus their tears are the most precious. When the Germans cry, the tears of this emigrant fall down at exact the same speed and it’s no surprise because any heart beats the same in front of death, no matter where it was at its very first beat. When the Germans cry, the athmosphere is warmer. When the Germans cry, there is nothing else to do than accept a shoulder to cry and embrace the moment. When the Germans cry, I’ll cry too. Thanks Birge, Sit tibi terra levis.

Quando i tedeschi piangono

Quando i tedeschi piangono il cielo rimane fermo a guardare, come oggi sotto questo strano sole che sembra prenderci in giro tutti con giornate che sanno di primavera e non di inverno. Quando i tedeschi piangono è proprio necessario, perché del dolore privato se possono, non ne parlano. Quando  i tedeschi piangono, le lacrime di noi emigrati scendono alla stessa velocità delle loro lacrime, perché di fronte alla morte i cuori battono con lo stesso rintocco sordo e ti rendi conto quanto siano stupidi quelli che pensano che cuori nati in posti diversi siano più o meno capaci di soffrire o di offrire una spalla su cui piangere. Quando i tedeschi piangono, è perché in un paesino ci si conosce tutti, e come in qualunque paesino di qualunque Stato, e soprattutto dell’Italia, il dolore di pochi è il dolore di una comunità. Quando i tedeschi piangono, è perché siamo figlie, siamo mamme e siamo amiche e la comprensione tra noi non passa dalla grammatica. Quando i tedeschi piangono, piango anche io.
Buon viaggio Birge.

 

Di lei al centro del Trio

“Secondo me ti prendono in giro con la maglietta di Garmadon, dicono che è da maschio.”
“No, perché i miei amici sono miei amici, non mi prendono in giro per una maglietta. E poi loro non hanno una maglietta uguale ai miei fratelli. Io sì.”.

Come è cominciata la discussione? La settimana scorsa Nana si è accorta, dopo almeno un mese dall’acquisto, che i due fratelli hanno un pigiama uguale di Llyod dei Ninjago e lei no.
“Non è giusto che i miei fratelli abbiano le cose uguali e io no.”

Inutile dire che se al momento dell’acquisto non fosse stata troppo concentrata sui leggins con le stelline, avremmo preso il pigiama di Lloyd anche a lei. Comunque siamo tornati da H&M, i pigiama di Lloyd erano finiti, i due boys hanno visto la maglietta a maniche lunghe del cattivo, Garmadon e subito lei ha detto di volerla uguale, l’abbiamo accontentata.

Stamattina se la sono messi tutti e tre. Lei era la più felice, orgogliosa e tronfia. Lei in mezzo tra due – di due anni più grande uno, di due anni più piccolo l’altro, non aveva mai espresso particolare senso di appartenenza al Trio, in un continuo pendolare tra un fratello e l’altro, oppure scacciando entrambi dai suoi giochi, per poi riprenderseli poco dopo.
Pur educando i figli senza pregiudizio e senza distinzioni, questo entra in casa spinto dall’esterno: ed è per questo che nonostante le discussioni tra loro siano quotidiane e a volte accese, esse sono importanti, perché confrontandosi non solo come fratelli ma come pari bambino-bambina si scoprono allo stesso livello e con le stesse potenzialità.

 

2019 ways to…

There will be 2019 ways to say I love you, I miss you, stop that, well done, be quiet, what the fuck, you idiot, my friend I’m here. And I will try all of them and take care to find the most effective and sweet ones.

I will wait 2019 seconds before screaming, and I hope to count 2019 minutes before loosing temper. I will buy 2019 packs of patience and I will be happy to loose those little tiny 5 kg.

They say there are 2019 ways to cook pasta, but I’ll stick to the few ones I know and before experimenting I’ll check the expiry date of all ingredients. That’s a promise.

There will be some days when our three will be loud like 2019 children in a indoor playground. But I’ll remember that I normally like children, and I’d rather have 2019 children in our three rooms than one single boring adult.

My goal is to write 2019 articles, for work and for myself, and to be inspired even by the most harsch building material and the most asettic boat.

I’ll learn some other music, let’s say I’ll try to reach 2019 songs but I already know it will take much more than a year, even a fantastic one.

Merry Christmas my friends, and a happy, vivacious and funny new year.

 

Let’s Fantasy like a teenager

As a teenager I loved the old books of my hometown public library. There was a fantasy trilogy, The Fionavar Tapestry, that amazed me being something I thought to be enough underground and unknown to be really cool. It was actually a good story, for a 16 years old teenager at least, I lend the books to my friend Laura and by the time we both had finished the book n.2 of the trilogy we discovered that the public library only had two out of three books and there wasn’t the final chapter in any other library of the same group. Two teens with a broken heart. I was 25 when I finally found on Ebay the full pack of the The Fionavar Tapestry in English and I made a gift of it for my boyfriend: it still was something enough underground and unknown to be cool.

I recently felt like a teenager again when a friend warmly advised to read a new, underground and unknown series of books The Malazan Book of the Fallen. I had never heard about it, my husband hadn’t, some fantasy maniac friends were as clueless as I was. I don’t take for granted anymore that “underground and unknown” mean cool, and I believe that some books remain unknown for the better. Anyway, I decided to try and here’s a few notes about the first book, The Gardens of the Moon.

The story is chaotic. One side of me would just say to that friend “you are crazy, this is incomprehensible rubbish“. Many characters move into this world, too many people to remember and they just say things and act without a background. What’s more, for the first half of the book I was pushed up and down without a map,  where are the different cities and what is their history is something the author does not care to explain, you will have to accept the story as it is. I undestrand now, why that friend told me that he has to read again those books every few years: there is no way to understand the many shapes and nuances of this story within a first reading.
I would have stopped then, but somehow the book managed to keep me focused and intrigued, I wanted to know what would happen in the end and if all those people would meet somewhere. Some do, some don’t, some stories find an end, some stories don’t and I finished today the last chapter longing for the next book. It is a story of chaos but it’s well written because despite being bone-tired, I would stay awake to read a few pages more.

No one will ever convince me that The Malazan Book of the Fallen is a match to the immortal JRR Tolkien, it has actually nothing to do with the Middle Earth, being on another – sadly lower – level. But being open-minded, I advise my friends to have a go, risk and feel like a literature-adventouros teenager again.

To my friend Laura, I assure you that this time we will know how it ends… even if there are ten books of this serie!

Uno di Dicembre, mamma come son…

“Uno di Dicembre, mamma come sono contento…” così cantano i Sulutumana. Non ti dico che gioia. Che sarebbe cominciato col piede sbagliato me ne ero già accorta l’ultima settimana di novembre, quando si cominciava a sentire l’odore di Avvento: non il solito aroma di arancia e cannella o il piacevole speziato del Glühwein, ma l’odore di terra bruciata sul campo di battaglia dove 20 madri si sono scannate cercando di organizzare gli eventi natalizi della classe 1B.

Tutto è partito con Apfel Nuss e Mandelkern, sabato 1 dicembre, il mercatino natalizio di Warmbronn.
A mia discolpa, con tre figli – due nella stessa struttura  kindergarten e nido, uno che frequenta scuola e Hort pomeridiano, finire in overload è un attimo.
Per il Kindergarten ho partecipato: una lunghissima sera di creazione di ghirlande natalizie e un turno di un’ora di vendita allo stand durante il mercatino, dalle 18 alle 19.
Per l’Hort ho partecipato: ho preparato una porzione di impasto dei waffel come da ricetta distribuita e un’ora di vendita dei waffel allo stand durante il mercatino, dalle 19 alle 20. L’impasto dei waffel è venuto tremendo.
Per la scuola ho partecipato, sì, ma qui sono riusciti a esaurire la mia pazienza, la mia voglia e il mio entusiasmo natalizio, prima ancora dell’inizio del mese. Un turno allo stand era fuori discussione perché alla “nostra” classe è stata assegnata la finestra temporale in cui io ero già agli altri due stand, che si sono organizzati prima. Mi ero iscritta per offrire gli ingredienti per fare le pizze: non dovevo farle io, solo comprare gli ingredienti. Facile, no? Invece, una tizia neanche tanto simpatica mi ha chiesto se poteva lei comprare gli ingredienti e io avrei fatto un Fruchtebrot come da ricetta distribuita e per non minare i rapporti diplomatici stranieri-tedeschi, ho detto di sì. Mai più. Una fatica indecente per trovare gli ingredienti, la caccia al tesoro per le tre formine dove mettere i tre stramaledetti pani, una notte col frigorifero puzzolente per fare riposare l’odioso “pre-impasto”. Giovedì pomeriggio, due giorni prima del mercatino, arriva la comunicazione di un cambio di ricetta, ma a quel punto ero già avviata con ricetta 1. Poi ho scoperto che quasi tutti gli sfigati del Fruchtebrot hanno avuto le stesse difficoltà e lo stesso animo avvelenato. L’anno prossimo il Fruchtebrot lo compro da Aldi, sappiatelo.
Insomma, il sabato fatidico è arrivato e 3 bambini su 3 si sono ammalati, quindi mi sono ritrovata al mercatino, prima a portare tutte le mie offerte e poi a fare turni su due stand, da sola e con l’umore nerissimo.

Il 6 dicembre è arrivato il Nikolaus. Mi chiedo sempre perché loro santità magiche possono dare incombenze in outsourcing e io invece no. Quindi  regali, calze piene, cioccolatini a cura della sottoscritta – ma onore e gloria al Nikolaus.

11 dicembre, cori e canti al Kindergarten, a partire dalle 15.30, con l’Herr PincoPallino, quello che dopo 4 anni non ricordo ancora come si chiama.

13 dicembre, concerto del coro Minicrocs per i Senioren (leggi: i vecchi). Ho ritirato Nana e Nanetto e un amico di Nana un’ora prima del solito, Nano ci ha raggiunto direttamente sul luogo del concerto che a quel punto era finito, e mi sono portata a casa tutti per l’after party.

18 dicembre festa di Natale della classe 1B, argomento su cui ci si è scannati nelle settimane passate. Mi chiedo se certe madri non abbiano niente da fare tutto il giorno e se abbiano piacere a inventarsi 101 modi di rompere le balle al prossimo. Non si festeggia già abbastanza, avevamo proprio bisogno di un’altra festa di Natale?
Lui ha pensato bene di andare in viaggio di lavoro e lo invidio molto.
Domani quindi: do un passaggio in macchina ad amica+figlia e le porto con me a ritirare Nana e Nanetto al Kindergarten mezz’ora prima del solito, così da essere alle 15.30 a scuola per la festa. Finita la festa, porto direttamente Nano a calcio e dopo avere mollato lui, riporto le due ospiti a casa in auto, al che torno in palestra a riprendermi il calciatore.
Nota di costume: qualche giorno fa, una delle organizzatrici ha chiesto se qualcuno suona la chitarra ed è disponibile ad accompagnare le canzoni. Sono arrivata a minacciare le conoscenti e per fortuna tutte hanno taciuto, non suonerò nulla ma pago il silenzio sotto forma di salame di cioccolato da mangiare alla festa.

19 dicembre c’è la festa di Natale del nido e, ad appena mezz’ora di distanza, la festa di Natale del coro Minicrocs. Il piano è il seguente: in auto ritiro Nano al Hort, alle 15.30 siamo al nido per la festa, Nana viene ritirata dalla mamma di una amica e portata al coro, alle 16.30 molliamo la festa del nido e corriamo alla festa del coro, perché i genitori devono partecipare solo all’ultima mezz’ora.

20 dicembre, vendita di Muffin a scuola. Sì, perché la scuola propone un giorno “dei Muffin” e un giorno “Colazione sana” al mese, secondo un calendario che indica quale classe deve occuparsi dell’organizzazione. Se per la “Colazione sana” capisco l’intento di una buona educazione alimentare, in più i bambini si impegnano loro stessi nella preparazione e taglio della frutta, della verdura e delle fette di pane spalmate di formaggino, per il giorno dei Muffin mi sfugge l’aspetto didattico. I bambini non fanno i Muffin, non li vendono, devono solo essere dotati di monetina per comprarli. Boh. Comunque, potevo anche farmi i cavoli miei, invece di offrirmi per vendere Muffin a una intera scuola elementare.

Domenica 23 arrivano nonni, zio, suocero ed è tutta in discesa fino a San Silvestro.

Buon Natale quindi, e buon anno.
Propositi per l’anno nuovo? Mi sembra evidente: impegnarsi meno.